17 ottobre 2021

Treviso

La storia di Marta: in stato vegetativo da 13 mesi, per un’emorragia cerebrale che l’ha colpita a 16 anni

Il dramma durante una vacanza a Jesolo. Operata più volte, da maggio viene accudita a casa dai genitori.

| Roberto Grigoletto |

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| Roberto Grigoletto |

La stella di Marta, adolescente in stato vegetativo

TREVISO - Il 22 luglio dell’anno passato era di mercoledì. A Jesolo Marta, sedici anni, stava trascorrendo una giornata in compagnia di un’amica. Nel primo pomeriggio la sua vita cambia, di colpo. “Ero al lavoro e intorno alle 15.30 mia moglie al telefono mi dice che nostra figlia Marta ha avuto una emorragia cerebrale ed è in elicottero verso l'ospedale di Mestre”. Il papà Gianluca è un agente della Polizia locale di Treviso. Quel giorno di tredici mesi fa è iniziata un’altra vita per tutta la famiglia. Il racconto di quei momenti come se fossero adesso: “All’ospedale Marta è stata sottoposta a un delicato intervento chirurgico al cervello per rimuovere la Mav che aveva provocato l’emorragia e durato tutta la notte”. Ma nei giorni successivi le condizioni si sono improvvisamente aggravate. “Alle due di una notte che non dimenticheremo mai siamo stati svegliati dal personale della terapia intensiva: nostra figlia era in pericolo di vita e stava per essere sottoposta ad una craniotomia decompressiva. Ci dicevano di correre all’ospedale”.

Ma il Calvario Marta non lo aveva ancora salito tutto: a metterla ancora alla prova un vaso spasmo cerebrale e una infezione da batteri nei ventricoli del cervello. Ha continuato a lottare, si è aggrappata con tutte le sue forze alla vita. Poi il trasferimento a Treviso: un’altra emorragia e una nuova operazione.

Uscita dal tunnel del coma,Marta non ha mai fatto ritorno a uno stato di coscienza. Dopo una riabilitazione di sei mesi è uscita dall’ospedale il 26 maggio scorso. Prognosi: stato vegetativo persistente.

La mamma Barbara e il papà Gianluca con la sorella Valentina non hanno mollato un attimo: “Ce la siamo riportata a casa, a lei adesso pensiamo noi. E lei c’è, ci risponde con gli occhi; da quando è tornata in famiglia ha iniziato a muovere il piede sinistro e un po' anche la mano sinistra. Con l’aiuto di un esperto la stimoliamo ogni giorno perché crediamo in Marta. Non si è mai arresa e faremo di tutto perché possa recuperare tutto quanto le sarà possibile”.

L’organizzazione di una "giornata tipo" è ancora in corso e in famiglia si sta cercando di capire cosa, nel breve e nel lungo termine, sarà necessario per il supporto alle diverse attività. Al momento sono stati acquistati strumenti indispensabili quali l’adattamento dell’autovettura per far viaggiare Marta, l’ascensore per poter usufruire di tutti gli spazi della casa e il sollevatore a soffitto per gli spostamenti dal letto alla sedia a rotelle.

Il progetto riabilitativo di Marta prevede attualmente la figura del logopedista cognitivo, non contemplata dal nomenclatore, ma che i genitori hanno  deciso di assumere per offrirle degli stimoli continui; la figura del fisioterapista, che integra per due volte a settimana l’attività svolta dal personale Asl (un’ora a settimana) e gli operatori sanitari, per il supporto nella cura e igiene quotidiana di Marta.

“Molte persone hanno espresso il desiderio di partecipare concretamente al nuovo percorso che Marta sta affrontando, c’è chi ha aderito al nostro progetto “La Banca del Tempo” e chi invece vorrebbe contribuire con una donazione. Abbiamo riflettuto su come poter coinvolgere tutti e deciso così di istituire un conto corrente bancario (IBAN IT11 L034 4012 0000 0000 0275 900; intestato a: Mosole Barbara; causale: La stella di Marta) dedicato esclusivamente a supportare ciò che Marta necessiterà nel corso della sua vita".

Non è facile neanche immaginare di mettersi nei panni di questi genitori. Ma illuminanti sono le parole del papà Gianluca: “Noi non ci illudiamo, ma continuiamo a combattere perché l'amore per un figlio non finisce mai. Il dolore in questi dodici mesi è stato tanto, ma abbiamo anche avuto modo di sentire tanta solidarietà e tanto affetto intorno a noi. Certe sofferenze possono trasformarsi in disperazione, oppure diventare la forza che ti permette di andare avanti”.

Se non è amore, questo!

 

UN NUOVO INIZIO: IL PROGETTO DI RIABILITAZIONE

 

 


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