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02 dicembre 2022

Treviso

"La strage di morti sul lavoro deve far inorridire tutti"

Mauro Visentin, segretario della Cgil della Marca, traccia una panoramica sul mondo del lavoro alla vigilia del 1° maggio

| Roberto Grigoletto |

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| Roberto Grigoletto |

TREVISO - “Domenica vogliamo tornare in piazza a festeggiare, a celebrare la Festa dei Lavoratori e delle lavoratrici guardandoci negli occhi e stando vicini, finalmente. Sarà un momento per fare un bilancio della lunga esperienza della pandemia, che con sé porta grandi sacrifici e gravi perdite, che ha messo in luce i tanti aspetti di debolezza di alcuni settori e le fragilità del sistema nel suo complesso, ma che, guardando il bicchiere mezzo pieno, ha fatto capire che senso di responsabilità e solidarietà reciproca sono principi che non possono venire meno nella nostra società come nel mondo del lavoro”.

Mauro Visentin, segretario della Cgil della Marca, non si dimenticherà certo, nella Festa del lavoro, di chi nei due anni passati e tuttora, si è preso cura, professionalmente parlando, di chi ha patito il Covid: “Un ringraziamento ancora va fatto ai tanti che con grande abnegazione e senso del dovere hanno dato tutto l’impegno possibile sul fronte sanitario e non solo”.

Oggi ci mancava solo la guerra…

Oggi ci troviamo in un contesto ancora una volta di ombre: le nubi della guerra si addensano e il pericolo che il conflitto in Ucraina si faccia totale e ci coinvolga direttamente è fonte di grande, grandissima preoccupazione. Come in queste settimane anche domenica da piazza Borsa la voce dei trevigiani, la voce del lavoro invocherà la pace, nell’auspicio che la diplomazia internazionale e la solidarietà tra le nazioni conducano ad abbassare le armi e al dialogo tra i popoli.

Quali le ricadute del conflitto in Ucraina sul nostro territorio?

Il conflitto alle porte d’Europa sta già producendo esiti negativi in termini di approvvigionamenti di materie prime, di rotte commerciali nonché di blocco dei mercati di vendita. Sotto gli occhi di tutti poi ci sono i rincari legati alle forniture energetiche. Non ancora, fortunatamente, si registrano danni a livello finanziario. Anche in questo caso dobbiamo aprire una riflessione nel come porci, quale sistema economico adottare nel mondo globalizzato e iperconnesso. Da un lato sono innegabili i vantaggi della globalizzazione, dall’altro ci espone a forti rischi che dobbiamo saper affrontare rafforzando il grado di autonomia e competitività, investendo in tecnologie e in professionalità.

Nella Marca come stiamo? Cosa rileva dal suo osservatorio?

La piaga della pandemia ha messo in sofferenza interi comparti come ne ha fatti espandere altri. I dati ci dicono che non soffriamo di disoccupazione piuttosto di precarizzazione del lavoro, un male affatto nuovo che però si è inasprito in questi ultimi anni. La forbice sociale ed economica si divarica sempre più, la ricchezza si è ancor più concentrata nelle mani di pochi - e i volumi di affari di alcune realtà importanti del territorio lo confermano - ma di pari passo non si è stati propensi a investire su professionalità, formazione, innovazione. Per una parte poi, anche se marginale, di lavoratori espulsi dal mercato del lavoro abbiamo la necessità di identificare percorsi di riqualificazione e inserimento

Cosa c’è da fare subito e di diverso?

Abbiamo più che mai la necessità di ritrovare, di rilanciare, un sistema pubblico efficiente, dalla Sanità all’istruzione, attraverso investimenti importanti in termini di impiego lavorativo e ammodernamento. Allo stesso modo abbiamo bisogno che il nostro mondo produttivo rifletta sulle falle di sistema messe in luce dalla pandemia e torni anch’esso a promuovere una buona occupazione, fatta di stabilità contrattuale e reddituale. A fronte della crisi energetica e del caro vita, siano le aziende a dare risposta attraverso gli accordi integrativi e il welfare nel ridistribuire la ricchezza, per fare da volano ai consumi interni e di crescita. Se non sarà così il nostro mondo produttivo faticherà sempre più per diversi aspetti, da quello del reperimento del personale a quello della competitività, la capacità di stare sul mercato.

Denatalità e anzianità sono le facce della stessa medaglia? Qualcuno se ne sta occupando?

Il problema della denatalità e il tema della natalità vanno affrontati subito. Partire da qui per rimettere in moto il sistema del welfare pubblico a sostegno delle famiglie, agire sui salari e valorizzare le competenze delle giovani generazioni e delle lavoratrici donne. La nostra popolazione attiva, coloro che lavorano, diminuisce sempre più in proporzione a quella anziana. Questa tendenza dev’essere invertita, anche ragionando sui flussi migratori con un diverso approccio e percezione alla questione. Tali punti sono appannaggio sì del Governo centrale ma riguardano le istituzioni a tutti i livelli, dalla Regione del Veneto ai Comuni della nostra provincia. Serve ancora una volta abbattere i campanilismi e progettare insieme nuove politiche sociali.

Altro binomio: diritti e sicurezza

I diritti, sia nel mondo del lavoro sia quelli civili, vanno ampliati. Una società che guarda al progresso è una società che non esclude nessuno e offre a tutti opportunità di realizzazione personale e lavorativa. Donne e madri lavoratrici impossibilitate a conciliare tempi di vita e di lavoro, giovani precari sottopagati e ai quali viene negata la possibilità di costruirsi un futuro, coppie che rinunciano ad avere figli, anziani soli, persone discriminate per condizioni di fragilità o per orientamento sessuale. Dai luoghi di lavoro o alle nostre comunità, tutelare e rafforzare i diritti di ciascuno significa dare risposte a tutti, perché i problemi dell’uno sono quelli dell’altro e viceversa. E uno dei diritti da tutelare è quello alla salute che per quanto concerne l’azione sindacale in ambito lavorativo, riguarda la sicurezza nel lavoro. La strage di morti sul lavoro deve far inorridire tutti e CGIL, CISL e UIL sono ormai da tempo impegnate su questo fronte azienda per azienda, in ogni sede istituzionale e di rappresentanza datoriale perché questo sacrificio di vite cessi. Ma siamo ancora troppo poco ascoltati e molto c’è da fare.

Il mondo del lavoro, invece, ma soprattutto i lavoratori: sono cambiati dopo la pandemia?

Credo che la pandemia sia stata per tutti noi, nelle nostre case e nei luoghi di lavoro, un crash test che ci ha messi duramente alla prova. Una prova che ritengo, sebbene ne riportiamo le ferite, abbiamo superato insieme, come società. E abbiamo visto e vissuto che proprio dove la solidarietà è stata piena, anche tra lavoratori e imprenditori, le cose sono andate meglio per tutti. Se questo sia diventato anche un insegnamento a essere meno individualisti e ad agire per il bene comune, questo non so dirlo. Forse lo capiremo fra qualche anno. Sicuramente i brutali e vili attacchi che come CGIL e come Sindacati abbiamo ricevuto, da Roma fino anche alle nostre sedi nel territorio, hanno avuto per effetto una grande e sentita risposta collettiva, forte e decisa nel rimandare al mittente le provocazioni di una violenta minoranza che mira solo alla divisione dei lavoratori.

Come invita a vivere oggi la Festa del lavoro il segretario provinciale della Cgil?

Viverlo pienamente dopo due anni. Senza abbassare la guardia dai rischi che stiamo ancora vivendo perché la nostra salute e quella di chi ci sta acconto va salvaguardata con quelle che ormai abbiamo imparato a essere piccole ma necessarie misure di prevenzione. Viverlo in piazza per celebrare il lavoro e in famiglia per festeggiare con chi amiamo. Viverlo con la speranza e la pace nel cuore e con la consapevolezza che ognuno di noi conta moltissimo ed è per questo che per vincere ogni battaglia serve il contributo di tutti e di tutte.

 


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