11 maggio 2021

Esteri

La scrittrice Akyol: "La Turchia non è un Paese per donne, Erdogan un misogino omofobo"

"Il Paese è perso, si sente la paura nell'aria, la piazza non lo cambierà"

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Esmahan Aykol

TURCHIA - Il ritiro della Turchia dalla Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne ''è una decisione che mette in pericolo di vita tutte le donne turche''. Che dimostra che ''il regime dell'Akp e di Recep Tayyip Erdogan è un regime non solo misogino, ma anche omofobo''. E che ''la Turchia non è un Paese per donne, non è un Paese per le minoranze sessuali''. Così la scrittrice turca Esmahan Aykol, nota per i suoi romanzi gialli pubblicati in Italia da Sellerio, parla con Aki - Adnkronos International della decisione del governo di Ankara di rinunciare all'adesione al trattato del 2011 voluto dagli stati membri del Consiglio d'Europa per prevenire e combattere la violenza contro le donne e domestica.

 

''Il ritiro della Turchia dalla Convenzione di Istanbul, volta a prevenire e combattere la violenza contro le donne, rappresenta una grave battuta d'arresto nella lotta per la protezione dei diritti delle donne'', afferma Aykol, sottolineando che ''il femminicidio e la violenza contro le donne sono aumentati nel paese sotto il regime di Erdogan, negli ultimi dieci anni''. Quello che manca sono ''statistiche affidabili sul femminicidio, lo stato non fornisce informazioni in merito, ma le organizzazioni femminili raccolgono dati dalla stampa e affermano che ogni giorno una donna viene uccisa da un parente maschio: padre, fratello, marito, fidanzato''.

 

La scrittrice, nata a Edirne 51 anni fa, che vive tra Berlino e Istanbul, tiene a sottolineare il fatto che ''il portavoce di Erdogan ha spiegato perché si sono ritirati dalla Convenzione affermando: "... la Convenzione di Istanbul, originariamente intesa a promuovere i diritti delle donne, è stata dirottata da un gruppo di persone che tentavano di normalizzare l'omosessualità, che è incompatibile con i valori sociali e familiari della Turchia. Da qui la decisione di ritirarsi'. Questa dichiarazione mostra che il regime dell'Akp ed Erdogan non sono solo misogini, ma anche omofobi''.

 

Rispetto a come cambierà la condizione femminile in Turchia ora, Akyol dichiara che ''negli ultimi decenni la situazione delle donne in Turchia è stata terribile e non riesco a pensare che peggiorerà, ma ovviamente sarà così. La Turchia è diventata un paese molto triste sotto il dominio islamista. Non è un paese per le donne, non è un paese per le minoranze sessuali''. Allo stesso tempo, però, ''le donne emancipate in Turchia non sono certo una minoranza'' e ''ce ne sono anche tra coloro che portano il velo, questo è un elemento importante''. Quando sono in Turchia, racconta, ''sento addosso un atteggiamento misogino quando mi trovo per strada o sui mezzi pubblici. Ma è come il razzismo, non puoi mai dimostrarlo finché non ti attaccano o ti uccidono''.

 

A questo proposito la giallista spiega che ''negli ultimi anni gli uomini hanno aggredito le donne nei sobborghi di Istanbul perché indossavano pantaloncini o minigonne. La cosa più importante è: le donne emancipate non sono una piccola minoranza in Turchia e anche tra le donne con il velo ci sono sostenitrici''. In Turchia ''si sente l'odore della paura nell'aria''. E il Paese ''non può essere cambiato con slogan e manifestazioni'' di piazza. Anche perché ''è pazzesco, è irrazionale'', ma ''ci sono telecamere e sistemi di riconoscimento facciale ovunque''. Per cui ''non arrestano i manifestanti nel momento della protesta, ma un giorno dopo, la mattina presto, li portano via dalle loro case''. ''C'è stata una manifestazione di donne in piazza Taksim sul ritiro dalla Convenzione - spiega Akyol - C'erano esattamente 26 donne che manifestavano e un numero tre volte superiore di poliziotti con furgoni, pistole e panzer''.

 

Questa situazione ''è pazzesca, è irrazionale - afferma la scrittrice - Ci sono telecamere e sistemi di riconoscimento facciale ovunque. Alle 5 del mattino bussano alla tua porta e ti portano via. Pensate alla famiglia, al tuo bambino piccolo, alla tua povera madre malata e a tutti i vicini che ti guardano mentre vieni preso in custodia''. La scrittrice immagina che la protagonista dei suoi romanzi, Kati Hirschel, ''non andrebbe a manifestare'' contro il ritiro dalla Convenzione di Istanbul. ''E' troppo intelligente per farlo. La Turchia è un caso perso. Non si può cambiare molto con slogan e manifestazioni di piazza'', afferma. ''Nell'ultimo romanzo Istanbul Tango, Kati stava pensando di lasciare il Paese a causa del crescente conservatorismo. Aveva assolutamente ragione. La Turchia non sta migliorando'', aggiunge la scrittrice.

 

Akyol riflette infine sul perché Erdogan abbia deciso di ritirarsi dalla Convenzione di Istanbul proprio ora e parla di tentativo di ''cercare sostegno'' per una sua rielezione. ''Perché Erdogan ha preso la decisione di ritirarsi dalla Convenzione ora? - si chiede Ayol - E' stato lo stesso Erdogan a firmare la Convenzione il 12 marzo 2012. Cosa è cambiato negli ultimi anni? Nove anni fa Erdogan aveva il sostegno dei liberali, che ora ha perso, e alla vigilia delle elezioni del 2023 è in cerca di sostegno''.

 

La scrittrice sottolinea che il presidente turco ''deve essere rieletto, altrimenti sarà portato davanti a un tribunale. E' un criminale su diverse questioni e non c'è scampo per lui se non verrà rieletto''. Akyol ricorda dunque che ''il Felicity Party, con il suo 0,73% dei voti, e altri gruppi islamisti radicali sono contrari alla Convenzione di Istanbul. A mio parere, la loro insistenza sulla questione è stata un fattore importante per la decisione di ritirarsi''.

 



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