20 gennaio 2021

Treviso

La Regione dica la verità sui contagi nel Veneto: i conti non tornano

Riuniti ieri sera dal Coordinamento in difesa della sanità pubblica amministratori locali, politici e sindacalisti: "L'altro ieri i casi sono schizzati a 3581. Seguiamo a ruota la Lombardia".

| Tommaso Colla |

| Tommaso Colla |

Ospedale

NORDEST - Erano oltre una settantina - amministratori locali, rappresentanti sindacali ed esponenti politici - collegati ieri sera sulla piattaforma Zoom per partecipare all’incontro pubblico del Covesap (il Coordinamento veneto in difesa della sanità pubblica) che nei giorni scorsi aveva lanciato un appello che è più un allarme sull’andamento della pandemia in Veneto: aumento dei contagi e dei decessi, blocco delle normali attività ospedaliere, grave carenza di personale sanitario e depotenziamento degli ospedali di prossimità.

Una partecipazione che restituisce una interpretazione autentica di quel “percepito” reale del contagio da Covid nei vari Comuni della nostra Regione. Tanto da chiedere, da più parti, di affidarsi ai Primi cittadini e alla Conferenza dei Sindaci per un serio monitoraggio della salute nei rispettivi territori. Nero su bianco sono state approvate e sottoscritte da amministratori, politici e sindacalisti, le priorità sulle quali da tempo si batte il cartello dei Comitati riuniti nel Covesap e che smentisce – dati alla mano e per molti versi – la narrazione che la Regione ha fatto da quando si è sviluppata la pandemia, ma soprattutto nel tempo recente della seconda ondata: “zona gialla” a prescindere, i tasso di mortalità in Veneto è tanto, troppo alto. Una situazione che molti cittadini e operatori sanitari vivono sulla propria pelle ogni giorno, più aderente alla realtà di quella che viene fornita quotidianamente dai bollettini della Regione.

Una fotografia nitida e purtroppo impietosa: “Interventi di tracciamento e controllo del territorio saltati già ad ottobre; ospedali saturati a novembre; accertamenti e cure per patologie non-Covid interrotti o drasticamente ridotti; Rsa con un numero di contagi e di morti impressionante (da marzo ad oggi più di 1500 decessi). Un virus più attivo che mai in circolazione persino tra i bambini (oltre 9000 contagiati nella fascia 0 – 14) e un rapporto tra positivi e tamponi totali tra i più alti in Italia”. Per non parlare delle difficoltà e carenze nella gestione della pandemia nel territorio e a domicilio. Aumentano nel frattempo i ricoveri ospedalieri e decessi (416 nella settimana 22-29 nov., 13 % in più rispetto a quella precedente). L’altro ieri, 3 dicembre, il Veneto era ancora una volta la regione con più nuovi contagi (3581) dopo la Lombardia. Bando alle ciance e agli edulcoranti, viene da dire.

Per il Coordinamento veneto in difesa della sanità pubblica è necessario intervenire urgentemente sul rafforzamento della medicina territoriale (Usca, medicine di gruppo, assistenza domiciliare integrata) e sul potenziamento dei dipartimenti della prevenzione. “Bisogna fare chiarezza sui numeri reali dei posti-letto e sull’incremento delle strutture e del personale ospedalieri, avviando un reclutamento straordinario di personale sanitario qualificato. Necessario infine riprendere la continuità di cure per i pazienti non Covid e provvedere al sostegno economico alle Rsa, verificando infine la nomina dei direttori sanitari. Priorità che da ieri sera non porterà avanti soltanto del Covesap ma insieme a molti Comuni insieme al mondo politico e del sindacato. Che alla Regione dicono: “Se ci sei, batti un colpo”.

 


| modificato il:

Tommaso Colla

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