20 gennaio 2021

Politica

Ripensarsi e sperimentarsi: imprese e professioni al tempo della pandemia

Pietro Bussolati, responsabile Imprese del Pd nazionale suggerisce agli imprenditori di aggregarsi e di avviare subito un piano di formazione per i lavoratori

| Tommaso Colla |

| Tommaso Colla |

Ripensarsi e sperimentarsi: imprese e professioni al tempo della pandemia

TREVISO - Cambieranno, e non tanto dopo ma quanto per effetto della pandemia, le imprese e le professioni nel nostro Paese? Si farà altro e si lavorerà diversamente? Pietro Bussolati, responsabile Imprese e Professioni della segreteria nazionale del Partito democratico, pensa che i “fondamentali” del nostro sistema produttivo resisteranno. E che anzi sia stato proprio un bene difenderli nel corso di questa difficilissima crisi. Come del resto “bisogna continuare come finora si è fatto a difendere tutti i lavori possibili perché come abbiamo visto, quando ci sarà la riapertura del sistema produttivo riusciremo a recuperare, come è accaduto nel terzo trimestre di questo 2020”.

Il nostro Paese del resto può continuare a farsi forza sul made in Italy, “come anche su un sistema produttivo basato su un sistema di piccole e medie imprese che ha il pregio della flessibilità”. Poi di certo i problemi non mancano – ammette Bussolati, che è anche consigliere di una regione, la Lombardia, che è il motore dello sviluppo economico e produttivo: “L’attribuzione di competenze non proprio ordinato tra i livelli statale e regionale, per cui da una parte e dall’altra ci si occupa delle stesse cose in modo diverso”. La pandemia poi deprime certamente le potenzialità di espansione dell’economia, con una circolazione di liquidità assai più ridotta. “Però la pandemia un vantaggio lo offre: dà a tutti la possibilità di ripensarsi e di studiare il modo per investire i soldi che sono arrivati e continueranno a essere inviati dall’Europa”. Perché i finanziamenti non sono mica pochi. E quindi o si sperimenta adesso qualcosa di nuovo o mai più.

“Le imprese private come le grandi multinazionali hanno capito che è adesso il momento di riformulare l’offerta e di riprogrammare il lavoro, proprio a partire dal cambiamento che è già intervenuto sul piano non solo economico-sociale ma anche psicologico da parte dei consumatori”. In termini di organizzazione aziendale, Bussolati ritiene auspicabile a questo punto pensare a forme di aggregazione tra le imprese e a una modalità di lavoro “sistemica”. Poi c’è tutto il capitolo, non più eludibile, della formazione: “Bisogna approfittare di questo momento per avviare in grande stile un piano di formazione continua, considerato che ad essa ha libero accesso, ad oggi, solo l’otto per cento dei lavoratori”. Ai professionisti invece la pubblica amministrazione deve garantire l’equo compenso, mentre cruciale diventerà lo smart working quando smetterà di essere interpretato come telelavoro: “Per questo sono necessarie strutture e formazione; altrimenti vuol dire soltanto trasferire la sede della propria attività professionale”.

 



Tommaso Colla

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