27 novembre 2020

Nord-Est

Papa Luciani ha il suo “Musal”

Canale d’Agordo festeggia il suo (il nostro) papa dal sorriso dolce. E gli dedica un museo

| Emanuela Da Ros |

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| Emanuela Da Ros |

Papa Luciani ha il suo “Musal”

CANALE D'AGORDO - Le foto di famiglia, la collana con le pietre di quarzo che la mamma Bortola vendette per permettere al figlio di studiare, la valigia col numero 24 con cui un giovane Albino Luciani scelse di entrare in seminario (convincendo persino quel papà socialista e “antiecclesiastico”, che gli diede la sua laica benedizione in cambio della promessa di “stare sempre dalla parte dei poveri”), gli zucchetti cardinalizi e papali (di proprietà del medico vittoriese Antonio Da Ros, che seguì Luciani fino agli ultimi giorni), e molto altro.

Nel Musal, il Museo dedicato il 26 agosto scorso (38° anniversario della nomina a papa di Albino Luciani) a Giovanni Paolo I, c’è la storia di un uomo, di un prelato, di un pontefice, di un beato e forse di un santo (il processo di canonizzazione di Luciani è ancora in corso).

Ci sono tracce di un percorso di vita che partono da una verde valle, a quasi mille metri d’altezza, dominata dal Civetta, dalle Pale di San Martino, dal Gruppo della Marmolata e arrivano alla soglia di San Pietro, con una parola d’ordine e di ordinazione: “humilitas”.

Perché Albino, fin da piccolo, fin da quando divideva la sua casa natale (che sta lì - tra le altre case di Canale d’Agordo - una tra le tante) con mamma Bortola Tancon (devotissima e pia), col papà Giovanni Luciani, col fratello Tranquillo e le sorelline sordomute Nina e Maria, era stato d’animo semplice e buono.

Mai avrebbe pensato di diventare papa (“Non c’è pericolo che scelgano me, non date retta ai giornali”, scrisse ai familiari quando - da cardinale - fece parte del conclave chiamato a eleggere il successore di papa Paolo VI), eppure nel 1959, dalla parrocchia di Canale d’Agordo era sceso in collina, per assumere il titolo di vescovo di Vittorio Veneto (incarico per il quale era stato bocciato qualche anno prima: “Ha la voce flebile - aveva detto di lui qualche cardinale, e poi ha due sorelle sordomute e questa “tara” non gioca a suo favore…").

Nel 1969 era diventato patriarca di Venezia (lo attesta pure la sua carta d’identità di allora, esposta al museo, che annota alla voce "professione" quella inconsueta di Patriarca) e poi si era affacciato al balcone di san Pietro, come pontefice (l’ultimo papa italiano della storia della Chiesa).

L’inaugurazione del Musal voluto dal Comune di Canale d’Agordo e dalla Fondazione Papa Luciani, ha avuto un momento solenne: una messa presieduta in piazza Giovanni Paolo I dal cardinale Pietro Parolin, Segretario di Papa Francesco e concelebrata da monsignor Renato Marangoni, vescovo di Belluno, e da monsignor Giuseppe Andrich, vescovo emerito.

 

 


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