03 dicembre 2020

Nord-Est

Profughi: superate le 100mila presenze nelle strutture italiane

Le richieste di asilo in Europa raddoppiate rispetto a 2014

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Profughi: superate le 100mila presenze nelle strutture italiane

VENEZIA - I dati sul sistema di accoglienza dei migranti nel 2015 dicono che per la prima volta il numero di persone presenti nelle strutture italiane ha superato quota 100mila. Di queste, oltre il 70% si trova in strutture temporanee. Lo afferma uno studio della Fondazione 'Leone Moressa', con il contributo di 'Open Society Foundations'. Il sistema Sprar, gestito direttamente dai Comuni e considerato il modello più efficace, si ferma al 20% delle presenze.

 

Secondo Frontex, gli ingressi irregolari in Europa nel 2015 sono stati oltre 1,5 milioni, cinque volte di più rispetto ai 280 mila del 2014. La rotta del Mediterraneo centrale (verso l'Italia) ha visto un leggero calo, mentre sono aumentate in maniera impressionante le rotte del Mediterraneo orientale (verso la Grecia, da 50 mila a 720 mila) e dei Balcani occidentali (verso l'Ungheria, da 43 mila a 667 mila). Lo studio sul sistema italiano di accoglienza, confrontato con alcune buone pratiche riscontrate in Europa, è stato presentato oggi dalla Fondazione 'Moressa' al Ministero dell'Interno.

 

A livello territoriale, rivela l'analisi della Fondazione Moressa, un quarto dei migranti (24,8%) è concentrato in due sole regioni: Lombardia e Sicilia.

RICHIESTE D'ASILO: guardando al quadro europeo delle richieste d'asilo, lo studio evidenzia che nei primi dieci mesi dell'anno si è superata quota 1 milione, il doppio rispetto allo stesso periodo del 2014. Il 62% delle richieste è stato registrato in Germania, Ungheria e Svezia; paesi che hanno accolto il 75% dei siriani richiedenti asilo. L'Italia è al quarto posto per richieste d'asilo, ma con una bassa percentuale di siriani.

 

STRATEGIA EUROPEA RICOLLOCAMENTO: tra le proposte avanzate dalla Commissione europea, ricorda la Fondazione, uno dei punti chiave riguarda il ricollocamento di 15mila migranti dall'Italia verso altri paesi Ue. In realtà, la risposta dei paesi membri è stata molto debole, tanto che ad oggi ne sono partiti meno di 200. Dall'altra parte, l'Ue continua a chiedere all'Italia maggiore rigore nell'identificazione dei migranti e nelle procedure di registrazione e rilevamento delle impronte digitali, anche attraverso l'apertura di hotspot gestiti congiuntamente dalle autorità italiane ed europee.

 

BUONE PRATICHE: se uno dei problemi dell'accoglienza italiana riguarda la distribuzione sul territorio, il sistema tedesco e quello svedese - osserva lo studio - prevedono la distribuzione degli immigrati su tutto il territorio nazionale. In particolare in Svezia sta attualmente discutendo sull'obbligatorietà dell'accoglienza da parte di tutti i comuni. In Germania, invece, è stabilita la presenza di almeno un centro di accoglienza per ogni stato federato. Altre soluzioni sperimentate in Europa riguardano l'accesso al lavoro e alle informazioni di base o la riduzione dei tempi per l'esame delle richieste d'asilo.

 



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