06 marzo 2021

Treviso

Pd, Casellato:" Serve autorevolezza sul territorio oltre i mandati"

L'analisi della parlamentare, Pelloni e Cimetta alla luce dei risultati elettorali

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Pd, Casellato:

TREVISO - Dopo i risultati delle elezioni amministrative la senatrice del Pd Floriana Casellato, con Stefano Pelloni, segretario dei giovani democratici e Leone Cimetta, coordinatore esecutivo provinciale, commentano la situazione del Partito democratico, bocciano il partito della nazione e rilanciano un centrosinistra unito con un ruolo di autorevolezza sul territorio, che coinvolga i cittadini. “Non basta tornare nei mercati sotto elezioni per chiedere il voto o pochi mesi prima a offrire la scelta del candidato sindaco alle primarie, dobbiamo trovare strumenti più forti di coinvolgimento della cittadinanza: gli amministratori hanno questa possibilità per il loro ruolo, ma il partito deve avere una sua autorevolezza e autonomia che lo rendano in grado di vivere il territorio tutto l’anno, tutti gli anni”.

“La primavera del 2013 è stata una delle stagioni più difficili per il centrosinistra italiano: la sconfitta alle elezioni politiche, i tentativi andati a vuoto di formare un governo Bersani, la mancata elezione di Prodi al Quirinale. Così, quando Epifani succedette a Bersani come segretario nazionale di transizione del Pd, in molti scommettevano avrebbe avuto un ruolo di curatore fallimentare di un partito che, alla vigilia delle elezioni amministrative di maggio, rischiava seriamente di cedere il passo alla destra e ai 5 stelle. Contro ogni pronostico, quello fu l’anno del 19 a 2, in cui il Pd si impose praticamente in ogni singolo comune capoluogo di provincia al voto - sostengono Casellato, palloni e Cimetta. L’anno dopo, nonostante i sondaggi che davano il Pd sotto il M5S alla vigilia del voto è arrivato il successo delle Europee del 2014. Il popolo del centrosinistra è così, sa reagire alle difficoltà e mettere in campo un entusiasmo che (unito alle leadership locali dei nostri amministratori) ci ha portato spesso a vincere sfide che sembravano impensabili. Quello di cui ha bisogno è una missione collettiva, che non sia la sfida del leader o di un gruppo dirigente nazionale, ma piuttosto il senso della battaglia politica di un’intera comunità".

“Il rischio più concreto, in questo momento, è quello di perdere quella missione. Noi rischiamo che le grandi sfide che ci attendono (referendum, elezioni politiche, ancora elezioni amministrative) non siano patrimonio collettivo di una comunità, ma referendum costanti su un gruppo dirigente nazionale in cui la nostra base ed il nostro elettorato sembrano comprimari, comparse sullo sfondo” - scrivono i tre. Così sullo sfondo da essere andati in molti comuni, lo sappiamo per esperienza diretta e siamo certi che le analisi dei flussi lo confermeranno, ad ingrossare le fila dell’astensione. chi non ci vota più, con poche eccezioni, non va a votare o vota i nostri competitor principali 5 stelle o perfino Lega) “per mandare un messaggio”. C’è del resto, nella conferma dell’irrilevanza politica dei verdiniani a Napoli e nella bella riconferma di Massimo Zedda di Sel a Cagliari al primo turno (con una coalizione in grado di unire tutto il centrosinistra), un messaggio contro il partito della nazione che è impossibile non cogliere. La residualità di un pezzo di ceto politico a cui (come all’NCD di Alfano) siamo fatti per essere organicamente alternativi alle elezioni nonostante la contingenza della grande coalizione in Parlamento”.

“A livello locale, il risultato veneto e trevigiano in particolare è oggettivamente più che deludente e ci impone una riflessione: anzitutto come centrosinistra in senso più largo, inteso come alternativa al governo della Lega sul territorio. Non usiamo questo risultato per cedere all’apparente egemonia culturale della destra. Abbiamo subito, sul territorio, la propaganda delle destre sul tema dell’accoglienza dei rifugiati? È probabile. L’abbiamo subita anche da parte di soggetti civici alternativi sia al Pd che alla Lega, che hanno cercato di scimmiottare quest’ultima per raccogliere qualche voto. Ma l’accoglienza diffusa si rivelerà la scelta giusta, e noi dobbiamo ringraziare i sindaci (quelli di Treviso, Casier e Vittorio Veneto, in particolar modo) che si sono fatti alfieri a Roma di questa battaglia: sono sindaci che servono i loro cittadini, non che si servono delle paure dei cittadini”. I tre del Pd lanciano un appello per riportare nel partito “voci autorevoli, fuori dal coro, per non trasformarlo in una comunità ristretta e in alcuni casi autoreferenziale”.

“In alcuni territori la vocazione maggioritaria ispirata dal Pd nazionale è stata quindi integrata con una volontà di circondarsi di "pochi ma buoni", dove "buoni" sta per "allineati" e "pochi" sta, tristemente, per "sempre meno". Il problema è che la vocazione maggioritaria ed il "pochi ma buoni" raramente vanno d'accordo, e sotto elezioni i nodi tendono a venire al pettine".

"Dobbiamo trovare strumenti più forti di coinvolgimento della cittadinanza: gli amministratori hanno questa possibilità per il loro ruolo, ma il partito deve avere una sua autorevolezza e autonomia che lo rendano in grado di vivere il territorio tutto l’anno, tutti gli anni. Da parte nostra - concludono - cerchiamo di non disperdere questo segnale di malessere e impegniamoci, dal giorno dopo, per riportare con noi nel Pd chi non vi si è sentito a casa negli ultimi anni, militanti ed elettori”.

 



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