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08 febbraio 2023

Treviso

La Provincia non chiude

Il 18 maggio finisce il mandato Muraro. Cambierà poco in termini di competenze. Molto per i cittadini. Che non avranno più voce diretta

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La Provincia non chiude

TREVISO - Il conto alla rovescia è iniziato per Leonardo Muraro. Il 18 maggio il suo mandato terminerà. E - sulla carta (costituzionale) - terminerà il ruolo avuto dalle province in 60 anni di vita democratica. Questi enti, prima eletti dai cittadini, ora verranno eletti da politici e amministratori. E Muraro lo sottolinea con rammarico. La Provincia di Treviso - in questa fase - intende fare il punto della situazione.

Oggi. Attualmente in Veneto, l'amministrazione della Provincia di Treviso è l'unica rimasta eletta democraticamente dai cittadini, mentre le altre 5 Province operano già con Consigli di secondo livello e Venezia è diventata Città Metropolitana con il sindaco del Capoluogo quale sindaco Metropolitano. Il 18 maggio 2016 scade il mandato del presidente Muraro e, quindi, si apre anche per la Provincia di Treviso l'iter per il passaggio a ente di secondo livello gestito dai sindaci, come stabilito dalla Legge Delrio che ha riformato le Province.

 

Il futuro immediato. Scaduto il mandato, il Consiglio provinciale cesserà la sua attività (sarà stato così l'ultimo Consiglio eletto democraticamente dai cittadini) mentre presidente e giunta provinciale rimarranno in carica, senza indennità, per altri tre mesi (quindi fine agosto) in base al decreto “Milleproroghe” 2016. A fine agosto poi, Muraro dovrà indire le nuove elezioni di secondo livello che si dovranno tenere entro 40 giorni.

 

Chi saranno gli elettori della nuova Provincia? Il presidente e il consiglio provinciale (16 seggi per Treviso che ha oltre 800 mila abitanti) saranno scelti dai sindaci e dai consiglieri dei Comuni del territorio (un peso maggiore è attribuito ai voti dei Municipi più grandi).

Chi può candidarsi? Tutti i sindaci e i consiglieri dei 95 Comuni della Marca Trevigiana, in liste votate dai colleghi con sistema proporzionale. Inoltre, possono candidarsi il presidente del Consiglio e della Provincia uscenti. Il nuovo presidente di Provincia e il nuovo Consiglio Provinciale non percepiranno alcuno stipendio e governeranno dunque mantenendo la propria carica di amministratore, sindaco o consigliere.

Cosa sceglie il cittadino? Niente. Per prima cosa, perderà la rappresentatività democratica dell'ente, in quando non eleggerà più il proprio presidente di Provincia e neppure il Consiglio. Per quanto riguarda i servizi, lo Stato ha confermato alle Province le competenze fondamentali: ambiente, edilizia scolastica, viabilità, trasporti, urbanistica, pari opportunità. Sarà dunque la Provincia di secondo livello a gestire queste competenze con 262 dipendenti propri assegnati, dagli uffici del Sant’Artemio.

In base alla Legge Regionale di Riordino delle province poi, sono state confermate le funzioni delegate in formazione professionale, agricoltura, caccia, pesca, cultura, turismo, sport, politiche sociali. In questo caso, i 77 dipendenti assegnati sono a tutti gli effetti dipendenti stipendiati dalla Regione, ma continueranno a operare dagli uffici del Sant'Artemio. Stesso discorso per gli Uffici del Lavoro diventati “statali” in base alla legge, i cui 70 dipendenti, dopo l'accordo Stato-Regione, saranno pagati per un terzo da Palazzo Balbi e per due terzi dallo Stato Centrale. Ma la sede, attualmente, rimarrà sempre il Centro per l'Impiego del Sant'Artemio e gli altri Centri distaccati nel territorio provinciale. Infine, i 24 dipendenti con funzioni di Polizia Provinciale per il controllo ambientale e faunistico del territorio diventano “regionali” ma resteranno operativi nel territorio trevigiano.

 

L’ultimo consiglio. Il 16 maggio è prevista la convocazione dell’ultimo Consiglio Provinciale al quale saranno invitati tutti gli ex presidenti di Provincia. “La Provincia di Treviso si appresta dunque a subire il processo di riforma, come già avvenuto per le altre Province del Veneto e per la Città Metropolitana di Venezia – spiega il presidente della Provincia di Treviso, Leonardo Muraro – il cittadino perderà dunque la possibilità di eleggere il Consiglio Provinciale mentre il compito sarà affidato ai sindaci. In questi anni di battaglie, anche come presidente dell'UPI Veneto e in sede UPI nazionale, abbiamo lottato affinchè non venissero meno i servizi ai cittadini, perchè anche se la Provincia non sarà più quella vista sinora, continuerà comunque a svolgere le proprie funzioni. Ci siamo riusciti, ottenendo le competenze fondamentali dallo Stato e quelle delegate dalla Regione Veneto. Per essere sempre dalla parte dei cittadini trevigiani. Certo – continua Muraro – non dobbiamo dimenticarci che la Legge Delrio e la Legge di stabilità hanno significato anche enormi tagli all'Ente Provincia: siamo passati da un bilancio di entrate proprio da 110 milioni a un bilancio decurtato di oltre il 50% nel quale la previsione 2016 è di 60 milioni. Nonostante ciò, l'ultimo rendiconto l'abbiamo chiuso con 10 milioni di avanzo e il parere favorevole dei revisori, a dimostrazione della responsabilità amministrativa nei confronti di chi verrà dopo di noi. Certo, il lavoro del prossimo presidente di Provincia e del prossimo Consiglio non sarà certo facile perché le risorse saranno davvero ridotte al lumicino. Spero che il Governo prenda presto dei provvedimenti e si ricordi che le Province erogano servizi fondamentali ai cittadini e non possono venire meno in nome di una sbandierata semplificazione della pubblica amministrazione che crea disservizi invece di migliorare le cose. E ricordo che, nel costo complessivo della spesa pubblica, le Province rappresentano soltanto l’1%, contro il 71% dello Stato Centrale, il 20% delle Regioni e l’8% dei Comuni. Al Consiglio del 16 maggio inviterò tutti gli ex presidenti ed estendo l’invito a tutti quanti, consiglieri o assessori, hanno vissuto questi 60 anni di esperienza amministrativa democratica”.

 


| modificato il:

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