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02 luglio 2022

Esteri

Lo scrittore Di Paolo:"Assurdo prolungare diritti 'Diario' di Anna Frank"

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Lo scrittore Di Paolo:

Continuare a prolungare i diritti sul 'Diario' di Anna Frank, anche ora che sono trascorsi 70 anni dalla morte dell'autrice, spirata nel 1945 a Bergen Belsen? "E' assurdo. Il 'Diario' di Anna Frank è un'opera postuma, considerata patrimonio dell'umanità. E' assurdo pensare di prolungare per tanti altri anni i diritti". A dirlo all'Adnkronos è lo scrittore Paolo Di Paolo, che ha curato per Newton Compton Editori la versione originaria del 'Diario', così come riprodotto nel saggio critico 'De Dagboekeen van Anne Frank', 'I diari di Anne Frank', a cura dell'Istituto nazionale per la documentazione bellica di Amsterdam.

Una versione che arriva dopo che, a 70 anni dalla morte dell'autrice, secondo la legislazione europea, l'opera è libera da diritti. E chi la vuole pubblicare è quindi esonerato dal pagamento del copyright alla Fondazione 'Anne Frank Fonds' che ne detiene i diritti. Un'interpretazione contestata proprio dalla Fondazione, creata a Basilea da Otto Frank, che ha deciso di considerare il padre di Anna Frank come co-autore.

Questa versione del 'Diario', spiega Di Paolo, "è la prima edizione italiana che esce dopo la scadenza dei diritti, avvenuta all'inizio di quest'anno". Di Paolo aggiunge che, su questo tema, "c'è una polemica internazionale, prima ancora che europea, perché la Fondazione Anna Frank di Basilea si è appellata all'idea che il detentore dei diritti a tutti gli effetti sia una sorta di co-autore postumo, il padre di Anna, Otto, che ha dato alle stampe una versione del diario che lui stesso ha curato e in qualche misura rimaneggiato".

"Il cavillo cui la Fondazione si appella - dice Di Paolo - è che, dal momento che il padre è co-autore, bisognerebbe aspettare 70 anni dalla sua morte, avvenuta nel 1980. Ciò vorrebbe dire prolungare i diritti ancora per molto tempo". Per questi motivi, dice Di Paolo, "la Fondazione ha annunciato di fare ricorso, ma bisognerà vedere se sarà accolto e quali effetti potrà determinare".

Nonostante ciò, sottolinea di Paolo, "in vari paesi stanno uscendo altre edizioni del 'Diario', rispetto a quella data alle stampe dagli editori che finora detengono i diritti nei singoli Paesi. Peraltro, anche in rete ci sono casi di messa online dell'intero testo".

Passando poi ad esaminare più da vicino la versione che Newton Compton manda in libreria, il curatore evidenzia che "il lavoro di Anna sul suo Diario è segnato da diverse tappe. Ad Anna, infatti, viene regalato un diario nel giugno 1942 che comincia a compilare come fa qualunque ragazzina. Immagina di rivolgersi ad una folla di amici. In quel mese di giugno del 1942, la sua è la vita normale di una ragazzina di tredici anni".

Dopo pochi mesi dall'inizio del suo diario, entrata in clandestinità e costretta a vivere in un rifugio, "Anna rimette mano al suo stesso Diario dandogli la forma che tutti noi conosciamo ed individuando come interlocutrice unica l'amica immaginaria Kitty. Siamo nel tardo 1942. All'inizio, invece, era un diario più istintivo, con più interlocutori e con fotografie ed appunti. Con il suo lavoro di riscrittura Anna dà al suo diario un ordine e il tutto sembra pensato per la pubblicazione".

"Potremmo definire l'edizione pubblicata da Newton Compton - osserva Di Paolo - il 'diario-diario' di Anna, ovvero quella parte della scrittura privata che ancora non si proietta su un orizzonte pubblico. Nella prima parte del diario a parlare è un'adolescente che scrive per vivere la sua quotidianità in modo diverso. Nel momento in cui la vita nell'alloggio segreto prende corpo con tutte le sue privazioni, cambia anche la prospettiva di Anna"

"Lo spazio della scrittura - afferma Di Paolo - diventa un modo, nella solitudine e nella privazione, per esistere diversamente e per continuare ad avere una rete di affetti, che vada al di là della famiglia. Una rete che Anna deve inventare e che si trasforma un una vera e propria proiezione della mente perché l'unico coetaneo con cui ha rapporti in quel periodo è Peter, il figlio d una famiglia nascosta in quello stesso alloggio segreto".

"Ciò che ho provato a raccontare nella prefazione del Diario - continua Di Paolo - è che abbiamo sbagliato a considerarlo soltanto come una testimonianza della Shoah. Non è soltanto questo perché è anche una testimonianza straordinaria sull'adolescenza e l'atto di nascita di una scrittrice. Riguarda indirettamente la Shoah, ma tutto quello che sappiamo della tragedia di cui celebriamo la memoria, non c'è nel racconto".

"Quello che più impressiona - conclude il curatore - è che tutto l'orrore dello sterminio sta fuori, oltre l'ultima pagina. Sta nell'ultima frase che Anna scrive, rivolgendosi a se stessa, nel frontespizio del diario: 'Sii gentile ed abbi coraggio'".

 



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