06 giugno 2020

Conegliano

Protesta anti-pesticidi davanti alla sede Unesco: "Le popolazioni delle aree inquinate delle coltivazioni Doc e Docg Prosecco non sono cavie"

Il Comitato colli puri soddisfatto per la partecipazione alla manifestazione di protesta davanti alla sede Unesco a Venezia

| Ingrid Feltrin Jefwa | commenti |

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Protesta anti-pesticidi davanti alla sede Unesco:

CONEGLIANO – Il sit-in di protesta davanti alla sede veneziana dell’Unesco “contro la certificazione delle colline del prosecco per vietare l’utilizzo dei pesticidi di sintesi e per eliminare i disagi diffusi alla popolazione residente”, promosso da ben 24 associazioni e organizzato da Gianluigi Salvador di PAN Italia (Pesticide Action Network) e dal Comitato Colli Puri – Callalbrigo Respira, si è svolto ugualmente a dispetto del caldo torrido ed ha avuto una buona partecipazione.

Davanti a Palazzo Zorzi a San Severo nella città lagunare c’era anche Fabio Padovan di Colli Puri che spiega così le ragioni dell’iniziativa: “Presenti anche qui perché le popolazioni delle aree inquinate delle coltivazioni Doc e Docg Prosecco non sono cavie! – afferma Padovan -. Perché ogni giorno diventa sempre più difficile vivere serenamente, e anzi la mia famiglia sta subendo una pressione ignobile, fatta di continui, ininterrotti ululati degli atomizzatori che liberano nell'aria i loro veleni pericolosissimi. Perché noi residenti delle aree viticole rivendichiamo con forza il diritto a voler vivere a casa nostra, senza dover abbandonare il nostro tetto per non esporre noi stessi e i nostri figli all'alto rischio di patologie indotte dagli stramaledetti pesticidi chimici di sintesi”.

 



Padovan quindi prosegue, con le ragioni del sit-in, in un post sui social durante la protesta: “Perché l'Unesco non stenda una coperta sopra il male che risiede nelle nostre colline, solo apparentemente bucoliche. Perché le nostre sofferenze e quelle dei malati sono ingiuste e gridano vendetta! Non so neanche più cosa posso scrivere e cosa no. Cosa mi procurerà una querela. Fin dove si può parlare? Si può dire la verità che vivo? Posso ancora scrivere, parlare, o è meglio se me la incarto, soffro, vedo soffrire i miei cari, e magari dico anche grazie? Ecco perché oggi ho sentito il dovere e il bisogno di essere qui. Per ribadire che io non mollo, che gli sguardi di chi non può difendersi, come i miei figli, sono l'unico precetto cui obbedisco”.

 



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Ingrid Feltrin Jefwa

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