27 settembre 2021

Castelfranco

La storia. I recuperanti di memorie della Grande Guerra

Da 11 anni, Claudio Zen e i figli Anna, Davide ed Eva si prendono cura delle lapidi, dei cippi e delle tombe dei soldati della Grande Guerra sull'altopiano di Asiago e Cima Grappa.

| Lieta Zanatta |

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Anna e Davide Zen, sulla colonna romana di Solagna

ROMANO D'EZZELINO Tutto è nato durante l'81a Adunata Nazionale Alpina che si è svolta nel 2008 a Bassano del Grappa.

Claudio Zen, di San Giacomo di Romano d'Ezzelino, vi partecipava indossando una divisa storica della I Guerra Mondiale. Lì conobbe Cristiano Dal Pozzo, il 96enne reduce alpino dall'Abissinia e dai campi di concentramento austriaci dove era stato deportato dopo l'8 settembre 1943. Un'istituzione Cristiano, che non si perdeva mai un'adunata alpina, e dove sfilava oramai in sedia a rotelle. Quella volta il reduce gli parlò della sua vita e del suo rammarico di non poter più, proprio per via dell'età avanzata, andare per i luoghi della Grande Guerra, sull'altopiano dei Sette Comuni, dove si soffermava anche a ripulire un po' i cippi ricoperti d'erba che ricordavano battaglie cruente e i soldati caduti. «Mi sembrava di fare qualcosa per questi ragazzi» aveva detto Cristiano a Claudio. «E invece adesso tante di queste stele sono in stato di abbandono»

«Lo spunto di poter anch'io fare qualcosa, è nato proprio da questa conversazione» inizia a raccontare Claudio che, ad ogni adunata alpina successiva a quell'anno, fece da accompagnatore a Cristiano fino alla sua scomparsa, nel 2016, a 102 anni.

«Il 1918, l'ultimo anno della Grande Guerra, qui da noi, è stato quello che ha fatto l'Italia. Se si va da qualsiasi parte, sui vari colli, su per Asiago e giù fino al Piave, ci sono tantissimi cippi che ricordano i soldati caduti e gli episodi che si sono consumati. Per esempio a Ponte San Lorenzo a Solagna c'è una colonna del Colosseo, che era stata donata dal Comune di Roma, sul punto dove si arrestò l'offensiva austroungarica. Qui sono passato dopo l'adunata alpina di Latina, nel 2009, con i miei figli Anna e Davide, che quella volta avevano 11 e 7 anni. Era sporca e piena di erbacce. «Mi aiutate a pulire?» ho detto loro. Mentre lavoravamo raccontavo loro cosa era successo in quel posto, e le sofferenze di quei ragazzi che avevano dato la vita per l'Italia. E così, dopo un averla nettata per bene, eravamo felici, soprattutto loro. La domenica successiva siamo andati sul Col Moschin a fare altrettanto con altri cippi, ripassando anche con il pennarello le parole scolpite sulle lapidi che ormai non si leggevano più. E così per tutto il periodo estivo. Per Anna e Davide è stata una grande soddisfazione. Così tanto che agli esami della terza media Anna ha portato una tesina proprio sulla Grande Guerra»

 «Il bello è che dopo un po', il nostro lavoro ha cominciato ad essere conosciuto. Le varie associazioni e anche dei sindaci hanno cominciato a chiamarci per sistemare le varie lapidi. Per noi era una felicità e un onore»

«Se ho mai avuto degli inconvenienti? Quella volta sul Col Beretta c'era una lapide spezzata in tre parti. L'ho caricata in macchina per portarla dal marmista a riparare, ma mi hanno fermato i guardia boschi che volevano darmi una multa, pensavano volessi rubarla. L'ho poi fatta riparare e riportata al suo posto. Chi ha pagato? Io, ma non lo dica a mia moglie»

«Abbiamo anche sistemato la tomba del generale Ettore Viola di Ca' Tasson a Cima Grappa. Era un capitano degli Arditi del 6° reparto d'assalto sul Col Moschin. Lì è venuto a saperlo la vedova, Palma De Luca, oggi 85enne (quella volta la 19enne Palma si innamorò e sposò il generale con il quale c'erano 42 anni di differenza) e lo fece sapere al presidente Giorgio Napolitano che scrisse una lettera di encomio per Anna e Davide»

«Un'onorificenza è stata data anche dalla Croce Nera Austriaca, perché ci siamo presi cura del cimitero austriaco di Cima Grappa e depositato una targa nel Monte Asolone a ricordo dell'ultimo ufficiale austriaco in ritirata, sceso dalla sua postazione verso Cismon del Grappa dove fu fatto prigioniero  il 30 ottobre 1918. Ci eravamo presi cura delle tombe, rimesso in sesto le lapidi invase dal muschio, dato l'olio protettivo sul marmo e ravvivato le scritte dei nomi dei vari caduti che non si leggevano»

«Non abbiamo mai domandato nulla, al massimo ci regalano del materiale, pennarelli o altro, per poter continuare il lavoro. E' un privilegio potersi prendere cura della memoria di questi ragazzi. Anche adesso che Anna ha 22 anni, Davide 19 ed Eva, che si è aggiunta e ne ha 12, con Michela mia moglie, durante le belle domeniche del periodo estivo partiamo tutti alla volta del Grappa o di Asiago dopo aver caricato in macchina il generatore, la varechina, l'olio protettivo, i guanti e quello che ci serve per lavorare. Con gli anni abbiamo acquisito una certa esperienza in questo lavoro. Anche perché, ogni dieci anni, bisogna ricominciare daccapo nella manutenzione di quanto fatto»

«La cosa che più ci ha colpito? La tomba del soldato ungherese Peter Pan, dove non si leggeva neanche più il nome e che abbiamo rimesso a nuovo. Ogni volta che andiamo lì, troviamo fiori, sassolini e conchiglie, perché un fiore, un sasso e una conchiglia gli furono trovati addosso quando morì»

«Il messaggio di questo mio impegno? Cerco di insegnare ai miei figli di avere rispetto di questi ragazzi che hanno avuto la vita spezzata. Mi invitano anche nelle scuole, dove cerco di far capire quanto è importante lasciare che le erbacce non coprano tutto e che le scritte che ci ricordano ciò che accadde non si scolorino. Per questo è importante tenere viva la memoria»

 


| modificato il:

Lieta Zanatta

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