28 febbraio 2021

Treviso

Psicologi in corsia a sostegno dei nostri operatori sanitari

Saranno anche all'ospedale di Montebelluna, particolarmente gravato dai pazienti Covid e con risvolti emotivi anche per gli operatori

| Roberto Grigoletto |

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| Roberto Grigoletto |

Ospedale

TREVISO - Oscar Miotti è uno psicoterapeuta di Castelfranco con una esperienza professionale di lungo corso e che sulle nuove frontiere della psicoterapia è sempre presente. Alle emergenze non si sottrae, semmai da esse si fa sfidare. Anche da quella prodotta dal Coronavirus. E ha messo a disposizione il suo bagaglio professionale (ma pure tanta umanità) prestandosi come “psicologo di corsia”.

Come è nata questa esperienza?

Appartengo da tempo ad una associazione che si chiama Emdr Italia che riunisce circa 8000 psicologi formati per occuparsi di traumi.

L’acronimo Emdr sta per?

Desensibilizzazione e riapprendimento attraverso i movimenti oculari. E’ una tecnica per rielaborare gli eventi traumatici scoperta in America circa trent’anni fa.

E che c’azzecca con l’emergenza sanitaria?

Appena si è sviluppata la pandemia, già agli inizi di marzo, il mio gruppo di psicologi con la formazione in Emdr si è attivato per l’assistenza alla popolazione che viveva un grande disagio dovuto al lockdown e alla paura del contagio. Attraverso il fondo sanitario "Sani in Veneto" abbiamo coordinato un intervento che ha coinvolto circa 80 operatori tutti psicologi e psicoterapeuti perché ha fornito oltre 400 interventi nell’arco del periodo critico in modalità gratuita.

Quando siete entrati in corsia?

Innanzitutto abbiamo fornito formazione agli operatori sanitari pubblici di Belluno e Treviso perché dessero, a loro volta, sostegno alla popolazione agli operatori più strettamente coinvolti con le persone contagiate. Più di recente l’ulss 2 di Treviso ha chiesto un intervento specialistico con gli operatori in prima linea con il Covid.

In cosa è consistito il vostro apporto?

Da prima di Natale abbiamo cominciato ad incontrare gli operatori del Suem di Treviso. Ci siamo resi conto che questi operatori sono da sempre esposti ad uno stress lavoro correlato molto importante e il Covid ha accentuato il loro malessere.

Molti pensano che medici e infermieri dovrebbero essere attrezzati più di altri ad affrontare l’emergenza?

Non è vero che affrontando continuamente la morte ti desensibilizzi, anzi . È vero invece che più stai a contatto con la morte e con vicende dolorose e più accumuli sofferenza che prima o poi ti porterà il conto.

Che rispose avete ricevuto dagli operatori sanitari?

Ci siamo resi conto da subito che hanno bisogno di parlare degli eventi traumatici che vedono quotidianamente, ma soprattutto di una metodica terapeutica che possa alleviare il peso derivante dai traumi assorbiti.

E voi psicologi come potete intervenire?

Cerchiamo di sollevare questi operatori dagli eventi negativi con i quali quotidianamente vengono a contatto: ovviamente non possiamo cancellare quello che è avvenuto ma il ricordo o la rievocazione di quei ricordi risulterà meno disturbante.

In quali ospedali state operando attualmente?

Da venerdì scorso siamo all’ospedale di Montebelluna, particolarmente gravato dai pazienti Covid e con risvolti emotivi anche per gli operatori: un operatore che è a contatto con pazienti covid, oltre ad avere paura per la propria incolumità, teme di poter contagiare i propri cari, magari i genitori anziani. La sofferenza degli altri riporta in contatto con le proprie sofferenze, traumi pregressi,e le proprie situazioni di vita.

Inevitabile per loro parlare anche delle proprie situazioni e relazioni familiari…

Le famiglie di questi operatori sono state sottoposte a delle privazioni di tempo importanti, qualcuno di loro può rischiare di perdere anche le proprie relazioni affettive. Dal punto di vista delle sofferenze psicologiche si possono rilevare forme di ansia, depressione oppure sintomi quali irritabilità, difficoltà nel sonno.

Esporterete anche in altri ospedali questo progetto?

L’idea è quella di estendere il servizio tutte le aree critiche dell’azienda sanitaria trevigiana. Gli operatori coinvolti in questa prima fase sono circa una decina ma aumentando le richieste maggiore sarà anche il numero di psicologi e psicoterapeuti coinvolti, tutti formati nella psicologia dell’emergenza.

 


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