29 novembre 2020

Castelfranco

Ossa umane disseminate sul terreno in bellavista nel cimitero di Castelfranco

Sconvolgente assistere allo spettacolo dei piccioni che banchettano tra le ossa umane

| Leonardo Sernagiotto |

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| Leonardo Sernagiotto |

Ossa in cimitero a Castelfranco

CASTELFRANCO - In uno suo sketch, Natalino Balasso affermava scherzosamente che «il posto fisso non esiste neanche in cimitero». Ci sarebbe da sorridere, se non fosse che la situazione cimiteriale a Castelfranco appare inquietamente preoccupante riguardo il trattamento dei resti dei defunti.

Ci sono giunte segnalazioni sul cimitero del capoluogo che denunciano delle irregolarità sulla gestione delle pratiche di estumulazione, così come previsto dal regolamento di polizia mortuaria. In un settore del cimitero, infatti, dove avvengono i dissotterramenti delle tombe più vecchie, il terreno è disseminato di resti di ossa umane, taluni anche di grandi dimensioni, come pezzi di femore o di altre ossa lunghe.

La zona è quella vicina alla tomba del conte Bolasco. Nel sopralluogo da noi effettuato, abbiamo visto diverse ossa abbandonate in mezzo al terreno, alcune delle quali spuntare come macabri totem dal terreno. Non quindi piccoli frammenti facilmente confondibili con sassi o con resti di piccoli animali, ma veri e propri resti umani alla luce del sole. La questione è quanto mai preoccupante, oltre che per il decoro e il rispetto per i defunti, anche per la concreta possibilità di deturpamento di questi resti da parte di animali, come felini o roditori, data anche la vicinanza al torrente Muson.

L’altra segnalazione riguarda invece il luogo dove avviene la separazione dei resti dell’inumato dalla bara. Esso si trova nei pressi dell’entrata ovest da via Valsugana ed è delimitato da una semplice rete verde. Sono presenti solo una benna e alcuni sacchi speciali. La nostra fonte afferma che questa situazione non è a norma di legge, in quanto il luogo non è completamente cementato e sono assenti sia la cappa aspirante, sia le apposite caditoie di scolo del liquido cadaverico, che altrimenti può percolare attraverso il terreno e raggiungere le falde sottostanti.

In passato sono stati visti gli operatori costretti ad utilizzare motoseghe per l’apertura dei cofani di legno, invece di essere chiamata una ditta specializzata per la macinatura e lo smaltimento del legno, in quanto rifiuto speciale, così come le vesti dei defunti. Capitolo a sé sono le parti in zinco dei cofani, elementi altamente inquinanti per proliferazione batterica, che devono essere anch’essi tagliati con uno strumento apposito (e non con semplici accette o martello) e smaltiti come rifiuto speciale: non possono essere integrati nel circuito del riciclo come altri rifiuti dello stesso materiale.

Una situazione che sembra dunque perdurare da anni e verso la quale non sembra esserci stato il giusto interessamento da parte delle diverse amministrazioni che si sono succedute alla guida di Castelfranco. Si augura che al più presto “l’eterno riposo” sia assicurato ai nostri defunti nel pieno rispetto della dignità dell’essere umano.

 

 

 

 


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Leonardo Sernagiotto

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