18 settembre 2020

Italia

Sos monocoltura per la produzione della crema alle nocciole più amata al mondo

Marcia stop-pesticidi contro il piano Nocciola Italia della Ferrero

| Sara Saccon |

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| Sara Saccon |

Stop nocciole

ITALIA - “Nocciola Italia”. È così che si chiama il piano presentato due anni fa dalla Ferrero Hazelnut Company (produttrice della celebre e apprezzata Nutella). Un piano ambizioso che, come suggerisce il nome, riguarda la volontà da parte della multinazionale di investire in tutt’Italia per la piantagione di nuovi noccioleti: entro il 2025 dovranno ricoprire 20.000 ettari di superficie. La zona interessata è principalmente l’altopiano dell’Alfina, nella zona di Orvieto (provincia di Terni), ma in quell’area che sconfina tra Umbria, Lazio e Toscana.

E sono proprio i contadini e gli abitanti dell’orvietano a non nascondere le loro grandi preoccupazioni davanti all’ennesimo piano di monocultura, all’interno di quella che appare come una “guerra delle nocciole” tra i cittadini e la multinazionale. Il “no” a monoculture e trattamenti con pesticidi alle piantagioni si è levato forte durante il flash mob organizzato lunedì 3 agosto dalla Comunità Rurale Diffusa. Contadini e cittadini hanno protestato in una passeggiata attraverso le aree dove le piantagioni sono già state messe a dimora.

“Una scelta poco lungimirante che avrà serie conseguenze: sulla salute della popolazione, sulla fertilità della terra, sulla qualità delle acque e sulla vita dei contadini che praticano un’agricoltura libera da pesticidi e diserbanti, che vivono la minaccia della contaminazione dei loro prodotti”, scrive la Comunità Rurale in un comunicato. E continua: “Alla tutela delle risorse, alla salvaguardia delle piccole e diversificate attività agricole (da cui continua a provenire il 70% della produzione mondiale di cibo) e alla salute della popolazione dovrebbe dunque guardare prima di tutto un piano di sviluppo, per garantire, ora e in futuro, produzioni alimentari sostenibili a tutti i livelli”.

Il piano Nocciola Italia viene descritto come “l’avanzata cieca della monocultura del nocciolo”, che i gruppi che si battono per la tutela del territorio tentano di contrastare già da tempo. Lo scorso anno la pluripremiata regista e attrice Alice Rohrwacher, che vive con questo territorio un legame profondo, ha scritto una lettera ai governatori di Lazio, Umbria e Toscana denunciando la trasformazione paesaggistica a danno degli abitanti dell’altopiano dell’Alfina, scrivendo: “Sono sgomenta di fronte alla vastità e alla pervicacia di un fenomeno che tutto ha invaso, dal bacino del lago di Bolsena all’Affina e alla Maremma. Il cuore del paesaggio italiano si sta trasformando in una monocoltura perenne, che sta cancellando ogni cosa”.

I cittadini lamentano inoltre di non aver ricevuto adeguate informazioni “sugli effetti che questi investimenti privati avranno sulla loro salute, sull’economia e sulla disponibilità di risorse naturali non inquinate”. La guerra delle nocciole, il cui esito è ancora da definirsi, rappresenta un altro caso in cui i cittadini reclamano il diritto ad un futuro salubre e sostenibile, nella convinzione che “la terra sia un bene comune che va gestito e preservato da chi lo vive”.

 


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