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16 agosto 2022

Treviso

Prevenire gli abusi su minori e adulti, Centro di ascolto istituito dal vescovo Tomasi

A guidarlo la psicopedagogista Lucia Boranga: "Non c'è evangelizzazione che tenga se di mezzo c'è un abuso. Per per la Chiesa le ferite non vanno mai in prescrizione"

| Roberto Grigoletto |

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| Roberto Grigoletto |

Servizio diocesano tutela minori e persone vulnerabili la diocesi di Treviso

TREVISO - Tutelare e farsi carico dell’infanzia, dell’adolescenza e dell’età adulta in situazione di vulnerabilità, garantendo responsabilità e solidarietà alle persone che dovessero segnalare qualsiasi forma di abuso all’interno della comunità ecclesiale. E poi promuovere la cultura del rispetto e della prevenzione. Nasce con questi obiettivi il Servizio diocesano tutela minori e persone vulnerabili voluto fortemente dal Vescovo di Michele Tomasi e inaugurato giovedì scorso a Treviso. Ascolto, consulenza e formazione le tre parole che sintetizzano i servizi offerti dal nuovo Centro. A guidarlo sarà la dottoressa Lucia Boranga, psicopedagogista, consulente e formatrice in libera professione a Montebelluna, che abbiamo intervistata, fresca di nomina.

C’era necessità a Treviso di un centro Antiviolenza?

Il Servizio diocesano tutela minori e persone vulnerabili offre accoglienza e sostegno in un Centro di ascolto che non è però un pronto soccorso, un consultorio familiare, un centro antiviolenza, uno sportello…

Che cos’è di preciso?

Il Centro di ascolto è la modalità concreta ed empatica con cui la Chiesa di Treviso assume un atteggiamento responsabile e solidale nei confronti delle persone che dovessero risultare vittime di abusi avendo a cuore la loro guarigione fisica, psicologica e spirituale.

Perché la diocesi di Treviso ha deciso di istituirlo? È preoccupata del fenomeno degli abusi, di quella che continua a essere una ferita aperta?

Con il Servizio diocesano tutela minori e persone vulnerabili la diocesi di Treviso accoglie e fa propri gli orientamenti di Papa Francesco e della Cei, avviando un processo di sensibilizzazione e di responsabilizzazione nei confronti dei minori e degli adulti vulnerabili. Questi orientamenti sono norme vincolanti per la Chiesa universale e locale. Ciò significa che ad ogni diocesi del mondo è fatto obbligo di istituire questo servizio a prescindere dalla presenza o meno nella sua storia, passata o recente, di segnalazione di abuso. A sua volta il nostro Servizio diocesano fa riferimento al Servizio Regionale del Triveneto, coordinato dal Servizio Nazionale tutela minori. È un lavoro di rete.

Quali saranno gli interventi-tipo di questo Centro?

Oltre all’ascolto esso intende offrire consulenza a istituzioni, organizzazioni e associazioni diocesane sulle tematiche e problematiche concernenti la tutela dei minori. Erogherà formazione a tutti i battezzati adulti che abbiano a cuore e a che fare con i minori.

Preti, catechisti e animatori?

Non solo, anche diaconi, religiosi, insegnanti di religione e di paritaria cattolica, educatori, animatori, allenatori, volontari e operatori pastorali. Proporremo una formazione sui valori fondanti e sulle buone prassi educative necessarie alla tutela dell’integrità dei minori.

Quali figure professionali compongono l’equipe di questo nuovo ente diocesano?

Oltre alla sottoscritta, la dottoressa Nadia Battajon, medico presso la terapia intensiva neonatale dell’ospedale Ca’ Foncello di Treviso e che sarà la responsabile incaricata del Centro di ascolto. Gli altri componenti sono tutti esperti nominati per competenze in ambito pastorale, pedagogico, psicologico, medico, giuridico e comunicativo: Roberto Baruzzo psicologo psicoterapeuta; Adriano e Margherita Bordignon, esperti di pastorale familiare;mons. Fabio Franchetto, cancelliere vescovile; Lucia Gottardello, giornalista; Valter Meneghetti, medico; Francesco Pedoja, giudice; suor Mariachiara Vighesso, psicologa psicoterapeuta.

Quando e come si potrà accedere al servizio?

Il Centro di ascolto diocesano è il luogo specifico per persone vittime di abusi, anche lontani nel tempo; persone che vogliano segnalare un abuso, anche sospetto; persone coinvolte indirettamente o direttamente in una situazione abusante; persone che si siano rese autori di tali fatti. Il servizio offerto dal Centro di ascolto è gratuito e riservato a persone maggiorenni o minorenni accompagnati dai genitori; su appuntamento per garantire la migliore accoglienza. Inoltre per garantire massima riservatezza verrà comunicato l’indirizzo del Centro solo a chi chiedesse un appuntamento.

Siete ospitati in un locale della diocesi?

La sede è a Treviso e non è all’interno di una struttura ecclesiastica. Si tratta di una struttura nuova, accogliente, gestita in modo da garantire indipendenza e trasparenza.

Ma nel caso di segnalazioni che coinvolgano uomini di Chiesa, come vi regolerete?

Nel caso di segnalazioni di abusi all’interno della Chiesa, le persone verranno incoraggiate a rivolgersi alle forze dell’ordine e verrà fatta immediata comunicazione al Vescovo che avvierà le procedure canoniche previste.

Tolleranza zero quindi…

La Chiesa di Treviso è consapevole che non esiste nessuna educazione né evangelizzazione che arrivi a compimento se c’è di mezzo l’abuso di una persona, ancor più se minorenne o vulnerabile. Diversamente dal diritto penale rispetto ai reati, per la Chiesa le ferite non vanno mai in prescrizione.

 


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Roberto Grigoletto

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