28 ottobre 2021

Treviso

Primo rapporto sessuale a 16 anni, non protetto e con poche informazioni

"Con la pandemia c'è stato un aumento vertiginoso degli accessi ai siti pornografici"

| Roberto Grigoletto |

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| Roberto Grigoletto |

teenagers

TREVISO - Il primo rapporto sessuale completo a 16 anni, per un adolescente su tre. Nel 35% sono maschi, il 28% femmine. Il 23% dichiara di non fare uso di nessuna protezione (preservativi, contraccezione ) durante i rapporti sessuali e si giustificano dicendo che erano ubriachi o sotto l’effetto di droghe. Otto su dieci hanno ammesso di reperire informazioni da internet, anche se il più delle volte dichiarano di non ritenere le informazioni attinenti e corrette. I dati risultano da una indagine del ministero della salute su un campione di 16.063 studenti, appartenenti a 941 classi di scuole superiori in tutto il territorio nazionale. La maggior parte (94%,) ha indicato anche la scuola come l’istituzione preposta a garantire le informazioni e l’educazione in merito alla sessualità, alla riproduzione, alle malattie sessualmente trasmissibili.

 

Dalla realtà descritta da questi dati partiamo per fare delle considerazioni con il dott. Oscar Miotti, psicoterapeuta e sessuologo di Castelfranco Veneto.

 

L’età del primo rapporto sessuale si abbassa dunque: ma come avvengono i primi approcci?

Sono spesso spinti dalla curiosità, dalla voglia di sperimentare, di mettersi alla prova, di soddisfare un desiderio sessuale. Possono essere anche un modo per spostare il soggetto di soddisfazione del piacere da se stessi ad un altro. Hanno anche la funzione di rassicurare l’adolescente rispetto al suo essere desiderabile e alla sua capacità di dare piacere all’altro.

Non può infondere ansie e timori il primo rapporto sessuale?

Può generare paura di non essere capace, di non piacere all’altro, di non essere in grado di dare piacere, di provare dolore. Ma anche che non sia il momento o la persona giusta, di rimanere incinta, di essere scoperti. I rapporti sessuali sono vissuti dall’adolescente anche come un rito intimo-iniziatico che marca il passaggio dal mondo infantile a quello adulto.

Dunque una scelta di crescita intende?

Può essere dunque una scelta consapevole e personale, ma anche imposta dall’esterno, per” fare come fanno gli altri”, per fare parte di quel gruppo di coetanei che l’hanno già fatto. Le relazioni in adolescenza sono caratterizzate da un forte desiderio sessuale attrazione fisica ma anche da un forte coinvolgimento emotivo.

E la famiglia come dovrebbe accompagnare i figli a questo appuntamento?

È difficile che gli adolescenti parlino con i propri genitori o con adulti di riferimento. Siccome però i genitori sono i primi educatori dei loro figli, consiglio di approntare una educazione sessuale e affettiva degli adulti che li metta in grado di dialogare costruttivamente con i loro figli.

Se non ne parlano in casa, ne discutono con amici e a scuola?

Per colmare la lacuna i ragazzi si rivolgono soprattutto ai coetanei e a internet. Per trattare la sessualità in adolescenza è necessario considerare i nuovi mezzi di comunicazione: chat, Internet, social network, pornografia. Le informazioni che vengono ricercate e arrivano ai ragazzi possono cambiare il loro modo di vivere e sperimentare i rapporti affettivi e sessuali tra gli adolescenti. Accanto all’esperienza della realtà, fisica, gli adolescenti sperimentano una realtà virtuale, ormai parte integrante della nostra vita concreta.

Social più abitati ancora durante questo anno di epidemia da Covid...

Gli adolescenti hanno la necessità di esprimere le proprie emozioni, sentimenti e dimostrare l’interesse per l’altro, la possibilità di stargli vicino, attraverso il contatto fisico, toccandosi, cercando di sentirsi un’unica persona; idealizzano l’amore non riconoscendo l’altro diverso da sé. Con l’evento della pandemia sicuramente il distanziamento fisico è stata la modalità principale per proteggersi e non contaminare od essere contaminati. Gli adolescenti hanno dovuto imparare nuove regole sul distanziamento, hanno dovuto relegarsi davanti a dei monitor per mesi, ma ciò non ha tolto il desiderio di condividere il più possibile, di fare gruppo, ed ecco che i social network, le chat assumono maggiore importanza.

Cosa si vive nelle chat?

Vengono condivise le proprie esperienze, i fatti e le emozioni private, questo diventa un modo semplice, diretto e accessibile per soddisfare il bisogno evolutivo di appartenere ed esserci per qualcuno, far parte del mondo dei coetanei e contribuire alla sua stessa costruzione. Condividere foto di sé soddisfa il bisogno di mostrarsi con il proprio corpo. Attraverso i commenti e i “mi piace” di chi legge i loro post o guarda le loro fotografie, ricercano riconoscimenti per affermare e consolidare la propria identità. Le comuni esternazioni d’affetto dalla carezza al bacio sono diventate un limite con il Covid, specie nei rapporti occasionali.

Il distanziamento e il distacco hanno provocato negli adolescenti e nei giovani anche altre conseguenze, giusto?

L’impossibilità di uscire e socializzare è stato - con il lockdown - il momento più depressivo per gli adolescenti a cui rimane la necessità di contatto. Il cambio di abitudini e la paura del virus intacca anche la passione. Le diverse ondate dell'epidemia hanno fatto aumentare il consumo di ansiolitici. Sono più nervosi e ansiosi. Alle volte sembrano persi in loro stessi. Nei primo giorni di marzo 2020 c’è stato un aumento vertiginoso degli accessi ai siti pornografici.

Da sessuologo cosa consiglia a questi ragazzi?

Consiglierei di considerare che loro sono importanti a partire dalla loro corporeità. È importante far capire ai ragazzi che loro non solo hanno un corpo , ma sono un corpo. Spesso il proprio corpo è considerato dai ragazzi un’entità da sfruttare, un oggetto per sedurre; non è percepito parte di sé. Proporrei uno sloga: “io sono il mio corpo!”. Ovviamente quando il corpo è integrato nell’affettività e nella dimensione cognitiva, si crea un’unità fantastica e vitale che da’ senso all’esistenza e la rende piena. “Ragazzi non accontentatevi, puntate in alto!”.

 


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Roberto Grigoletto

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