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18 gennaio 2022

Treviso

Il Salgàri perduto. Ritrovato. Amato

Lo studioso trevigiano Maurizio Sartor cura per Bompiani un volume di racconti ‘perduti’ del grande autore veronese. E fa due scoperte fondamentali

| Emanuela Da Ros |

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| Emanuela Da Ros |

Il Salgàri perduto. Ritrovato. Amato

TREVISO - Si dice che Che Guevara abbia letto più di 60 opere di Emilio Salgari. Popolarissimo in Italia, in diversi paesi europei, ma anche in America Latina, il grande scrittore di origine veronese, a distanza di oltre cent’anni anni dalla sua morte (Salgari si suicidò il 25 aprile 1911) continua ad avere uno stuolo di fedelissimi lettori.

 

E ricercatori appassionati. Se la copiosa produzione di romanzi e racconti (circa 90) di Emilio Salgari è per lo più venuta alla luce grazie all’attribuzione allo scrittore di testi per i quali aveva usato alcuni pseudonimi ricorrenti, e all’epurazione di romanzi e racconti falsamente attribuitigli, l’opera di Salgari continua a essere oggetto di indagini, screening, percorsi filologici “investigativi”.

 

E quando uno studioso salgariano si mette in moto, il suo progetto ha subito l’attenzione, il sostegno, la complicità di moltissimi appassionati.

 

Il racconto smarrito e il racconto perduto. E’ stato così anche per Maurizio Sartor, un giovane e valente studioso di Pederobba, che insieme a Claudio Gallo ha curato - per i tipi Bompiani - un delizioso volume salgariano dal titolo “Lo stagno dei caimani. E altri racconti perduti” in uscita in questi giorni. La genesi del libro (che è l’epilogo di una ricerca accurata tra dedali di riviste e racconti pubblicati agli albori del ‘900) è raccontata - come un romanzo d’avventura - nella prefazione ai racconti dallo stesso Maurizio Sartor.

 

Che cercando un racconto di Salgari che si riteneva perduto (Lo stagno dei caimani), ha fatto due scoperte straordinarie. Ha rinvenuto un racconto inedito di Salgari (Un principe al Polo Nord) e intuito che lo scrittore, che spesso ricorreva a pseudonimi per firmare racconti o romanzi, a volte li anagrammava per recuperare ulteriori identità d’autore.

 

La scoperta - è convinto Sartor - potrebbe dunque far riaffiorare ulteriori racconti o opere dello scrittore veronese, le cui opere più celebri (Il corsaro nero, Sandokan, I tre corsari) hanno avuto delle fortunate trasposizioni cinematografiche.

 

"Un principe al Polo Nord - spiega Maurizio Sartor - è sicuramente un racconto di Salgari, anche se l’autore l’aveva firmato con il nome Giulio Retadi, che ho scoperto essere l’anagramma di Guido Altieri, lo pseudonimo utilizzato da Salgari in diverse occasioni. Attraverso le mie ricerche - svolte tra archivi, biblioteche, collezioni e fondazioni private - ho inoltre rinvenuto un’inedita illustrazione della "Stella Polare", l'imbarcazione con la quale il Duca degli Abruzzi aveva intrapreso la spedizione alla conquista del Polo Artico”.

 

Le ultime novità si aggiungono ad altre brillanti intuizioni avute da Sartor in ambito salgariano. “Nel luglio 2011 - spiega Maurizio Sartor - avevo infatti scoperto che due romanzi pubblicati a firma Emilio Salgari, dopo la sua morte, non erano stati scritti da lui ma da Mario Casalino, un anonimo pennivendolo a pagamento (assoldato dall'editore di Salgari in accordo con i suoi figli), sconosciuto a tutti gli studiosi e ricercatori salgariani.

 

La notizia è poi stata ufficializzata nel novembre 2012 e ripresa da alcuni quotidiani. Ho infine attribuito ad altri romanzi postumi (apocrifi) il nome del corrispettivo "ghost-writer". Tra questi, il romanzo "Il ritorno delle Tigri di Mompracem" compilato in realtà da Riccardo Chiarelli”.

 



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Emanuela Da Ros

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