17 febbraio 2020

Conegliano

In ospedale col niqab, paura e polemica a Conegliano

Il consigliere Villanova non ci sta: ""Basta con queste porcherie"

Stefania De Bastiani | commenti |

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In ospedale col niqab, paura e polemica a Conegliano

CONEGLIANO - Entra in ospedale con il niqab, ed è subito caos. E’ stata notata, fotografa, postata su Facebook e diventata oggetto di polemiche la donna che ieri si trovava nella sala d’attesa dell’ospedale di Conegliano insieme al marito. Aveva il volto nascosto dal niqab, velo islamico che lascia scoperti solo gli occhi: una mise che ha spaventato i presenti.

Qualcuno ha pensato di immortalare l’immagine con il cellulare e di inviare la foto al consigliere regionale Alberto Villanova, lista Zaia presidente, che da tempo si batte per vietare l’utilizzo di burqa e niqab nei luoghi pubblici.

 

La reazione di Villanova non si è fatta attendere: “Nel 2016 - esordisce il consigliere - è inaccettabile che una persona possa girare in questo modo in un luogo pubblico come un ospedale.
 È una questione di sicurezza, di decoro e di rispetto per il nostro paese. 
Basta con il finto buonismo che permette queste porcherie, nei luoghi pubblici si sta a viso scoperto”. “In Consiglio Regionale - ricorda Villanova - sono già depositati un mio progetto di legge statale e una mozione per mettere fine a questa offesa alla nostra civiltà alla nostra cultura”.

 

Pare che una donna a volto coperto spaventi un sacco i trevigiani: “Li ho visti pure io oggi uscendo dal lavoro - commenta F.L. - posso dire che mi hanno un po ' infastidito, impaurito e soprattutto non gli dovrebbe essere permesso questo abbigliamento”. “Circa un anno fa mi trovavo all' Ulss di Pieve di Soligo con mio nipote di 4 anni che alla vista di una signora così si è messo a piangere”, ricorda D.L., riportando alla memoria l’episodio avvenuto nel 2014 quando nella sede sanitaria pievigina una madre velata aveva portato il proprio figlio a fare il vaccino e, mentre attendeva in sala d’attesa, si è vista arrivare Carabinieri e Polizia che le hanno chiesto identità e documenti.

 

Ieri, a Conegliano, non sono arrivate le forze dell’ordine, ma solo una cascata di commenti sui social da parte di cittadini che non tollerano la presenza di persone che girano col volto coperto nel nostro paese. La donna, comunque, non stava commentando alcun reato. L’articolo 5 della legge 22 maggio 1975, n. 152 infatti dice che “E’ vietato l’uso di caschi protettivi, o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico, senza giustificato motivo”.

E chi indossa il niqab, un motivo, ce l’ha. Giustificato non dai musulmani, ma dalla legge. Nel dicembre 2004 una circolare del Dipartimento della Polizia di Stato ha definito il burqa indossato da alcune donne musulmane un "segno esteriore di una tipica fede religiosa" e una "pratica devozionale”. Il 30 luglio 2005 è stato approvato il Pacchetto Pisanu per migliorare l'azione di contrasto al terrorismo internazionale che includeva "pene severe per chi circola in pubblico con il volto coperto, che si tratti di casco o di burka", ma il successivo 15 agosto il tribunale di Treviso ha emesso una sentenza secondo cui se il burqa è indossato per motivi religiosi non è vietato e quindi non è reato. Posizione peraltro confermata dallo stesso governo nel dicembre del medesimo anno.

 

 

 



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Stefania De Bastiani

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