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03 ottobre 2022

Cronaca

Terrorismo, 50mila euro a jihadisti: un arresto a Bologna

Ai domiciliari un 52enne di origini bosniache. L'uomo legato a un Imam reclutatore di miliziani in Italia

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Terrorismo, 50mila euro a jihadisti: un arresto a Bologna

ITALIA - Oltre 50mila euro trasferiti a cellule jihadiste. Per questo un 52enne di origine bosniaca e residente a Bologna è stato posto agli arresti domiciliari con applicazione del dispositivo elettronico di controllo a distanza. L'uomo è ritenuto responsabile di aver effettuato, personalmente e mediate terzi ignari delle finalità perseguite, numerosi trasferimenti di denaro in favore di esponenti di cellule terroristiche e destinati in tutto o in parte alla definizione di condotte con finalità di terrorismo. L'indagine che ha portato all'arresto è stata condotta dal Raggruppamento Operativo Speciale del Carabinieri (Ros), e coordinata dalla Procura di Bologna - Dipartimento Antiterrorismo.

 

CHI E' L'ARRESTATO - L'indagine è iniziata nei primi mesi del 2020 nell'ambito del constante monitoraggio che il Ros compie da anni dei circuiti radicali di matrice jihadista, anche di quelli riconducibili all'area balcanica occidentale che si caratterizza per il rinnovato attivismo espresso dalla sua diaspora in Europa. In questo ambito è stato quindi individuato l'arrestato, bosniaco regolare sul territorio italiano, artigiano e titolare di un'impresa individuale operativa nel settore edile, caratterizzato da un profilo ideologico-confessionale aderente ad una visione radicale ed estremista dell'Islam. Da un approfondimento il Ros ha accertato l'esistenza di preesistenti contatti tra il bosniaco e un Imam, anch'esso di origine balcanica, già noto per essere destinatario di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa il 16 marzo 2016 dall'uffici del Gip del Tribunale di Venezia e scaturita da un'altra indagine condotta sempre dal Ros. Il provvedimento di cattura non venne eseguito in quanto l'Imam era stato arrestato in Bosnia ed Erzegovina e condannato a sette anni di reclusione per incitamento pubblico ad attività terroristiche e reclutamento. In particolare nell'inchiesta è stato accertato che l'Imam, nel corso del 2014 aveva organizzato un 'tour di preghiera' nel nord d'Italia, con la finalità ultima di reclutare miliziani votati al 'jihad armato' da inviare a combattere in Siria e Iraq nelle file dello Stato Islamico in quel periodo all'acme della sua potenza bellica.

 



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