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22 gennaio 2022

Treviso

Storie di vaccini, effetti collaterali, febbre a 40 e voglia di emigrare in Scandinavia

EDITORIALE - La mia esperienza vaccinale e qualche considerazione personale su questo evento di massa

| Ingrid Feltrin Jefwa |

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| Ingrid Feltrin Jefwa |

Storie di vaccini, effetti collaterali, febbre a 40 e voglia di emigrare in Scandinavia

EDITORIALE - Vaccinarsi non è come andare a fare shopping e non puoi rivolgerti al “commesso” dicendo: “Oggi avrei voglia di un Pfizer, il Moderna non mi convince e visto che c’è mi dia anche un chilo di AstraZeneca”. Così quando lo scorso 13 marzo ho ricevuto un messaggio WhatsApp dall’Ulss in cui si leggeva che per non sprecare le dose vaccinali (viste le tante defezioni del personale scolastico) veniva data la possibilità anche ai giornalisti di presentarsi immediatamente al punto vaccinale più vicino, per l’inoculazione, non ho esitato.

Si, lo ammetto la cosa mi aveva messa un po’ in apprensione giacché sapevo che un collega con patologie analoghe alle mie aveva ottenuto di fare un vaccino diverso dall’AstraZeneca. Così pur se persuasa a presentarmi ho voluto anche fare un paio di telefonate: una al numero Ulss preposto per avere lumi e quindi al mio medico di famiglia, per capire se la mia decisione di cogliere quest’opportunità fosse sensata o meno.

Rassicurata sono quindi andata al vax point più vicino a casa scoprendo, al mio arrivo, che il messaggino era analogamente arrivato a tutti i dipendenti comunali della provincia. Inevitabilmente l’attesa è stata considerevole, oltre tre ore per la precisione. La calca era a dir poco sconcertante e inevitabilmente in molti abbiamo pensato che sarebbe bastato un solo asintomatico in mezzo a noi per contagiare centinaia di persone in breve tempo.

Devo dirlo, malgrado la cordialità e la cortesia, il personale sembrava letteralmente mandato allo sbaraglio. Si percepiva che ciascuno faceva del proprio meglio ma la mancanza di una regia che desse precise disposizioni era palese: questa è una di quelle situazioni in cui la buona volontà conta poco se non c’è un adeguata macchina organizzativa. Ad ogni modo, a tarda sera sono riuscita a rincasare soddisfatta di aver fatto la mia prima dose vaccinale.

Intanto nei social, la notizia che ai giornalisti era stata data quest’opportunità, aveva scatenato non poche polemiche. Che dire, onestamente ho agito in coscienza: ho famigliari anziani, altri asmatici e francamente, a prescindere dal mio stato di salute, ho pensato a loro ed alla pressante esigenza di tutelarli dato che talvolta il mio lavoro mi porta ad avere contatti con persone estranee. Ciò non toglie che pure io mi sia interrogata sulle ragioni di questa opportunità data solo ai giornalisti della provincia di Treviso.

Rincasata, stavo benissimo e me ne sono pure compiaciuta. Ma è durato poco! Nel cuore della notte mi sono svegliata e guardando mio marito gli ho detto: “Non mi sento tanto bene”. In realtà avevo già 40 di febbre e oltre ad avere dolori diffusi alle articolazioni, mi pervadeva un forte senso di vertigine, di nausea e un mal di testa formidabile. Insomma, il vaccino mi aveva messa letteralmente ko e la cosa è andata avanti per giorni. Mi ci sono volute due settimane per tornare ad una condizione fisica accettabile.

Certo non è stato piacevole ma non ho alcun ripensamento sulla validità della vaccinazione. Chi come me ha sperimentato la prolungata permanenza in un paese in via di sviluppo, non ha dubbi sull’opportunità di ricorrere ai presidi sanitari. Quando vivevo in Africa ho visto persone molto più giovani di me colpite dalla poliomielite o da patologie per le quali nei paesi economicamente più floridi da lungo tempo si praticano campagne vaccinali. Sono persuasa che i vaccini siano utili e importanti, così come sono consapevole che i vaccini Covid siano un caso unico nella storia delle medicina, viste le tempistiche che solitamente richiederebbe la produzione di un farmaco di questo tipo.

Ciò detto all’indomani della mia reazione collaterale, un collega che gentilmente mi aveva scritto per informarsi sulle mie condizioni di salute mi ha dato la notizia che Finlandia, Svezia Norvegia e Danimarca avevano sospeso il vaccino AstraZeneca. Beh, difficile esprimere il mio stato d’animo visto che mentre leggevo il messaggio ero a letto con 40 di febbre e in preda a un campionario di effetti collaterali tali da fami pensare di aver fatto l’en plein. Ammetto che per una frazione di secondo ho desiderato emigrare in Scandinavia ma probabilmente si è trattato di una suggestione passeggera, dettata anche dal fatto che il mio nome mi avrebbe introdotta senza difficoltà in quei luoghi esotici.

Tornata in carreggiata, sulla questione vaccinale ho cercato di documentarmi maggiormente e pur sapendo che Pfizer-BioNTech e Moderna sono vaccini a mRNA, mentre il vaccino Vaxzevria (ex AstraZeneca) è un vaccino a vettore virale mi sono fatta l’idea che a decretare o meno il successo di un vaccino ci siano anche importanti questioni economiche. Va da sé che il vaccino più economico, rappresenta per la concorrenza una seria minaccia, con tutto ciò che ne consegue.

Una circostanza non trascurabile visto che in realtà tutti danno effetti collaterali, come ci hanno confermato molte testimonianze pervenuteci dai lettori. Ci sono stati sanitari che dopo il Pfizer hanno avuto sintomi tali da richiedere un ricovero ospedaliero e altri che con il Moderna alla seconda dose hanno patito le pene dell’inferno.

Quanto ai casi di mortalità, solo recentemente stanno emergendo rischi, già resi noti per AstraZeneca, anche per altre marche che sembravano esenti da queste eventualità. Perciò viene da pensare che un vaccino senza possibili conseguenze sia davvero difficile da trovare. Va inoltre detto che la somministrazione in massa di una farmaco ad intere popolazioni di milioni d’individui non può non dare luogo a casi particolari e soprattutto non ha precedenti, con le incognite che questo riserva.

Fermo restando che siamo in democrazia e ciascuno è libero di pensare ciò che più gli aggrada; personalmente mi sono fata persuasa che dinnanzi ad una pandemia che ad oggi ha UFFICIALMENTE infettato oltre 140milioni di persone, provocando la morte di oltre 3 milioni d’individui (sempre ufficialmente), il decesso di alcune persone per il vaccino pur se drammatico non sostenga un raffronto. Inoltre, e di questo non ho alcun dubbio, un conto sono i dati ufficiali mentre la realtà è cosa assai diversa.

Chi è in grado di conoscere l’esatta diffusione del virus nei paesi del Terzo Mondo dove mancano i più elementari presidi sanitari? Quanti possono stimare il numero di vittime in terre dove la vita umana ha scarso valore e la morte è un’eventualità a cui ci si rassegna senza tante domande? In realtà del Covid sappiamo ancora troppo poco e forse determinati aspetti non li conosceremo mai. A ciascuno di noi non resta che fare del proprio meglio con ciò che ha a disposizione, per tutelare i propri cari e mettersi al riparo.

I più sinceri auguri a tutti di tanta salute!

 


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