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06 dicembre 2023

Esteri

Si trasferisce a 1.000 chilometri da casa per lavorare, poi la scoperta shock: non era mai stata assunta

La storia di questa incredibile beffa ha rapidamente catturato l'attenzione di migliaia di utenti sui social media

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lavoro

Una giovane donna proveniente dalla Florida si è trasferita a oltre 1.000 chilometri di distanza per un lavoro che credeva fosse il suo sogno realizzato negli Stati Uniti. Tuttavia, una settimana dopo l'inizio della nuova avventura, ha scoperto con amarezza di non essere mai stata ufficialmente assunta. Tutto è iniziato in un caldo giorno di luglio, quando la ragazza ha trovato un annuncio che sembrava perfetto per lei. Dopo aver inviato il suo CV e una lettera di presentazione, è stata immediatamente contattata per un colloquio in videochiamata. L'incontro è stato entusiasmante, tanto che la giovane ha visitato gli uffici dell'azienda in Virginia per un secondo colloquio di cinque ore.

 

La ragazza ha quindi accettato la proposta e ha iniziato a pianificare il trasloco. Tuttavia, una volta arrivata in Virginia, una scoperta scioccante l'aspettava. Le risorse umane non avevano mai configurato un'email di lavoro per lei né registrato le sue informazioni nel sistema. Avevano ammesso di non aver ancora completato il processo di selezione per la sua posizione, invalidando così la sua presunta assunzione. È stato sollevato anche un presunto problema con la sua fedina penale, ma lei non aveva alcun precedente penale. La ragazza ha cercato di risolvere la situazione parlando con le risorse umane, ma la sua candidatura è stata respinta a causa di altre selezioni già in corso.

 

Nonostante il consiglio del suo capo di tornare a casa e attendere, la giovane donna si è trovata con un futuro lavorativo incerto e un sogno spezzato. Il tentativo di comunicare con il capo si è rivelato vano, lasciando la ragazza in una situazione di sconforto e frustrazione. La storia di questa incredibile beffa ha rapidamente catturato l'attenzione di migliaia di utenti sui social media, suscitando empatia e indignazione. Alla fine l'azienda le ha inviato un assegno di risarcimento per la settimana di lavoro svolta, che la ragazza ha accettato. La giovane è quindi tornata a vivere a casa con i genitori.

 


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