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30 novembre 2021

Treviso

Sono il frutto della pandemia i casi di violenza di gruppo in centro a Treviso

Lo studio del Centro della famiglia evidenzia situazioni diffuse di fragilità emotiva, malessere psicologico e marginalità sociale. Bordignon: "Puntare sulla coesione in famiglia e a scuola"

| Roberto Grigoletto |

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| Roberto Grigoletto |

Disagio giovanile in pandemia

TREVISO - Non ha minato solo il fisico: la pandemia ha prodotto effetti collaterali importanti (e preoccupanti) anche sul piano emotivo e interpersonale. I più giovani a farne le spese, più di tutti. Come ha messo in evidenza il consultorio del Centro della Famiglia di Treviso con il suo team di psicologi e psicoterapeuti coordinati dal dottor Francesco Gallo, sotto la guida di Adriano Bordignon, un gruppo di esperti operativi in consulenze educative, progetti di prevenzione e contrasto del bullismo per studenti e insegnanti, a sostegno delle famiglie con percorsi psicologici per singoli, coppie e famiglie.

Dagli esiti delle diverse attività messe in campo nell’ultimo anno emerge una vera e propria crisi psicologica e relazionale, quella dei giovani, dagli effetti sempre più lampanti, come i recenti casi di violenza di gruppo in centro storico a Treviso.

Assicura il direttore del Consultorio Familiare del Centro della Famiglia: “Già nella fase più critica della pandemia avevamo rilevato l’acutizzarsi dei casi di fragilità emotiva, malessere psicologico e marginalità sociale, perché questi episodi non nascono dal nulla, crescono nel tempo e si acutizzano nei momenti difficili, quale quello che stiamo vivendo. Ferite personali, anche in giovane età, con radici profonde che si sono diffuse con rapidità insieme al virus. Un’escalation, ancora difficilmente misurabile, ma i cui effetti sono sotto gli occhi di tutti ora, ma che se non saranno affrontate, avranno ripercussioni sul “domani” dei giovani, degli adulti e di tutta la comunità”.

Per Adriano Bordignon è ormai evidente che il disagio, in particolare proprio quello giovanile, si combatta attraverso azioni sistemiche di prevenzione e accompagnamento per contrastare l’esclusione e la propagazione di comportamenti a rischio, dall’isolamento al bullismo, fino al “branco”. “La chiave di volta è promuovere la coesione in famiglia così come a scuola, e nella società tutta. Un valore che passa da relazioni attive, favorevoli e solidali, “onlife” ma anche nella dimensione dell’online, raggiungibile solo con un lavoro di rete sul territorio”.

L’importante adesso è fare sistema nel territorio e individuare le soluzioni appropriate.“Bene, pertanto, che le Istituzioni locali, quelle comunali e socio-sanitarie, il Forum delle Associazioni Familiari, il Volontariato e la Scuola, scendano in campo per convogliare forze e competenze – continua poi don Francesco Pesce, presidente della Fondazione Centro della Famiglia –. È questa una partita che richiede una squadra preparata per la quale anche il Consultorio del Centro della Famiglia è pronto a offrire il proprio contributo al fine individuare le soluzioni le più appropriate e affrontare in modo programmatico e strutturato il disagio giovanile e i fenomeni sociali a esso connessi”.

 



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Roberto Grigoletto

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