21 aprile 2021

Treviso

La pandemia colpisce il commercio della Marca: a fine anno potrebbero sparire 4mila imprese

A rischio circa 27mila posti di lavoro, di cui quasi 10 mila presso bar, ristoranti, strutture ricettive

| Isabella Loschi |

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TREVISO - A 13 mesi da inizio pandemia a Treviso, la provincia più colpita dai contagi del Veneto e tra le 10 più colpite in Italia, sono sparite dal mercato 390 imprese del terziario (saldo tra nuove aperture e chiusure) e si è registrata una perdita disposti di lavoro pari al 18%.

Numeri drammatici quelli emersi dal “Report Covid” dell’Osservatorio Congiunturale sulle imprese del terziario della provincia di Treviso, commissionato da Unascom e realizzato da Format Research. L’indagine è stata realizzata nel mese di marzo, al 13° mese di pandemia, e ha indagato il sentiment su un campione rappresentativo di 800 imprese dell’universo terziario (41.422 nell’intera provincia), di vari settori e di dimensioni variabili da un minimo di 1 ad oltre 49 addetti.

Tra i dati raccolti compare un nuovo fenomeno, quello delle imprese “inattive”, meglio definite come “zombie”: sono circa 1500 nella Marca, sono agonizzanti e tenute in vita dai ristori, non sono nella condizione di chiudere per l’insostenibilità dei costi. Queste si potrebbero aggiungere a fine del 2021 alle altre imprese che chiuderanno i battenti per un totale stimato di circa 4 mila imprese contro le 2.400 che hanno chiuso a fine 2020.

Di pari passo alle chiusure preoccupa lo scenario occupazionale, anche se la sospensione del blocco dei licenziamenti fino a giugno condiziona il mercato. A fine 2021 gli organici potrebbero ridursi del 18%, con punte che potrebbero arrivare al 40% in ristorazione e ricezione turistica. A rischio sono circa 27 mila posti di lavoro, di cui quasi 10 mila presso bar, ristoranti, strutture ricettive.

“In un contesto come questo, il terziario trevigiano ha non solo dato prova di grande resilienza e responsabilità, ma chiede di poter pianificare le proprie aperture e di poter lavorare per tornare a competere”, le parole di Tullio Nunzi, Commissario di Unascom. “Circa il 64% del totale delle imprese è rappresentato dal terziario, e ha tutto il diritto di essere ascoltato anche perché ha dimostrato di essere in grado di poter rispettare protocolli rigidissimi. Indennizzi, moratorie, sostegni, sgravi fiscali, tax free sono gli strumenti indispensabili che vanno collocati in una strategia di riaperture. L’incertezza, come abbiamo visto, logora e uccide e non è più tollerabile. Il tempo della politica non è il tempo dell’impresa”.

 Federico Capraro, Michele Paludetti, Rino Rinaldin, Pierluigi Sartorello, Tullio Nunzi, Pierluigi Ascani.

In questo scenario anche il sentiment degli imprenditori registra in netto calo di fiducia: 3 su 4 considerano peggiorata sia la situazione dell’economia, sia della propria impresa (circa il 60%). Le previsioni di ripresa per fine anno non appaiono rosee e sembra difficile poter recuperare il gap.

“L’indagine ci restituisce uno scenario di cambio d’epoca. La gestione della pandemia, l’imposizione di restrizioni draconiane e tra di loro incoerenti, l’esiguità dei ristori, ha messo in evidenza come non ci sia stata la volontà di sostenere la piccola impresa, un modello colpito a fondo in questi lunghi mesi che invece avrebbe dovuto essere al centro di ogni politica governativa”, commenta Federico Capraro, presidente Ascom Treviso. “Discriminazioni tra settori merceologici, provvedimenti tra di loro contradditori, burocratici e altalenanti hanno creato uno stress test che cambierà la geografia di città e paesi e che ha mutato le abitudini dei consumatori e umiliato le imprese nel loro spirito più profondo. Stiamo comunque lavorando alla ripartenza, ed abbiamo messo in cantiere corsi e progetti per accompagnare le imprese verso la nuova normalità”.

 


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