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04 dicembre 2021

Treviso

Smartworking: da modello forzato diventa modalità di lavoro per la Confcommercio Treviso

Il 70% dei 132 dipendenti dell'associazione si sente soddisfatto per l’esperienza di lavoro a casa

| Isabella Loschi |

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| Isabella Loschi |

smart working

TREVISO - La pandemia e il lockdown hanno il “merito” di aver accelerato in diversi campi e settori la trasformazione digitale variando l’approccio al lavoro, soprattutto dello smart working che da modello forzato, all’inizio della pandemia, è diventato per diverse aziende e organizzazioni una modalità di lavoro da utilizzare per coniugare servizi e benessere organizzativo.

Un esempio è la Confcommercio di Treviso, la più grossa organizzazione di rappresentanza che segue e gestisce il comparto del terziario, che ha dato una svolta in questo senso cambiando modello organizzativo di lavoro degli uffici. Per attuarla è partita da un’indagine interna sull’esperienza di lavoro a casa: su 132 dipendenti, di cui ben 105 donne, dislocati nelle 7 sedi territoriali (Treviso, Montebelluna, Conegliano, Mogliano, Asolo, Roncade, Valdobbiadene), è emerso che il 71% dei dipendenti si sente soddisfatto e per il 30% invece aumenta la produttività.

Solo il 15% dei 132 lavoratori ha espresso il desiderio di non voler fare smartworking per esigenze di spazio o famigliari, mentre un 41% ha sentito la mancanza del sostegno emotivo dei colleghi. Su questi dati l’associazione di categoria ha messo a punto un progetto di lavoro che, nel rispetto della funzionalità ed efficacia del servizio erogato e delle esigenze personali, modula e bilancia l’alternanza smart/presenza per tutti i livelli, anche per i vertici.

“In questi mesi abbiamo lavorato su diversi aspetti. Abbiamo organizzato corsi, approfondimenti e formazione - spiega il direttore Vincenzo Monaco- L’area risorse umane, coordinata da Annalisa Trevisan, e l’area IT e digitale coordinata da Luca Benvenuti, hanno avviato un progetto che dal 15 ottobre è entrato a pieno regime e che in questa prima settimana sta dando ottimi risultati. Nessun incremento di assenze, nessun certificato medico: siamo partiti per tempo e tutti i dipendenti si sono organizzati con il green pass, ottenuto con tampone o con vaccinazione. A tutto questo vanno aggiunti gli aspetti sociali e ambientali, ovvero l’impatto sul capitale umano, sulla conciliazione lavoro famiglia, sul risparmio di tempo e sulla riduzione del traffico.

"Aspetti sui quali tutti siamo chiamati a fare la nostra parte. Quello che sembrava appartenere al futuro, ora fa parte della realtà quotidiana e ce ne stiamo accorgendo anche dai colloqui per le nuove assunzioni dovuti ad un fisiologico ricambio generazionale. Lo smart è una delle richieste fondamentali dei lavoratori”.

 


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