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03 ottobre 2022

Nord-Est

Pd Veneto: «Necessari i tamponi di terza generazione e il dosaggio delle immunoglobuline del personale sanitario vaccinato»

Le richieste dem alla Regione per la sicurezza dei lavoratori della sanità e per la sicurezza di ospititi e professionisti delle RSA.

| Leonardo Sernagiotto |

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Pd Veneto: «Necessari i tamponi di terza generazione e il dosaggio delle immunoglobuline del personale sanitario vaccinato»

VENETO - Nonostante la pandemia sembra pressare meno il sistema sanitario regionale, il mondo della sanità continua a mantenere alta l’attenzione, soprattutto in materia di sicurezza sul posto del lavoro, sia del personale specialistico (medici, infermieri, oss), sia dei pazienti e degli ospiti delle RSA.

In merito a questo aspetto, 14 primari e referenti di Microbiologia del Veneto hanno stilato un documento riguardante l’utilizzo di tamponi rapidi di terza generazione, i quali garantiscono risultati assimilabili ai tamponi molecolari, pur restando questi ultimi ancora l'esame diagnostico più accurato da utilizzarsi in situazioni specifiche.

Il documento è stato letto e accolto favorevolmente dal gruppo regionale del Partito Democratico, che, tramite di Anna Maria Bigon (vicepresidente Commissione Sanità della Regione) e Claudio Beltramello (coordinatore del gruppo Sanità e Sociale del PD regionale), richiede urgentemente alla Regione l’utilizzo esclusivo dei tamponi rapidi di terza generazione anche nelle RSA e nelle residenze per disabili e malati psichici, al fine di sostituire i tamponi rapidi di prima e seconda generazione che non garantiscono lo stesso livello di accuratezza.

Un’ulteriore richiesta del PD, proveniente anch’essa dal mondo medico, riguarda l’analisi delle immunoglobuline specifiche di chi ha già ricevuto la seconda dose di vaccino anti Covid, al fine di capire l’effettiva risposta immunitaria. Secondo le stime più recenti, si presume che il 5% di chi è stato vaccinato non abbia manifestato una risposta adeguata e non sia perciò protetto dal virus.

La percentuale, applicata a 100mila tra lavoratori del sanitario e del sociale, equivale a 5mila persone che devono essere identificate e tutelare. Gli esponenti dem esortano dunque la Regione «a prevedere di dosare le immunoglobuline a tutto il personale vaccinato. Una volta acquisiti questi dati, si potrà dunque da una parte tutelare chi non ha risposto al vaccino e dall’altra parte, non appenai gli studi confermeranno che chi ha fatto il vaccino non può trasmettere la malattia, sospendere il tampone periodico con risparmi enormi di denaro, visto che il dosaggio delle immunoglobuline costa meno dell’esecuzione di un singolo tampone».

 



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