24 ottobre 2021

Treviso

"Prendiamoci cura gli uni degli altri"

Il messaggio del vescovo di Treviso Michele Tomasi nella messa per la festa di S. Giuseppe

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vescovo Michele Tomasi

TREVISO - “Anche noi oggi ci affidiamo all’intercessione di san Giuseppe per non richiuderci nel nostro limite, che oggi tocchiamo con mano a vari livelli; abbiamo bisogno di affidarci a un’intercessione profondamente umana e forte; abbiamo bisogno di aiuto per vivere concretamente l’amore che la fede risveglia in noi; abbiamo bisogno di fatti di Vangelo e di prenderci cura gli uni degli altri”.

Questo il messaggio del vescovo di Treviso Michele Tomasi, nell’omelia della messa per la festa di San Giuseppe, celebrata giovedì mattina, in diretta streaming e sulle emittenti televisive locali, nella cripta della cattedrale di Treviso, dove riposano le spoglie di San Liberale, il patrono della città e della diocesi di Treviso.

Una celebrazione “a porte chiuse” ma in comunione con tutti, ha sottolineato monsignor Tomasi, che nella preghiera per i defunti ha affidato “al Signore in modo particolare tutte le persone morte in questo periodo, che non hanno potuto avere un ricordo, un accompagnamento nella celebrazione delle esequie e che sono accompagnate dalla tua infinita misericordia e dalla nostra preghiera”.

Il vescovo ha avuto anche parole di gratitudine e di incoraggiamento per le persone oggi in prima linea in questa emergenza. Ricordando le qualità di Giuseppe, il vescovo ha affidato a lui, infatti, “la fatica, la forza, il coraggio di tutti coloro che stanno impegnandosi al limite e anche al di là delle proprie possibilità per il bene di ciascuno e di tutti. Abbiamo bisogno di pregare l’intercessione di San Giuseppe, di chi ha vissuto per servire, affinché accompagni chi sta a servizio di tutti in questo momento di prova”.

Monsignor Tomasi ha anche ricordato san Giuseppe come patrono dei lavoratori: “Accompagni con il suo esempio di operosità concreta e forte coloro che in questo momento continuano a lavorare, pur nelle incertezze della situazione, affidiamo al suo sguardo tutti coloro che vivono la precarietà del proprio lavoro”.

“Non perdiamoci d’animo, per contribuire a trovare i modi e i luoghi in cui impegnarci, nel lavoro o nelle attività di volontariato, per il bene della società e di ogni persona. Abbiamo bisogno di uomini e donne che vivano l’amore che hanno ricevuto in dono, che lo vivano gratuitamente, senza sconti o compromessi. Abbiamo bisogno di fedeltà alla vita, anche solo - oggi soprattutto - nella quotidiana fedeltà a quanto ci viene richiesto per il bene comune, consapevoli che possiamo essere nel nostro piccolo anche noi custodi silenziosi, forti e fedeli della vita di tutti”.

 


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