19 ottobre 2021

Mogliano

Stefano Mancuso incanta Mogliano: “Ecco perché così non possiamo andare avanti”

Lo scienziato, dati e numeri alla mano, ha raccontato la drammatica crisi ambientale che stiamo vivendo ma lasciando un barlume di speranza

| Manuel Trevisan |

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| Manuel Trevisan |

Lo scienziato di fama mondiale Stefano Mancuso, punto di riferimento per l'ambientalismo italiano

MOGLIANO VENETO – Nell’attesissima serata di venerdì 3 settembre “Alberi materia viva”, nata dalla collaborazione tra la dottoressa Marina Salvato e Michele Boato, le porte della storica Villa Benetton a Mogliano si sono aperte per accogliere il noto neurobiologo vegetale Stefano Mancuso.

Tanti i moglianesi accorsi ad ascoltare colui che negli anni è diventato un vero punto di riferimento per l’ambientalismo italiano, con la consapevolezza che gli slogan e i proclami – già fievolmente protagonisti del dibattito pubblico, specie di natura politica – sarebbero rimasti fuori dalla lucida analisi della realtà che lo scienziato ha proposto. Una realtà tanto cruda quanto attuale, dalla quale non si può più scappare per non peggiorare una situazione che abbiamo portato al limite.



A confermarlo in modo inequivocabile sono i numeri citati da Mancuso nel corso della serata: “da scienziato non posso fare altro che portarvi dati – spiega – e i dati confermano che il problema del riscaldamento globale è tanto enorme da essere considerato il più grave problema con cui l’umanità si è mai confrontata.

Nonostante sia un problema che si conosce dagli anni Settanta, peggioriamo i nostri comportamenti di anno in anno. Se continuassimo su questa linea, fra 50 anni le terre non abitabili saranno pari al 18% delle superfici. Oggi sono pari allo 0,8%.

Un altro dato terrificante è quello relativo ai danni che stiamo causando alle altre specie viventi del Pianeta: siamo nel bel mezzo della sesta estinzione di massa, la quinta è quella relativa ai dinosauri che, però, si son estinti nel giro di 3-4 milioni di anni. Oggi il tasso di estinzione è dalle mille alle diecimila volte più alto del normale. Assistiamo quindi a estinzioni in decine di anni, non in milioni. Una vera apocalisse.

Ma quello che più deve farci preoccupare è ciò che stiamo causando alle piante, che compongono l’85,5% del nostro Pianeta. Tutta la vita animale dipende direttamente da loro. All’inizio della storia della civilizzazione, circa 15mila anni fa, c’erano 6mila miliardi di alberi, oggi la metà. Ne abbiamo eliminati 2mila miliardi solo negli ultimi due secoli”.

Dati freddi, drammatici, veri, che, senza tanti giri di parole, raccontano una situazione al limite dell’apocalisse. Ma che permettono anche un’analisi più complessiva sulla necessità di un radicale cambiamento culturale per auspicare a una drastica inversione di marcia. Quello a cui abbiamo assistito nel corso della storia, infatti, è un progressivo allontanamento dell’uomo dalla natura, che abbiamo ridotto a mero oggetto, alla mérce dell’uomo. Basti pensare che della totalità degli animali l’80% è bestiame. “Solo il 20% è selvatico – sottolinea Mancuso – L’85% degli uccelli sul pianeta è pollame. Per non parlare dei pesci che sono quasi scomparsi”.

Soluzioni però, fortunatamente, ne esistono e, anche se ancora per poco, facciamo in tempo ad agire. In modo drastico, certamente. Cambiando radicalmente il nostro modo di pensare, pure. Ma è inevitabile. Una ce la propone Stefano Mancuso: piantare più alberi possibile. Una soluzione pratica, semplice ed elegante ma di cui nessuno parla, forse perché economicamente irrilevante. Ma, ancora una volta, un dato può chiarirci le idee: piantare mille miliardi di alberi consentirebbe la riduzione di due terzi di anidride carbonica.

Stefano Mancuso durante la conferenza in Villa Benetton

 


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Manuel Trevisan

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