20 ottobre 2021

Treviso

Quelli che in ferie non andranno neanche a Ferragosto

Molte fabbriche e aziende nella Marca non hanno mai chiuso e continueranno a lavorare. Per le altre la ripresa non sarà facile.

| Roberto Grigoletto |

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| Roberto Grigoletto |

chiuso per ferie

TREVISO - Iniziano il 9 le due settimane di agosto di chiusura, come da tradizione, delle fabbriche e in generale delle attività economico-produttive. Ferie quindi (ma non per tutti). E niente affatto spensierate. Lavoratori, datori di lavoro, imprenditori, sindacati: con la preoccupazione della ripresa ci vanno un po’ tutti in vacanza. OggiTreviso ha intervistato il segretario generale della Cisl di Belluno e Treviso, Massimiliano Paglini.

Segretario, cosa dobbiamo aspettarci al rientro dal Ferragosto?

Prima di tutto la speranza di un graduale ritorno alla normalità che permetta di consolidare i confortanti risultati economici che si stanno registrando negli ultimi mesi anche in provincia di Treviso. La ripresa però dovrà necessariamente passare attraverso il completamento della campagna vaccinale ed essere supportata da comportamenti responsabili e prudenti da parte di tutti. Ad ogni modo è impensabile un classico rientro dalle ferie come se fossimo negli anni Settanta.

Si spieghi...

Oggi ci troviamo all’interno di un ciclo produttivo globale in continuum che si apre con la mezzanotte di Auckland e si chiude con la mezzanotte di Taipei. Basti pensare che mentre i mercati finanziari si fermano - per il momento - solo il sabato e la domenica, quelli delle criptovalute non s’interrompono mai, con scambi 24 ore su 24 sette giorni su sette. Le filiere globali del valore impongono il ciclo continuo della produzione e ciò diventerà sempre più pervasivo e fagocitante. Non a caso, anche in provincia di Treviso, ci sono diverse aziende che non hanno mai chiuso e che non si fermeranno neppure in agosto, proprio per soddisfare le molte commesse arrivate in questo periodo.

Quali saranno le principali criticità?

Si sta verificando una grande turnazione di massa in cui la produzione, e quindi il lavoro, è sempre più parcellizzata e destrutturata. Oggi è fondamentale comprendere come riuscire a collocarsi all’interno di queste filiere globali per difendere il lavoro e l’occupazione dell’Italia e dei nostri territori. In autunno ci dovremo impegnare tutti per rafforzare e difendere il sistema economico italiano e del Nord Est, in una coesione europea sempre maggiore per competere adeguatamente con i pochissimi soggetti che detengono potere finanziario e agilità economiche.

Molte nostre aziende sono alle prese con una carenza inedita, quella di materie prime. Come si sta evolvendo la situazione?

È una questione emblematica, con alcune aziende costrette a utilizzare la Cassa integrazione per scarsità di approvvigionamento. Ci dobbiamo chiedere come farà l’Europa e quindi l’Italia a contrastare lo strapotere cinese sui mercati delle materie prime. Per di più noi siamo fortemente esposti in quanto Paese trasformatore e non produttore di materie prime.

E quindi, come se ne potrà uscire?

La politica, anziché occuparsi di minuterie, dovrebbe pensare a realizzare strategie ampie di politica industriale e politica energetica, oltre che rendere il Paese competitivo e attrattivo per gli investitori. Se non faremo questo non saremo in grado di difendere e rafforzare il welfare state né di riprendere il cammino della crescita. Noi come Organizzazione sindacale siamo pronti a lavorare con tutti se la volontà sarà quella di costruire e consolidare crescita e tutele sociali”.

Su che cosa s’impegnerà più nello specifico la Cisl con la ripresa autunnale?

La Cisl da ottobre inizierà la stagione congressuale, che si concluderà a maggio 2022 con il Congresso Confederale. Sarà una grande occasione per analizzare ed elaborare la Cisl del futuro con piedi saldamente ancorati ai valori fondativi della solidarietà e della inclusione sociale. Non abbiamo mai fatto mancare il nostro contributo nei passaggi chiave della vita del Paese, continueremo a farlo anche in questa fase delicata di uscita dalla pandemia.

Proviamo a tracciare un quadro di Marca?

A livello locale, le questioni principali sono tre: la madre di tutte le priorità è la sicurezza sul lavoro. Troppi gli incidenti mortali che hanno funestato questi mesi: saremo fermi nel pretendere che il tema della sicurezza sia rubricato in cima alle priorità di tutte le agende di tutti i datori di lavoro. In secondo luogo, riteniamo fondamentale che si progetti e si costruisca assieme ai diversi soggetti coinvolti il programma di investimenti per il Pnrr. Speriamo di non dover assistere alla saga delle buone intenzioni e poi ognuno per sé. Infine, e non per ordine di importanza, le politiche attive, con la necessità di investimenti importanti sulla formazione, a partire dalle competenze trasversali che vanno sviluppate a partire dai primi anni di scuola, e dalla riqualificazione dei lavoratori in uscita dai settori in crisi.

Favorevole al green pass? Quali i rischi reali per il mondo del lavoro?

Siamo favorevoli al rigoroso rispetto delle norme sulla sicurezza e la prevenzione dei rischi nei luoghi di lavoro come stabilisce il Decreto Legislativo 81/2008 e le norme correlate. Le norme per gestire la prevenzione e tutelare la sicurezza ci sono già, basta applicarle e soprattutto volerlo fare. Tutelare la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro significa tutelare il ciclo produttivo e quindi il buon funzionamento delle aziende e degli uffici pubblici.

Ma gli imprenditori saranno d’accordo?

Noi siamo pronti a ripetere l’esperienza importante dei Protocolli firmati durante l’emergenza pandemica dello scorso anno che garantirono il funzionamento delle fabbriche e ridussero al minimo i rischi per i lavoratori. Se invece gli imprenditori vogliono fare da soli, sappiano che pretenderemo il rigoroso rispetto delle norme richiamate. E questo vale per il rischio Covid come per tutti i rischi in materia di sicurezza sul lavoro, che dev’essere la priorità sempre, non solo per qualche giorno quando si verificano le tragedie”.

 


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