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06 dicembre 2021

Treviso

Stop all'asporto dopo le 18? "Ennesima mazzata per circa 1200 imprese nella Marca”

Sartor-Confartigianato : “No ad ulteriori limitazioni che rischiano di compromettere le attività"

| Isabella Loschi |

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asporto

TREVISO - Stoppare l’asporto alle 18? “Sarebbe l’ennesima mazzata per pasticcerie, gelaterie, cioccolaterie, pizzerie al taglio, gastronomie, rosticcerie, bar. Un settore che già sta pagando a caro prezzo le scelte del governo”.

Confartigianato Marca trevigiana esprime preoccupazione e contrarietà per il possibile stop all’asporto dopo le 18 che potrebbe essere inserito nel Dpcm che entrerà in vigore il 16 gennaio. Una scelta se confermata che nella Marca toccherebbe 1.166 imprese artigiane di cui 406 attività di ristorazione e cibi da asporto, 306 tra pasticcerie gelaterie e cioccolaterie.

“Ulteriori restrizioni sono pericolose ai fini della tenuta economica del sistema”, evidenzia il presidente Vendemiano Sartor (nella foto). “Noi non siamo assolutamente contrari alle misure sanitarie ma chiediamo che le regole siano sostenibili e applicabili e soprattutto non penalizzanti perché l’attività di asporto ben si concilia con il mantenimento del distanziamento e con tutti i provvedimenti volti a contenere la diffusione del virus”.

Da qui l’appello dell’associazione: “Chiediamo che si intervenga là dove ci sono gli affollamenti con un’intensificazione dei controlli e relative sanzioni ai comportamenti scorretti non con limitazioni aggiuntive nella somministrazione da asporto. Così facendo - continua Sartor - oltretutto, verrebbero pesantemente discriminati i pubblici esercizi, in modo del tutto insensato, rispetto ad altre attività come le gastronomie dei supermercati che resterebbero invece aperte al pubblico. I nostri imprenditori hanno già un’attività ridotta pressoché al lumicino: impedire anche l’asporto dopo le 18 sarebbe un vero e proprio colpo di grazia, anche psicologico poiché non potrebbero neppure mantenere quel contatto diretto con la clientela, indispensabile per avere una prospettiva di continuità futura della propria attività”.

 


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Isabella Loschi

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