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28 gennaio 2022

Valdobbiadene Pieve di Soligo

Pieve di Soligo, il comune più straniero della Marca

Record di cittadini che arrivano da tutto il mondo. Ma, soprattutto, dal Bangladesh

| Andrea De Polo |

| Andrea De Polo |

Pieve di Soligo, il comune più straniero della Marca

Azam Mirdha

PIEVE DI SOLIGO - È Pieve di Soligo il Comune più straniero della Marca. Pieve è addirittura quarto nel Nordest (Veneto, Trentino, Friuli) per incidenza della popolazione straniera sul totale dei residenti, e quindicesimo a livello nazionale. I risultati provengono da una relazione della Fondazione Leone Moressa, basata sulla rielaborazione di dati Istat. Ci dicono che nel 2012, a fronte di una popolazione totale di 12.087 abitanti, gli stranieri a Pieve erano 2.116: il 17,5%. Per avere un termine di paragone: la percentuale di stranieri nella popolazione del Nordest è del 9,3%, a livello nazionale si scende al 7,1%. Il trend, però, è in calo: la Fondazione sottolinea che «l’aumento della popolazione straniera rallenta. Dal 2007 al 2013, il Veneto è la Regione con il tasso di crescita più basso (+39,1%), al di sotto della media nazionale (+49,3%)».

 

Se nel Nordest la comunità straniera più numerosa è quella della Romania, seguita da Albania e Marocco, a Pieve di Soligo gli stranieri sono per la maggior parte provenienti dal Bangladesh (circa 700 persone). E, va sottolineato, sono un vero esempio di integrazione: mai al centro di fatti di cronaca negativi, molto integrati nella comunità, organizzati in varie associazioni. Tra queste, una delle più numerose è la Tangail Association, che prende il nome da una città bengalese da cui provengono molti dei suoi iscritti. Il presidente è Azam Mirdha, vive a Sernaglia e meglio di tutti può raccontare come stanno gli stranieri nel Pievigino: «È un ottimo posto in cui vivere. Finché c’è lavoro, non vorrei tornare in Bangladesh. Si vive meglio qui, gli italiani sono anche più gentili».

 

Il problema, appunto, è il lavoro. Azam è un dipendente della Nardi Elettrodomestici di Sernaglia, una piccola Electrolux del Quartier del Piave, da un anno alle prese con scioperi, riduzioni di orario, stipendi pagati in ritardo. Situazione non dissimile da quella delle altre aziende in zona: «E infatti molti concittadini se ne stanno andando. Restano senza lavoro e si spostano verso Roma o Milano, oppure Germania e Inghilterra. Noi cerchiamo di dare una mano a chi è appena arrivato, ma ora è difficile. La nostra associazione ha metà degli iscritti di quattro anni fa, perché in tanti sono andati via: siamo circa 60». Una curiosità: sono tutti uomini, perché? «Siamo musulmani. Le feste si fanno con tutta la famiglia, donne comprese. Ma alle riunioni partecipano solo i maschi».

 



Andrea De Polo

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