28 settembre 2021

Nord-Est

Tentavano di raggungere l'Italia dal 2017: scoperti martedì sera

I tre ragazzi magrebini erano nascosti in un camion partito da Sarajevo

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foto d'archivio

PORDENONE - Nella serata di ieri, martedì 3 agosto, intorno alle ore 21.00, segnalazione alla Sala Operativa della Questura di Pordenone da parte di un autotrasportatore bosniaco, che, appena giunto alla dogana della zona Interporto, aveva udito dei rumori provenire dall’interno del container del suo mezzo pesante.
Sul posto sono accorsi due Volanti che, cautelativamente, hanno richiesto l'intervento anche di una unità del 118, per le eventuali cure del caso alle persone rinchiuse nel container.
Si è provveduto, così, unitamente a personale della dogana, ad aprire il cassone del mezzo pesante ed una volta rimossi i sigilli, all’interno sono stati trovati tre ragazzi, privi di documenti di riconoscimento.
Gli stessi sono stati visitati da personale sanitario, che ne hanno riscontrato le buone condizioni di salute. Gli Agenti della Volante li hanno poi identificati: sono tre ragazzi marocchini rispettivamente di 26, 22 e 20 anni.

Sul posto anche pattuglie della Squadra Mobile e del Gabinetto Provinciale Polizia Scientifica i quali hanno accertatro come il mezzo pesante fosse partito martedì 3 agosto da Sarajevo, con apposizione dei sigilli da Agenti di quell’Ufficio Doganale, che avevano effettuato le verifiche e i controlli sulla merce trasportata, risultata essere materiale edile destinato ad un’impresa di San Vito al Tagliamento (PN).

I poliziotti hanno dunque assunto informazioni anche dai tre giovani maghrebini, i quali hanno spiegato che dal 2017 avevano tentato di raggiungere l’Italia attraverso la “rotta balcanica” dalla Turchia, venendo più volte respinti sia al confine turco che al confine croato, sino alla notte tra lunedì e martedì scorso quando sono riusciti a salire, di nascosto, nel container trasportato dal mezzo pesante, giungendo così a Pordenone.
Al termine delle attività, i tre cittadini marocchini hanno manifestato agli Agenti la volontà di essere richiedenti asilo e quindi affidati a personale della Croce Rossa italiana, con collocamento presso idonea struttura.

 



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