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22 giugno 2024

Vittorio Veneto

Teatro Da Ponte, Rinascita Civica: “Perché fondazione Cassamarca vuole scaricare Vittorio Veneto?”

Lettera aperta del gruppo a sindaco e consiglieri comunali

| Claudia Borsoi |

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| Claudia Borsoi |

Teatro Da Ponte

VITTORIO VENETO – Due i quesiti - “perché a Treviso quattro sale per attività di spettacolo e zero fuori città?” e “perché ci vogliono scaricare?” – che in queste ore il gruppo Rinascita Civica-Partecipare Vittorio pone in una lettera aperta indirizzata al sindaco Antonio Miatto e ai consiglieri comunali di Vittorio Veneto. Al centro il teatro “Da Ponte”, vendita-acquisizione che da oltre un anno vede aperto il dialogo e le trattative tra fondazione Cassamarca, proprietaria dell’immobile serravallese, e il comune di Vittorio Veneto.

 

“In seguito alla visita svolta al teatro Da Ponte da alcuni consiglieri comunali vogliamo esprimere alcune considerazioni che riguardano l’aspetto della proprietà del teatro. Un punto di vista finora ignorato nel dibattito sull’opportunità dell’acquisto dell’immobile – si legge nella lettera firmata da Enrico Padoan, Gianluca Piccin ed Alessandro Mognol (già assessore durante l’amministrazione Tonon) per il gruppo Rinascita Civica-Partecipare Vittorio -. Tra i tanti immobili di proprietà di Fondazione Cassamarca ci sono l’auditorium dell’Appiani, il Teatro delle Voci, la chiesa auditorium di Santa Croce e il teatro Eden. Tutti e quattro nella città di Treviso. Ci sarebbe anche il teatro Da Ponte di Vittorio Veneto, ma già è stato tolto dall’elenco delle loro proprietà immobiliari. Forse lo considerano già venduto”.

 

Vendita che come si ricorderà ha registrato, ad aprile, uno stallo, prima dovuto all’aumento della spesa per le casse comunali, visto che è da versare anche l’iva al 22% sui 2,5 milioni di euro pattuiti, poi per l’agibilità solo parziale che ha il teatro serravallese, questione urbanistica che va sanata prima di poter vendere-acquistare (se ne parlerà venerdì in consiglio con l’interrogazione della consigliera Mirella Balliana).

 

“La domanda che sorge spontanea è la seguente: perché a Treviso 4 sale per attività di spettacolo e zero fuori città? – si chiedono i firmatari della lettera -. La Cassa di Risparmio della Marca Trevigiana, poi trasformata in Fondazione, ha le sue radici in tutto il territorio della provincia. Tutte le comunità di questo territorio hanno contribuito alla crescita e al benessere di questo istituto. La Cassa di Risparmio – ricordano - era anche la continuazione dei Monti di Pietà di Asolo, di Castelfranco e di Vittorio Veneto. Lo afferma la Fondazione con orgoglio tracciando la sua storia. Allora è giusto scaricare le periferie e garantire solo le istituzioni della città di Treviso? Non è nelle sue finalità contribuire allo sviluppo dell’intero proprio territorio?”.

 

“Leggiamo che la Fondazione persegue esclusivamente scopi di utilità sociale e di promozione dello sviluppo economico preminentemente nei settori della ricerca scientifica, dell’istruzione, dell’arte, della sanità, della conservazione e valorizzazione dei beni culturali e ambientali, delle attività culturali in Italia e all’estero, di beneficenza e di tutela delle categorie sociali più deboli, di contributo allo sviluppo sociale del proprio territorio di origine. I vittoriesi si chiedono: perché ci vogliono scaricare?” l’interrogativo finale.

 



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Claudia Borsoi

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