22 ottobre 2021

Treviso

E' lo Stato l'azionista principale del gioco d'azzardo in Italia

Rolando De Luca è stato tra i primi a studiare il fenomeno. Sempre più donne dipendenti e adolescenti impegnati intere giornate nei giochi di ruolo

| Roberto Grigoletto |

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gioco d'azzardo

TREVISO - C’è la pandemia da Coronavirus. E ce n’è anche un’altra, non meno grave anche se su un altro fronte: quella da gioco d’azzardo. Un genere di gioco con fine di lucro, nel quale la vincita o la perdita è completamente o quasi aleatoria. E’ una scommessa in denaro sull’esito di un evento futuro, che degenera spesse volte in patologia. In Italia il gioco con vincita in denaro rappresenta la terza impresa del Paese contribuendo al 4% del PIL. Nel 2017, la spesa degli italiani per gioco e scommesse è stata pari all’1.8% del reddito annuo, con il picco della Campania (3.3%) che su questo passatempo spende di più; e il Trentino-Alto Adige (1.1%) che invece investe di meno.

Rolando De Luca, psicologo e psicoterapeuta, è stato tra i primi in Italia a studiare il fenomeno e poi a seguire in terapia i giocatori d’azzardo. Rinomati i venti convegni nazionali organizzati a Campoformido e i dieci gruppi costituiti già nel 1997 a Faedis (ora per via del Covid seguiti su Skype). Attivo anche un sito, con oltre un milione e mezzo di accessi (www.sosazzardo.it). “Quando nel 1993 ho iniziato a interessarmi di azzardo ho dovuto cercare per tre anni un giocatore: era una attività che coinvolgeva un campione poco significativo della popolazione. Poi è intervenuto lo Stato e dal 2000 ad oggi sono stati “azzardati” oltre 1200 miliardi di euro. Lo Stato è il primo azionista del gioco d’azzardo: nelle sue casse confluiscono decine e decine di miliardi; per essere più precisi, dall’anno scorso entrano 100 miliardi all’anno”.

A giocare sono uomini tra i 40-50 anni, che hanno però ancora una famiglia alle spalle. Invece le donne, che si approcciano prevalentemente a slot e gratta e vinci, sono in media sui 55 anni e alle spalle hanno una famiglia ma distrutta. I giochi di ruolo e la varietà dell’offerta che pullula nella rete stanno invece coinvolgendo nel gioco d’azzardo anche i giovanissimi dai sedici anni d’età: “Genitori chiedono aiuto per conto di figli che trascorrono anche 18-20 ore a giocare davanti al pc”. Una patologia che spesso si accompagna ad altre: tabagismo, alcolismo, droghe. E’ allarme rosso.

 


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