02 marzo 2021

Treviso

In provincia di Treviso 500 imprese perse nel 2020, Pozza:"E' solo l'inizio"

Intensificazione delle chiusure nell'ultima parte dell'anno: “Incominciano a concretizzarsi gli effetti-Covid sull’economia"

| Isabella Loschi |

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In provincia di Treviso 500 imprese perse nel 2020, Pozza:

TREVISO – Sono quasi 500 le imprese che hanno chiuso in Provincia di Treviso al 31 dicembre 2020. Un saldo negativo più che raddoppiato rispetto al 2019 ( erano 221). Questa variazione negativa di sedi d’impresa è determinata, in misura rilevante, dal calo delle imprese artigiane: -207 in provincia di Treviso.

I settori più interessati dal calo delle artigiane restano il manifatturiero, le costruzioni, i trasporti, i servizi alla persona. Gli altri comparti che cedono imprese in modo significativo sono: il sistema moda (-39 quest’anno contro un -31 l’anno scorso, con scostamenti più marcati nell’ultimo trimestre) e il legno arredo (-60 quest’anno, contro un -48 l’anno scorso, anche in questo caso con una più significativa flessione nell’ultimo trimestre (-40). Restano infine in leggera contro tendenza alcuni settori manifatturieri, che nella parte centrale dell’anno avevano registrato una buona crescita. In particolare le attività di fabbricazione di prodotti in gomma e plastica (+12 sedi) e le attività di riparazione, manutenzione e installazione di macchine e apparecchiature (+18 sedi).

Ma il consuntivo del 2020 sul numero di ditte con sede in provincia, stilato dalla Camera di commercio Treviso-Belluno, non evidenzia ancora, nel totale, gli effetti della pandemia. Se infatti prendiamo esame l’intero comparto del commercio, si evidenziano importanti flessioni con -289 sedi che però risultano sostanzialmente in linea, addirittura di poco inferiori, a quanto registrato lo scorso anno (-300). Sono colpiti tanto il commercio all’ingrosso (-141 sedi nel 2020, contro le -95 del 2019), quanto il commercio al dettaglio (-162 sedi nel 2020, -200 lo scorso anno).

Anche l’atteso impatto di Covid sull’alloggio e ristorazione (colpiti dal doppio lockdown sia di primavera che d’autunno) non pare ancora emergere dai dati. Una frenata all’espansione storica del settore c’è: la flessione annuale è di -58 sedi d’impresa (contro le +4 dello scorso anno). Ma tale flessione è per oltre metà imputabile a cessazioni avvenute nel primo trimestre del 2020.

Per questo, secondo il presidente della Camera di Commercio Mario Pozza “Non c’è tempo da perdere”. “Nell’ultima parte dell’anno abbiamo registrato un’intensificazione delle chiusure d’imprese, in particolare aziende artigiane operanti nella manifattura e nei servizi. Dopo la calma apparente dell’estate fra settembre e dicembre le nostre province hanno perso nel complesso -328 sedi d’impresa, contro le -281 nello stesso periodo dello scorso anno”.

“Incominciano a concretizzarsi, purtroppo, gli effetti-Covid sull’economia: tra calo della domanda e misure di prevenzione dei contagi, una prima componente più fragile d’imprese decide con tutta evidenza di dare forfait. Ma siamo convinti – sostiene Pozza – che si tratti solo di una prima onda d’urto. Vedendo alcuni settori ancora non toccati dal segno negativo, come l’alloggio e ristorazione, è facile ipotizzare che il grosso delle chiusure le potremo contabilizzare sul piano statistico solo nel corso dei prossimi mesi”.

“Paradossalmente lo stesso commercio al dettaglio perde più imprese nella prima parte dell’anno piuttosto che durante la pandemia. Da ciò i nostri timori di un effetto ritardato nelle chiusure”, spiega Pozza.

“Ma già così emerge un bilancio annuo preoccupante - continua Pozza - Consegno questi numeri alla politica affinché la smetta di perdere tempo e capisca quanto necessaria sia una strategia, una visione, un cronoprogramma per sconfiggere crisi economica e pandemia. Dobbiamo fare in fretta:- è l’appello del presidente - dietro questi numeri ricordiamoci che ci sono imprenditori, le loro famiglie, i loro dipendenti”.

 


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