23 ottobre 2021

Lavoro

TENSIONE NELLE AZIENDE PER GREEN PASS E AUMENTO DEI COSTI

Le micro e piccole imprese sono le più colpite da questo intreccio

| Claudio Bottos |

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| Claudio Bottos |

Green Pass nei luoghi di lavoro

LAVORO - Il Dpcm del 12.10.2021, riporta misure per la verifica quotidiana del Green Pass nei luoghi di lavoro a partire dal 15 ottobre 2021, giorno in cui scatterà l’obbligo. A parte i tempi stretti con cui è stato emanato, solo tre giorni prima dell’obbligo, il decreto mette in difficoltà molte aziende, soprattutto le micro e piccole aziende, oltre a quelle che hanno processi produttivi a ciclo continuo come ad esempio quelle che utilizzano impianti e/o macchinari che funzionano 24 ore su 24.

Alcuni esempi fanno capire le difficoltà reali in cui sono messi molti imprenditori. Primo caso: un’azienda con cinque dipendenti si trova ad avere due dipendenti non vaccinati. Se l’imprenditore li lascia fuori, pur senza stipendio, ha un danno enorme per il suo processo produttivo, in quanto gli viene a mancare ben il 40% della forza lavoro. Cosa ha dovuto fare? Ha dovuto accollarsi il costo dei tamponi per poter mantenere la forza produttiva a pieno, e quindi aumentare i suoi costi di gestione. Secondo caso: un’azienda con settanta dipendenti di cui sei non vaccinati e, che non si vogliono vaccinare. Tre di questi ricoprono funzioni importanti in azienda perché si tratta di persone che lavorano in un ruolo strategico per l’impresa essendo a contatto con i clienti. Una soluzione per l’azienda sarebbe quella di metterli in lavoro agile (smart working) ma, in base al Dpcm, non potrebbero essere messi al lavoro agile se sprovvisti di Green Pass, in quanto il governo ha chiarito che il lavoro agile non può essere usato come strumento per eludere il Green Pass. Anche in questo caso due dipendenti hanno chiesto il rimborso del tampone per andare a lavorare in presenza e, suo malgrado, l’imprenditore ha dovuto dire sì, per non rimanere senza queste due importanti risorse.


Personalmente rispetto tutte le idee e i diversi modi di pensare, anche se trovo incomprensibile la scelta di non volersi vaccinare. I numeri stanno dicendo che il vaccino sta salvando vite umane e l’economia del paese. Illuminate un’intervista al primario della rianimazione dell’ospedale di Treviso, nella quale dichiara che il 99% dei pazienti ricoverati in terapia intensiva non è vaccinato. Vero è che il rendere obbligatorio il certificato verde sta portando molti non vaccinati a vaccinarsi, alcuni per non restare senza stipendio e alcuni perché, forse, si sono resi conto che il vaccino protegge loro stessi e i colleghi di lavoro. Di fatto questa situazione sta mettendo in difficoltà molte aziende, sia sotto il profilo operativo e organizzativo sia sotto quello economico con incremento dei costi, se si accollano i tamponi dei dipendenti non vaccinati e/o per cali di produzione dovuti alla mancanza di addetti in certe lavorazioni perché allontanati non avendo il Green Pass.


Altro elemento che sta mettendo in forte difficoltà tante imprese è quello relativo all’aumento dei prezzi dei prodotti energetici, gas e petrolio in primis, e di molte materie prime. Non si trovano componenti elettronici, tanto che Apple ha annunciato una diminuzione della produzione degli iphone-13. Tante materie prime e prodotti agricoli sono aumentati e continuano ad aumentare come già segnalato a luglio in questo mio articolo. Il problema di questi aumenti riguarda sia le aziende, che si trovano costrette a rallentare la produzione per mancanza di materie prime o componenti e, a trasferire sui prodotti finiti questo innalzamento dei costi. Gli aumenti solitamente sono trasferiti lungo tutta la filiera produttiva/distributiva fino al negozio e, per effetto dell’inflazione, costringeranno i consumatori a rivedere le politiche di spesa. Se una parte dello stipendio dovrà andare a copertura dell’aumento dei prezzi di prodotti indispensabili quali l’energia per la casa, i carburanti per l’auto, la spesa alimentare, ecc., sarà inevitabile un taglio ad altri beni e servizi quali ad esempio l’abbigliamento, le cene al ristorante, le pizze, il cinema, ecc. Proprio oggi è uscito un dato che riguarda l’indice dei prezzi alla produzione in Cina che è cresciuto del 10.7% rispetto al 2020, il massimo da 26 anni. Recenti dati riguardano anche l’America latina, l’Europa e gli Stati Uniti dove l’inflazione è in forte crescita. Staremo a vedere, certo è che oggi, molti sono i grattacapi degli imprenditori, grandi o piccoli che siano, e speriamo che questo aumento dell’inflazione sia un effetto transitorio dovuto all’uscita dalla pandemia da parte dell’economia globale, altrimenti saranno guai per tutti.         

 

di Claudio Bottos (Consulente del lavoro e di direzione strategica aziendale)

 

 

 

 


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