09 maggio 2021

Treviso

La rivoluzione psicologica operata dal Covid

Come la pandemia ci ha già cambiati lo dice uno studio realizzato dal Consultorio del Centro della Famiglia di Treviso, presentato ieri mattina.

| Roberto Grigoletto |

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| Roberto Grigoletto |

Centro della famiglia, a Treviso

TREVISO - Se c’è chi, in tempo di pandemia, non ha smesso e continua anzi ad aver molto da fare, sono i professionisti del supporto psicologico. Il mondo e i modi sono cambiati, dentro e fuori ciascuno di noi: relazioni sociali, stili di vita, rapporti personali e familiari. Ne sanno qualcosa gli stessi consultori, come quello del Centro della famiglia, a Treviso, in via San Nicolò, che di persone, da quando è scoppiata la pandemia ad oggi, ne ha ricevute tante in cerca di aiuto e contenimento.

Non è solo sanitaria ed economica la pandemia: le ricadute sul piano psicologico e del vissuto individuale e collettivo sono notevoli e spesso assai poco piacevoli (stress, paura e ansia elevati), come il lockdown ha del resto dimostrato. Il centro di valutazione del Consultorio del Centro della famiglia di Treviso ha deciso analizzare i dati (e sono molto indicativi) di questi mesi pandemici: viene preso in esame il periodo tra settembre e novembre 2020, confrontato con gli stessi mesi dell’anno precedente; ma vengono analizzati anche quei mesi di giugno luglio e agosto dell’anno appena trascorso, durante i quali ci si era forse illusi che la pandemia stesse per terminare. Il lavoro è stato presentato questa mattina nella sede del Centro della famiglia a Treviso.

“Tra i fattori di rischio: il distanziamento sociale, che con isolamento e solitudine, acuisce i problemi di salute mentale; consumo di alcol o di sostanze, in aumento durante il lockdown, nei consumatori “a rischio”; la violenza domestica e gli abusi a causa del confinamento forzato in casa; la restrizione delle libertà personali”. E poi – aggiungono i curatori dell’indagine - si avverte forte la paura del contagio (di sé e come veicolo per altri) e il notevole stress soprattutto da parte di alcune categorie, come quella del personale sanitario. Non irrilevanti le preoccupazioni che dall’inchiesta emergono per l’occupazione e la diminuzione del reddito. Anche l’ informazione, quella che veicola informazioni false, produce ansia disorientamento e vera e propria paura.

Da non trascurare le preziose informazioni che dallo studio emergono a proposito di rischio di gesti suicidari in seguito a lockdown e isolamento. C’è poi chi ha chi ha perso familiari o amici e si è ammalato: “Potrebbe sviluppare sintomi depressivi quali sentimenti di disperazione, alterazioni dell’appetito o del sonno, apatia, irritabilità, o sintomi di un disturbo da stress post-traumatico, incubi”. Diffusa anche la preoccupazione di non essere in grado di prendersi cura efficacemente di bambini o di altre persone fragili, come gli anziani. Non manca nemmeno la rabbia, legata anche al pensare di essere esposti alla malattia a causa della negligenza altrui e “un forte senso di colpa qualora si sia sopravvissuti alla morte di un proprio caro senza poterne elaborare propriamente il lutto”. Il mondo è cambiato, dentro di noi prima di tutto.

 


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Roberto Grigoletto

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