20 ottobre 2021

Conegliano

Ossi Grossi, il ritorno della band con la cazzuola

Dopo il fermo della quarantena questo giovedì la band torna a suonare dal vivo a Susegana

| Clara Milanese |

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| Clara Milanese |

Ossi Grossi

SUSEGANA – Hanno iniziato la loro carriera esibendosi in un negozio di abbigliamento durante un pomeriggio di shopping natalizio… Credo che questo la dica già lunga sugli Ossi Grossi.

Eclettici, spontanei e molto ironici: Andrea Canzian (voce e chitarra), Mattia Resta (batteria), Pietro Botteon (chitarra) e Leonardo Trentin (basso) sono un fiume in piena di idee e musica dall’impronta punk-dialettale.

Anche la nostra chiacchierata è cominciata in maniera del tutto atipica: quando sono arrivata a casa di Andrea, dove la band ha allestito la sala prove, ho dovuto scovarli seguendo il suono degli strumenti che, nell’attesa, avevano cominciato a strimpellare. La loro è una musica che piace a tutti: “Siamo partiti con un sound punk ma in realtà non ci piace collocarci all’interno di un genere perché variamo molto in base al tema che trattiamo in ogni singolo brano”.

Sono proprio i temi delle canzoni, irriverenti e ispirati alla quotidianità, ad averli resi celebri nella Marca, facendogli collezionare premi e date di tutto rispetto: “Dopo tanto tempo torneremo finalmente a suonare giovedì 30 luglio al Collalto Wine Festival. Apriremo il concerto ai Los Massadores, anche se preferiamo dire che saranno loro a chiudere il nostro live!”, annuncia ridendo Andrea.

Ogni canzone è una storia, qualcosa che potrebbe capitare a chiunque qui in provincia. Siamo alternativi: cerchiamo sempre di trovare l’argomento che in un altro contesto risulterebbe scomodo o imbarazzante, diamo una voce a chi non ce l’ha”, raccontano. Ecco perché nel loro repertorio troverete canzoni come “Conejan”, un inno alla movida della città del Cima, “Scoreze”, canzone dal finale a sorpresa che illustra in maniera colorita e irriverente i vari tipi di… flatulenza, o “Regg & ton”, che come potrete immaginare parla proprio di musica reggae e di tonno: “Andrea ha preso una parte del jingle della pubblicità del tonno – spiega Mattia – e ci ha fatto una canzone reggae che parla della praticità della scatoletta di tonno (“Co torno a casa e son de fretta mi verze una scatoetta de ton”). Quando la suoniamo ci mettiamo tutti le parrucche alla Bob Marley e parte lo show”.

Effettivamente, non saprei definire altrimenti lo spettacolo che riescono a mettere in piedi questi quattro ragazzi, che fanno di un concerto una sorta di cabaret dove si ride dall’inizio alla fine.

Perché, secondo voi, questo successo di pubblico?

“Perché siamo veri, siamo così sul palco e quando scendiamo. Poi perché la musica degli Ossi Grossi, con i nostri testi simpatici, puoi solo sentirla sugli Ossi Grossi: ci siamo creati un personaggio sulla musica e durante ogni concerto creiamo una storia che non è sempre uguale, sfruttiamo le cose che succedono in live e le raccontiamo, un po’ come quella volta in cui ci dovevamo esibire a un raduno di motociclisti e Lelio (Leonardo) si è rasato la barba a mo’ di motociclista per entrare meglio nel personaggio!”.

Il nome “Ossi Grossi” e il suo logo con la cazzuola sono ormai riconosciuti ovunque nella zona. All’inizio però non vi chiamavate così…

“Quando siamo partiti, nel 2017, ci chiamavamo “I tosi dea cirrosi”, nome tratto dalla nostra hit "Cirrosi epatica". Poi però, complice un’amicizia con i Do’storieski, una band di cantastorie che ci ha ispirati, siamo diventati gli Ossi Grossi. Anche la cazzuola ha il suo senso: è quella del muratore di "Da grando farò el murer", canzone in cui raccontiamo di un ragazzo che realizza il suo sogno professionale”.

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Il 2019 è stato un anno di successi, quali premi avete vinto?

“Grazie ai tantissimi voti del pubblico di casa nostra abbiamo vinto il primo premio a “Susegana’s Got Talent” e poi, al "Caneva Music Contest", ci siamo aggiudicati il premio speciale per l’originalità. Non ci speravamo, tanto che Andrea ha lanciato una sfida: “Se veniamo premiati, salgo sul palco in mutande” e alla fine gli è toccato mantenere la parola!”.



Questa simpatia travolgente si riflette anche nel modo unico che hanno di rapportarsi al pubblico, vario e omogeneo per genere ed età: “Siamo una famiglia, durante i concerti andiamo in mezzo al pubblico, c’è sempre tanto contatto, cerchiamo di rendere partecipi i fan con spettacolo e travestimenti. Per loro siamo Don Andrea, Señor Resta, Lelio e Mirko. Perché Mirko? Una sera, quando ancora non ci conoscevamo bene – racconta tra le risate Andrea – Pietro mi ha detto il suo nome ma per sbaglio io ho scritto Mirko, non domandarmi il perché. Da quel momento nella band c’è Mirko”.

Il vostro marchio di fabbrica sono le canzoni in dialetto, è stato così sin da subito o avete capito che quella era la vostra attitudine strada facendo?

“Inizialmente siamo partiti con l’idea di fare qualche cover ma l’inglese non era nelle nostre corde e poi non ci piaceva come strada. Così, illuminato da un concerto dei Do’storieski, Andrea ha cominciato a buttar giù qualche testo in dialetto ed è nata “La sagra”, la nostra prima canzone inedita”.

Andrea, come mai la scelta del dialetto?

“La reputo una lingua bellissima da tramandare, oltre che divertente e ideale per parlare di certi argomenti. In dialetto puoi esprimere qualcosa che in italiano non puoi e in più riesci a far sorridere la gente, è una lingua che si presta per essere goliardica. Il nostro obiettivo è proprio far sorridere chi ci ascolta, divertire ai nostri concerti”.

Avete prodotto qualcosa di nuovo in quarantena?

“Andrea ha scritto parecchio, c’è molta roba in pentola… Abbiamo anche rilasciato una mini canzone in quel periodo, si intitola “Trap pit” e mischia lo stile trap al fatto che in quarantena farsi l’orto e avere del bestiame ha fatto comodo a molti. Poi abbiamo scritto anche una canzone proprio sulla quarantena che parla di un ragazzo ribelle a cui non frega niente delle regole. Chiaramente finisce male".

Quindi al prossimo concerto potremo sentire nuovi brani?

“Sì, il 30 presenteremo per la prima volta “Nutria”, una canzone diversa dalle altre e dietro alla quale c’è tanto lavoro. Ci siamo resi conto che più andiamo avanti con il tempo più ci acculturiamo e miglioriamo, sperimentando cose e suoni nuovi e un filo vocale diverso”.

E allora signore e signori, tose e tosi, il primo appuntamento post-covid con gli Ossi Grossi e la loro nuova musica è fissato giovedì a Susegana, per tutte le altre date basterà consultare i profili Facebook (@ossigrossiband) e Instagram (@ossi_grossi).

 


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