29 novembre 2020

Provincia sì, Provincia no, Provincia gnamme: se famo du’ spaghi?

Categoria: Altro - Tags: treviso, provincia, Elio e Le Storie Tese

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Valentina Piovesan | commenti |

Correva l’anno 1996, nessuno aveva ancora da ridire sul fatto che Treviso fosse una Provincia e io scalpitavo in attesa di partecipare all’attesissima, mitica, ma che dico, mitologica! prima gita “lunga” delle Medie, destinazione Firenze. Naturalmente il destino beffardo e subdolo volle che a tre giorni dalla partenza mi buscassi un’influenza killer con annesso febbrone a 39°C, che tentai di dissimulare con estrema nonchalance esprimendo assoluto scetticismo nei confronti dei medici e ostentando una salute di ferro, dando origine a un curioso mix tra il volto allucinato e spettrale del Joker di Batman (molto simile a quello di Cesar Romero, interprete del folle criminale nella serie televisiva del ’66, sì, proprio lei, “Pow”, “Bam”, “Ouch” ecc.) e quello da avvinazzata di Heidi, grazie alle gote vermiglie dovute allo stato febbrile.

 

Ovviamente i miei genitori non si fecero mettere nel sacco e non intrapresi il viaggio, sob. Da sotto il piumone meditavo già una vendetta tale nei confronti dell’umanità che nemmeno il Conte di Montecristo avrebbe potuto escogitare, quando vidi in televisione degli alieni, fatto che mi fece immantinente dimenticare i miei oscuri propositi. Non erano allucinazioni dovute alle mie condizioni come avevo pensato in un primo momento, si trattava bensì della geniale esibizione sanremese di Elio e le Storie Tese.

 

Fu amore a prima vista, quando poi mi concentrai sulle parole della canzone, “La terra dei cachi”, nacque in me una sconfinata ammirazione nei loro confronti che perdura intatta nel XXI Secolo. È da sottolineare come questo brano sia di un’attualità sorprendente, l’Italietta e gli Italioti son sempre quelli e il visagista delle dive è ancora truccatissimo. “Puoi dir di sì, puoi di no, ma questa è la vita”: il clima di “sì”, “no”, “nì”, “boh”, “bah”, “forse” è tale e quale.

 

Prendiamo il discorso della Provincia di Treviso. Un giorno leggiamo sui giornali che sì, ci sarà la Provincia di Padova-Treviso; colpo di sceeeena, spunta Venezia: si parla di Padova-Venezia, poi di Padova-Treviso-Venezia (il triangolo no, il trevigiano medio non lo aveva considerato)! Ecco profilarsi all’orizzonte la PaTreVe (che sembra un acronimo da Azienda dei Trasporti), insomma. “Ora spiegami dai, l’atteggiamento che dovrò adottare!”, exploit alla Renato Zero, potrebbe riassumere lo stupore del cittadino.

 

Io capisco che “La geometria non è un reato”, ma qui anche Pitagora sarebbe uscito di senno, perbacco! Ordunque, quale sarà il nostro destino? In un futuro incerto mi preme ricordare il passato: “Nei Giorni Memorandi 21 e 22 ottobre la Provincia di Treviso con solenne Plebiscito affermò la sua unione al Regno d’Italia”, questo potete leggere in Piazza dei Signori ancora oggi. Ora, non starò qui a dissertare sull’annosa questione della rilevanza di questo Plebiscito, poiché sulla Gazzetta di Venezia già il 20 ottobre 1866 si parlava di codesta annessione. Mi concentrerò invece su due termini, ossia “Provincia” e “Plebiscito”.

 

Possiamo leggere sul sito della Provincia di Treviso alla voce “Competenze” che: “La Provincia adotta un proprio Statuto che stabilisce le norme fondamentali dell'organizzazione dell'ente e, in particolare, specifica le attribuzioni degli organi, le garanzie per le minoranze, i criteri generali in materia di organizzazione dell'ente, le forme di decentramento, le modalità di partecipazione popolare (referendum provinciali consultivi e propositivi possono essere richiesti da almeno 20.000 cittadini di 20 diversi comuni)”.

 

Che differenza c’è tra Plebiscito e Referendum? La risposta non è univoca. Genericamente, il Plebiscito è l’attribuzione dell’esercizio della sovranità, per delega a una data persona, mentre il Referendum è espressione di governo diretto. Ecco, a mio avviso più che accettare come un’inevitabile scure il taglio netto che il Governo auspica di attuare per diminuire il numero delle Province in Italia, sarebbe stato un sacrosanto diritto dei Cittadini scendere in campo non dico attraverso un Plebiscito, ma tramite Consultazione Referendaria sì.

 

Comprendo che vi sarebbe stato un costo non indifferente, ma ci sono atti che non hanno un prezzo in termini di affermazione della propria autonomia. Il Governo ha stabilito che una Provincia per essere tale debba avere almeno 350.000 abitanti e una superficie di 2500 km². Perché non abolirle tutte, di grazia? Filippo Patroni Griffi nell’intervista rilasciata il 5 novembre al Corriere della Sera, risponde così: “Probabilmente avremmo risparmiato meno”. Ah, benissimo. E quanto risparmieremo con questa riforma"? Replica: “Direi alcune centinaia di milioni”… Mumble mumble: mi faccio delle domande e mi do anche delle risposte, alla Marzullo: “Probabilmente non sarebbe stato meglio indire un Referendum per decidere se abolire tutte le Province”?... “Beh, direi proprio di sì”… “E perché nessuno ci ha pensato”?... “Perché la terra dei cachi è la terra dei cachi”.



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