25 ottobre 2021

Treviso

Quanti trevigiani sanno che il liceo Canova è stato anche a Ca' Sugana?

E' questa una delle tante chicche raccontateci da Alessandra Iannacci, guida turistica dell'Associazione didattica nordest

| Roberto Grigoletto |

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Quanti trevigiani sanno che il liceo Canova è stato anche a Ca' Sugana?

Treviso - C’è una storia della scuola trevigiana che a sentirla raccontare si viene anche a conoscere la trasformazione urbanistica della città, con le scelte che hanno privilegiato un piano rispetto a un altro; cambi di destinazione d’uso dell’ultimo momento compresi. Come in via Caccianiga, dove al posto delle elementari “De Amicis” si sarebbe dovuto correre dentro a un ciclodromo, oltre il quale era stato preservato una ampio polmone verde. E’ comparso invece il “Duca degli Abruzzi”.

Il percorso di storia trevigiana che si dipana lungo le vicende dei principali istituti scolastici è stato elaborato (“magistralmente”: è proprio il caso di dirlo) da Alessandra Iannacci, guida turistica dell’Associazione didattica nordest che da luglio accompagna in visita parecchi cittadini di tutta provincia, digiuni e ignari di notizie di tal fatta. Parte - il viaggio - dall’annessione del Veneto al Regno d’Italia, attraversa la riforma Gentile per approdare alla scuola media unificata nel 1962. In principio, in età napoleonica, era il Liceo dipartimentale: il “Tito Livio” a Padova, il “Pigafetta” a Vicenza e il “Canova” a Treviso dal 1807. Ospitato tra il 1859 e il 1869 a Ca’ Sugana (dove ora alberga il Comune) solo dopo l’unità d’Italia venne intitolato ad Antonio Canova e traslocato nel convento degli Scalzi al “ Bailo”. Bisognerà attendere il 1922 per fare ingresso nell’attuale prestigiosa sede, due anni esatti dopo la posa della prima pietra. Stesso anno, il 1920, in cui iniziò pure l’edificazione del “Riccati”, precedentemente nel palazzo Scotti, in via Toniolo.

Ragioneria e classico, i due cardini sui quali ruotava l’intero sistema scolastico, fino alla istituzione del liceo scientifico voluto dal ministro- filosofo Giovanni Gentile, in epoca fascista. “È un modo diverso e accattivante quello di conoscere il passato della nostra città visitando i luoghi che di storia trasudano” - garantisce Alessandra Iannacci, che già è con la mente ai prossimi percorsi turistico-didattici per le vie di Treviso, alla scoperta di come eravamo nei secoli passati. E per un ripasso della storia, che non guasta mai. Tutt’altro.

 


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Roberto Grigoletto

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