12 maggio 2021

Treviso

Storie di DaD "Rallegrare" i bambini e catturarne l'attenzione: le elementari a casa

La maestra Maria Possamai insegna alla primaria di Follina: "In questa chiusura forzata i bambini ci confidano di essere tristi. Per questo dobbiamo farli sentire al centro dell'attenzione"

| Roberto Grigoletto |

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| Roberto Grigoletto |

Storie di DaD

TREVISO - La DaD più difficile è quella che nelle due ultime settimane si è tornata a fare alle elementari. Bambini tra i sei e i dieci anni incollati davanti uno schermo a seguire, immaginando di essere in aula, lezioni di tutto un po’. Connessione (di casa e a scuola), computer, smartworking dei genitori permettendo. Non da meno la fatica per gli insegnanti della primaria. Maria Possamai, docente alla scuola di Follina e Tarzo.

Come sono queste settimane di didattica a distanza alla primaria?

A differenza dei mesi precedenti questa volta noi insegnanti ci siamo trovati più preparati grazie anche a piattaforme più sviluppate e conosciute. Possiamo dire che stiamo procedendo bene anche se le difficoltà non mancano.

Come vi siete organizzati?

Ogni team di ciascun plesso si è organizzato collaborando e condividendo idee e mansioni. Si sono predisposte sia lezioni on-line che lezioni in presenza per garantire, a tutti quei bambini con “bisogni educativi speciali” , una didattica inclusiva e semplice così da crear loro meno difficoltà possibili.

Quali le fatiche maggiori?

Per la didattica on-line le fatiche maggiori sono legate al fatto che bisogna cercare di attuare una didattica che si avvalga di nuovi criteri poiché il rapporto tra informazioni verbali e visive cambia inevitabilmente così come i tempi e gli spazi. La cosa per me importante è catturare l’attenzione , stimolare i bambini e nello stesso tempo rassicurarli e “rallegrarli” affinché superino questo momento difficile. Il tutto tenendo presente che si deve far riferimento ad un programma didattico a cui attenersi e per questo è fondamentale decidere a quali argomenti dare importanza e priorità.

Cosa ha attivato nella didattica per le sue materie?

Io insegno matematica, scienze e musica in una quarta elementare con tempo prolungato (40 ore settimanali); per me, come per le mie colleghe, è fondamentale preparare lezioni “leggere” ma impostate sugli assi fondanti delle varie discipline. Lezioni in armonia con quanto sviluppato in classe precedentemente ma con una struttura propria così da dare all’alunno la sicurezza e la percezione di capire e di progredire. Trovo sicuramente importante anticipare quello che verrà fatto nelle lezioni seguenti ma soprattutto aumentare i tempi a seconda delle difficoltà che emergono durante la lezione.

E come riesce a mantenere relazioni e socialità?

È necessario mantenere - ma questo noi insegnanti lo facciamo costantemente - un “ascolto attivo ” molto alto così da cogliere prontamente stanchezze, curiosità, e disattenzioni. Una delle mie strategie è riassumere settimanalmente il lavoro fatto attraverso dei power point (presentazioni) o dei video o delle schede che, caricate nella piattaforma istituzionale, possono essere facilmente consultate da tutti i genitori. Trovo utile usare i libri di testo della classe in versione on-line così da condividere con loro schede, tabelle o argomenti direttamente sullo schermo.

Al di là delle fatiche, la DaD sta rivelando delle potenzialità nella scuola primaria?

Il primo giorno di questa chiusura forzata noi insegnanti abbiamo chiesto ai bambini come si sentivano in questa classe virtuale e la loro risposta è stata che erano un po’ tristi perché non potevano vedersi e giocare, ma che erano comunque curiosi e anche emozionati. Questo ci fa capire che anche questa DaD così lontana dal cuore e dalla mente dell’insegnamento può e deve essere vista come una opportunità per proseguire un cammino scolastico, sociale e anche affettivo sicuramente difficile e diverso ma possibile.

In queste due settimane è tornata a materializzarsi la scuola del lockdown della primavera scorsa...

Sicuramente il primo lockdown è stato molto impegnativo; nessuno era preparato né i bambini né le loro famiglie né noi insegnanti. In tutta onestà mi sento di dire che, anche se i mezzi a disposizione di tutti i docenti erano pochi e le direttive poco chiare, tutti ci siamo rimboccati le maniche e, facendo spesso il triplo del nostro orario, siamo riusciti a sostenere emotivamente i nostri alunni facendoli sentire sempre al centro dell’attenzione. La presenza costante, pur a distanza, ha dato ai nostri bambini continuità e sicurezza e permesso di mantenere un legame forte con la scuola.

Che cosa si augura, giunti a questo punto?

Che questa emergenza senza precedenti sia un’occasione per comprendere l’importanza e la centralità del lavoro dell’insegnante troppo spesso giudicato con sufficienza .

 


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Roberto Grigoletto

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