13 agosto 2020

Psicoterapia: una Fiaba tutta da raccontare!

Categoria: Scienze e tecnologie - Tags: magia, fantasia, immaginazione, fiaba, arteterapia, creatività, trasformazione, psicoterapia

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Roberto Lucchetta | commenti |

Contrariamente a ciò che i luoghi comuni fan supporre, la psicoterapia è un luogo di magia. Sulla scena dello sviluppo psichico, ovvero del nostro farci Anima, si apre lo spazio del “gioco alla vita” con le sue regole ed attività di esplorazione del mondo a partire da sé, un luogo ermetico in cui sarà la condizione ritrovata a far emergere il germogliare di nuove consapevolezze, con quel pizzico di magia sempre connesso all’esercizio giocoso dell’immaginazione e della fantasia, imparando a trasformare il tempo che si condivide con gli altri in un tempo interiore e ad acquisire autonomia, ovvero la capacità di stare da soli in presenza dell’altro, per aiutare le giovani piante a convivere nel bosco.

 

Ed è proprio Il magico l’elemento che caratterizza la fiaba, una sorta di dimensione in cui tutto è possibile, in cui gli accadimenti non seguono per forza la logica della causa e dell’effetto. La stessa dimensione e la stessa "non logica", in senso causale appunto, che contraddistingue il sintomo. Ecco perché l’utilizzo della fiaba può rivelarsi un valido facilitatore in terapia: il linguaggio fantastico del fiabare apre la porta alla produzione di immagini e consente di rappresentare simbolicamente il proprio star male, mettendo da parte l’Io e il Principio di realtà.

 

La fiaba è un racconto immaginario dove si narra l’avventura di un personaggio (protagonista) che, attraverso peripezie ed ostacoli, raggiunge un obiettivo gratificante, grazie ad un intervento magico che riesce a cambiargli la vita. A chi la legge o meglio, a chi la racconta, sarà in grado di aprire una finestra sul mondo delle immagini e delle emozioni connesse, un mondo intriso di simbolica funzione intrapsichica. Già l’apertura che contraddistingue ogni incipit di fiaba – “C’era una volta” – predispone ad un’uscita dalla realtà fenomenica favorendo l’ingresso in un “non tempo", in una sorta di infinito ed eterno colpo di magia.

 

Pochi tratteggi caratteriali ed ambientali e qualche legame di parentela rendono ampia e quasi anonima l’atmosfera invitando ciascuno ad attivare le proprie immagini che solo il clima creativo del momento può suscitare ed inventare. Un seconda parte sarà dedicata allo svolgersi dell’azione, con intrecci, avventure, episodi. Una terza alla crisi, momento culminante in cui il soggetto si trova davanti ad eventi catastrofici ed apocalittici che tenteranno di distruggerlo: sarà l’opportunità di familiarizzare con i propri processi interiori frammentati. L’esito finale è segnato dalla lisi, dalla caduta del problema o della difficoltà: il raggiungimento del tesoro, la conquista del trono, la liberazione della prigioniera, il risveglio dal sonno profondo ecc. termina nella ricongiunzione e ricomposizione di ciò che prima era frantumato, in un processo alchemico di trasformazione.

 

La fiaba diventa la metafora della storia della vita della psiche, rendendo il viaggio un percorso di individuazione. Narra le vicende, le peripezie, i tormenti, i dolori attraverso i quali la psiche giunge infine alla sua piena maturazione, liberandosi dai complessi che l’avvolgono e la mettono a dura prova, e nutrendosi della forza degli archetipi che, invece di distruggerla, finiscono con il fortificarla, riportandola a vita autentica.

 

La soluzione della fiaba è la storia di una guarigione psichica che si attua sino alla rinascita, alla trasformazione del soggetto che può tornare a governare i moti della sua psiche e di conseguenza gli eventi della sua vita, pieno di nuova energia, capace ora di affrontare il mondo con serenità, con forza, con coraggio e determinazione. La trasformazione avviene come effetto visibile esterno: il brutto anatroccolo che si trasforma in cigno, Pinocchio che si trasforma in bambino, Cenerentola in principessa. La vera trasformazione, tuttavia, è quella psicologica interna del soggetto che assume consapevolezza di sé e rinasce “a nuova vita”.

 

E non esiste fiaba senza intervento magico! L’immagine del folletto è l’immagine di un alleato, l’elfo, lo gnomo, a seconda del tempo in cui la fiaba viene narrata. Al folletto gli viene affidato un nome, danza e gioca sopra le cose e ci indica cosa fare, dove dirigerci, senza sforzo. È l’amico col quale si può raccontare il proprio vissuto e le proprie avventure, le proprie scelte di vita e, rispetto a queste, il folletto approva o disapprova. Il folletto nasce dal caos ed è il nostro Talento. Ha il potere di scomparire e riapparire ogni qual volta sentiamo l’esigenza di un momento magico. È il nostro amico immaginario, né buono né cattivo, non giudica, non ha teorie, il nostro spirito guida, quella forza saggia che ci abita e ci trascende contemporaneamente e che, proprio per queste sue qualità ci porta per mano a realizzare il nostro fine, “la nostra forma primordiale che stimola una serie di processi interni per la loro presa di coscienza” (C.G.Jung).

 

Terapia come arte, arte come terapia. Significa che, come attraverso l’arte ci si esprime, e l’espressione parla di sé, così la terapia diventa arte, perché ogni persona è singolare nel vissuto, nell’esperienza, pia comnell’espressione appunto. E quindi si vogliono coniugare questi aspetti per unirli e realizzare l’unità del proprio essere. Ed il gioco di per sé è lo strumento di apprendimento più efficace per tutti.

 

Creatività deriva da creber, crescere. E crescere è discendere, penetrare nello spessore della vita. E le forze che lo richiedono produrranno saggezza: lasciar fare a queste forze ci farà sentire posseduti dal fuoco della vita! Attraverso la creatività e la possibilità di mettersi in gioco si costituirà un ponte visibile che collega fra loro due mondi: l’interno e l’esterno, il diurno e il notturno, il conscio e l’inconscio.

 

Scoprirsi ricchi…perché, come le monete, abbiamo due facce!



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Roberto Lucchetta

Dott. Roberto Lucchetta
Psicologo - Psicoterapeuta - Psicosomatista
Via M. Bertuol, 1
31020 - Frescada di Preganziol (Tv)


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