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18 gennaio 2022

Treviso

Pummarola cinese: chi la vuole?

Coldiretti Treviso contro le etichette poco trasparenti

| Emanuela Da Ros |

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| Emanuela Da Ros |

Pummarola cinese: chi la vuole?

TREVISO - Tempi agguerriti per la tavola trevigiana. Un mese fa, Udine ha scippato a Treviso la paternità del Tiramisù, suscitando reazioni istituzionali (vedere alla voce: ‘governatore Zaia, io non mi arrendo’). Un paio di settimane fa, il giornalista napoletano Ciro Pellegrino ha scritto qualcosa del tipo ‘la mozzarella di bufala made in Treviso è ridicola’, suscitando l’indignazione dei produttori che stavano festeggiando la bufala (e i suoi prodotti) a Pezzan di Istrana.

 

Lunedì la Coldiretti di Treviso se l’è presa con la Cina. E soprattutto con quella ‘pummarola’ che viene spacciata per locale, quando arriva da migliaia di chilometri di distanza. “Cari trevigiani - recita il comunicato diffuso - vi piace così tanto la pummarola cinese?” Non so voi. Ma a me - che adoro la cucina cinese e giapponese - verrebbe da rispondere ‘no’. Perché la domanda è capziosa. O forse ha alla base qualcosa su cui riflettere.

 

Antonio Maria Ciri, direttore di Coldiretti Treviso, ha rivelato che l’Italia ha importato dalla Cina nel 2016 un totale di 91 milioni di chili di pomodoro, circa il 20% della produzione nazionale. “Un fiume di pomodoro - ha dichiarato - che viene poi spacciato nel mondo come italiano per la mancanza di un sistema di etichettatura di origine obbligatoria”.

 

“Ad oggi – sottolinea la Coldiretti - l’obbligo di etichettatura di origine è in vigore in Italia solo per le passate, ma non per pelati, polpe, sughi e soprattutto concentrati. Il problema riguarda tutta l’ortofrutta trasformata, dai fagioli all’arancia, che spesso arrivano da paesi lontani per essere lavorati in Italia e diventare magicamente sulle tavole dei trevigiani Made in Italy senza alcuna indicazione per il consumatore“.

 

E allora? Coldiretti spinge. Dice che ‘l’Italia che è leader europeo nella trasparenza e nella qualità e che ha il dovere – dice il presidente Feltrin - di fare da apripista nelle politiche alimentari comunitarie anche con una profonda revisione delle norme sul codice doganale”.

 

Attualmente l’etichetta di origine sulla spesa degli italiani è obbligatoria per carne di pollo e derivati, carne bovina, frutta e verdura fresche, uova, miele, passata di pomodoro, pesce, olio extravergine, pasta, riso, latte e formaggi, ma non è contemplata per salumi, carne di coniglio, carne trasformata, frutta e verdura trasformata, derivati del pomodoro diversi da passata, sughi pronti e pane.

 

E’ quindi possibile che la pummarola per la pizza abbia fatto più strada di Marco Polo per finire sotto il carciofino. Magari è buona. Ma non sappiamo da dove arriva. Nè quanta strada abbia fatto. E a che pro.

 


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Emanuela Da Ros

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