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07 dicembre 2022

Valdobbiadene Pieve di Soligo

La storia di Marco, un ragazzino che guarda il mondo con il cuore

Marco, classe 2005, è un ragazzino con un’alterazione al cromosoma 15 che non gli permette di parlare, ma di esprimersi con gesti o vocalizzi

| Tiziana Benincà |

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| Tiziana Benincà |

Marco e la sua disabilità

FARRA DI SOLIGO - Tutto nasce da un post del sindaco Mattia PerencinMarco lo conosco da diversi anni, ha una grande forza d’animo e una grinta incredibile. Ha deciso di prendersi cura dell’olivo che abbiamo piantato con le scuole nel 2018 nel giardino esterno del cimitero di Col San Martino, che simboleggia la pace e il ricordo dei caduti della Grande Guerra”.

Assunta, la mamma di Marco commenta “Io non faccio i lavori perché mi aspetto qualcosa in cambio, lo faccio per mio piacere. Mi piacciono le piante e Marco mi segue, perché gli piace molto lavorare. Quello che cerco d’insegnargli è dare, quello che può, fare per gli altri qualsiasi cosa. Poi ha sempre il sorriso da un orecchio all’altro”. Marco, classe 2005, è un ragazzino con un’alterazione al cromosoma 15 che non gli permette di parlare, ma di esprimersi con gesti o vocalizzi “Gesticola alla sua maniera e si fa capire da noi, poi vocalizza, ma noi dalla tonalità capiamo cosa vuole dire, se sta bene o se sta male” aggiunge papà Maurizio.

Marco è un ragazzo sempre molto disponibile ad aiutare mamma Assunta con la cura del giardino, dei fiori, con i lavori in casa, perché viene gratificato da ciò che riesce a fare. “Lui è particolarmente interessato e adatto ai lavori manuali ed è sempre ubbidiente. La cosa che ci fa andare avanti è vedere i piccoli progressi che Marco riesce a fare, l’unico dispiacere è vedere che non ha nessun amico. Non parlando capisco che sia difficile per gli altri instaurare un rapporto, ma basterebbe anche un giretto in bicicletta” commenta con tristezza mamma Assunta.

Purtroppo è un disagio che tutti i bambini con fragilità provano sulla propria pelle: la solitudine, ma è anche vero che “Il disabile non vuole essere trattato da disabile e la famiglia non vuole essere trattata in maniera diversa. Tanti lo fissano, non fanno un sorriso, un saluto, ma a Marco piacerebbe un mondo la vita sociale. Lui rimane lì ad ascoltarci anche quando parliamo con altre persone, basta trattarlo normalmente, perché gli manca solo la parola”.

Fortunatamente le nonnine del paese lo hanno preso in simpatia e lui ricambia l’affetto in modo semplice e genuino “Un bambino disabile ti vuole bene a prescindere, si tratta di un amore incondizionato, è qualcosa di unico. Non si può descrivere a parole cosa riescono a darti, perché ti vogliono bene in maniera disinteressata” aggiunge papà Maurizio “Purtroppo il pensiero costante è il dopo. Continuano a fare disegni di legge che vengono rimandati all’anno successivo. Parliamo di una fetta di elettori verso cui i politici non hanno nessun interesse, però abbiamo a che fare con un disinteresse verso temi del genere che non è nemmeno da Paese civile”.

Noi non siamo invisibili, ci siamo. La gente ci vede, ma è come se non esistessimo. Io non mi vergogno assolutamente di Marco” commenta mamma Assunta “Non voglio che faccia pena a nessuno; o gli si vuol bene o pazienza; non si fa il suo bene a compatirlo. Quello che cerco d’insegnargli è abituarsi a dare agli altri senza aspettarsi nessun ritorno, solo perché ci si sente di farlo e provare e vedere quanto torna indietro senza volere niente. Se tutti avessero la sensibilità dei ragazzi “disabili”, il mondo andrebbe molto meglio e non esisterebbe nessuna guerra”.

 


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Tiziana Benincà

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