03 agosto 2021

Oderzo Motta

Secondo al "certamen Capitolinum" Manoel Maronese, tra i più giovani latinisti d'Italia.

E' il più importante riconoscimento nazionale. Per il professore che insegna al liceo di Oderzo "latino e greco non saranno mai lingue morte perché sottendono una continua sollecitazione agonistica".

| Roberto Grigoletto |

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| Roberto Grigoletto |

Manoel Maronese

ODERZO - Il professor Manoel Maronese, classe 1985, è uno dei più giovani classicisti d’Italia. Padroneggia con invidiabile perizia il latino e il greco, che insegna al liceo classico di Oderzo. Si è appena aggiudicato il secondo posto nel "certamen Capitolinum", organizzato dall'Istituto nazionale di Studi Romani: è la versione italiana del Certamen Hoeufftianum in cui si distinse Pascoli. Insomma il riconoscimento nazionale più prestigioso per un latinista. La premiazione avverrà prossimamente con cerimonia ufficiale in Campidoglio.

Secondo classificato al “certamen Capitolinum”: un riconoscimento importante. Che emozione si prova?

L'emozione è certamente grande, a maggior ragione perché inaspettata: dopo quasi due anni, ormai, me l'ero messa via. Dico solo che, quando ho aperto il telegramma e ho letto "Certamen Capitolinum", mi tremavano le mani...

Di che cosa parla la storia con la quale ha concorso?

Il poemetto racconta l'incendio di Notre Dame del 15 aprile 2019 come un attacco delle potenze infernali alla cristianità, nel tentativo di abbattere la sovranità di Dio: incaricata dal demonio, la Gorgone Medusa appicca il terribile incendio. Tuttavia anche il misfatto è parte della Provvidenza divina, cosicché la virtù dei pompieri, descritti come dei veri e propri eroi epici, rifulga come esempio di buone azioni che nobilitano l'uomo.

Oltre a studioso è anche docente di lettere classiche. Domanda che si sarà sentito rivolgere tante volte: qual è l’utilità di studiare ancora il latino e il greco?

 
Le cose "belle" esigono impegno, come d'altra parte notavano già i Greci. Ai miei studenti chiedo sempre se dia loro più soddisfazione vincere gareggiando contro degli avversari temibili e validi, oppure facili da battere. Ecco, il latino e il greco sono un po' così: possono darti del filo da torcere, ma, se riesci a "vincere" la gara, la soddisfazione è enorme, proprio perché l'avversario è nobile.

E questo è possibile con lingue - metto tra virgolette - “morte”?

Non significa indugiare in minute pedanterie e rigidi schematismi, ma sfruttare l'insegnamento delle lingue classiche per tenere sempre vivo e alacre l'ingegno dei ragazzi e il loro desiderio di mettersi alla prova e migliorare se stessi. Per questo motivo, oltre alle tradizionali versioni dal latino, mi piace abituarli anche a comporre in latino, sviluppando quella duttilità necessaria ad esprimere anche concetti moderni utilizzando la lingua di Cicerone, nella convinzione che il latino (e il greco) non sono e non saranno mai lingue morte!

Lei il l’arino è il greco come li insegna?

Cerco di far mie le parole di Giuseppe Bottai: "Impegnare la personalità dell'alunno con l'insegnamento del latino, è possibile sol che si sappia scoprire e far scoprire il suo segreto, che consiste nell'essere sempre gara e cimento. C'è veramente nel latino, nella sua complessità e nella sua stessa difficoltà, una continua sollecitazione agonistica".

Consiglia ai ragazzi che stanno terminando il liceo di iscriversi a Lettere antiche?

Beh, vero è che carmina non dant panem, ma, a chiunque senta quella piccola scintilla che anche solo timidamente luccica nascosta in profondità, io consiglio di farlo ad occhi chiusi. Non se ne pentirà mai nella vita...D'altra parte io devo ringraziare ancora oggi il mio Professore del liceo, Fortunato Lorenzon, che, con una sola parola, mi ha convinto ad iscrivermi a lettere classiche quando ero titubante e puntavo a lettere moderne.

Come si coltiva il latino dopo il liceo e l’università?

Io personalmente, quasi ogni sera, leggo qualche pagina in latino o in greco, non solo di autori classici. La possibilità di coltivarle c'è, gli autori ci parlano sempre, e quotidianamente possiamo rivolgere loro delle domande sfogliando le loro opere. D'altra parte, come già detto, sono delle lingue che, se qualcuno ti fa amare, ti penetrano in fondo al cuore e non ti lasciano più. E non parlo solo di persone che poi hanno proseguito con gli studi classici: mi capita spessissimo di parlare con medici o professionisti, anche di una certa età, che al solo sentir parlare di latino o greco, si illuminano negli occhi di una luce bellissima, in quanto, pur avendo intrapreso una strada diversa, sono eternamente riconoscenti a queste lingue per quanto hanno dato loro.

 



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Roberto Grigoletto

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