30 novembre 2020

Per qualche libro in più

Categoria: Altro - Tags: OPAC SBN, libri

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Valentina Piovesan | commenti |

I giornali ci propinano senza alcuna pietade le notizie più inutili, grossolane e farlocche che noi miseri e tapini lettori possiamo immaginare: paranoici svarioni di politici bolliti, matrimoni fetecchia di starlette in salmì, gravidanza minuto per minuto della soubrette al tegamino di turno fanno ululare di gioia i più come nemmeno un lupo mannaro in una notte di plenilunio potrebbe fare.

 

In questa "trashcalation" il fatto che le Biblioteche Italiane dovranno probabilmente rinunciare all’OPAC SBN per mancanza di fondi è vergognosamente passato inosservato. I più scaltri si saranno muniti della Stele di Rosetta, dell'aurebesh o di un dizionario quenya-italiano (codesti esempi sono un mero pretesto per far sfoggio della mia cine-libro “nerditudine”, lo ammetto) per decifrare codeste simbologie arcane e astruse: OPAC SBN.

 

Ma lo studente o il bibliotecario in tutte le loro forme sanno già di cosa sto parlando, o meglio, scrivendo: l’ancora di salvezza in un mondo fatto di innumerevoli edizioni di un medesimo tomo, libri fuori catalogo, testi a l’aura sparsi. Ne sa qualcosa chi come me non solo ha vagato per anni nelle biblioteche di Venezia, di Treviso e di Padova e nei sotterranei depositi della veneziana BAUM alla ricerca di volumi più introvabili del Santo Graal, ma ha anche reperito alcuni testi grazie alle meraviglie del prestito interbibliotecario, del quale il Catalogo Online delle Biblioteche che partecipano al Servizio Bibliotecario Nazionale, con i suoi 14 milioni di titoli e le sue 64 milioni di localizzazioni, è l’inseparabile alleato, in vista di esami, tesi o anche solo per diletto (ebbene sì, per qualcuno la lettura è da inserire nel novero degli svaghi).

 

Ebbene, l’Istituto Centrale per il Catalogo Unico delle Biblioteche Italiane e per le Informazioni bibliografiche (ICCU) non dispone più dei finanziamenti per la gestione del Servizio Bibliotecario Nazionale (SBN). I tagli si sono abbattuti senza discernimento, come una scure impazzita, tanto che in precedenza non solo si è dovuto ridurre il livello di servizio offerto, ma anche cercare finanziamenti al di fuori del bilancio ICCU.

 

Senza contare che, come possiamo leggere nell’appello pubblicato dal Personale dell’ICCU: “I tagli colpiscono pesantemente anche il personale del nostro Istituto e di tutto il MiBAC. Da anni i pensionamenti non vengono compensati da nuove assunzioni, ma soltanto provvisoriamente e in misura minima da collaborazioni esterne”.

 

Tutto questo è a dir poco sconcertante. Il nostro Paese si è sempre fregiato di una corona di sapienza, unica nella sua specie, forgiata da millenni di attenzione per l’Arte in tutte le sue declinazioni, nella quale troviamo incastonati i gioielli intellettuali più fulgidi mai visti, ma non si sa come, né perché, pare che a destra e a manca si siano messi tutti d’accordo per spogliare la nostra patria di questo suo meraviglioso ornamento, sostituendolo con una furibonda smania di saccheggio culturale.

 

Una simile risoluzione mette in serio pericolo la formazione di studenti e letterati, ma anche la libertà e il diritto alla conoscenza di chi mediante questo catalogo desidera semplicemente ampliare i propri orizzonti attraverso un libro.

 

L’impossibilità futura di condividere tali preziose risorse, messe insieme con pazienza certosina dal catalogatore, che può vantare come unica soddisfazione la gratitudine di chi senza fatica alcuna individua un volume nel mare magnum delle biblioteche italiane, rappresenta un doloroso passo indietro in uno scenario di modernità e competenza incredibilmente sottovalutato: “La cooperazione nazionale e la condivisione delle risorse hanno determinato l’abbattimento dei costi della catalogazione, consentendo alle biblioteche di ottenere in pochi anni risultati non perseguibili con la gestione tradizionale. […] E proprio in quanto basata sulla condivisione delle risorse la rete SBN, nata come realizzazione all’avanguardia, è stata presa a modello di buona pratica a livello internazionale”, possiamo leggere ancora nel già citato appello.

 

Ma nell’attuale clima desertico-neurale il clamore suscitato da una risorsa culturale in via di estinzione è pari a zero. E allora, avanti, march! con i soliti bolliti, salmì e tegamini.



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