03 aprile 2020

Montebelluna

Orario ridotto, sala slot ricorre al Tar

Sotto accusa l’ordinanza del sindaco di Montebelluna

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MONTEBELLUNA - A poco più di due mesi dalla firma da parte del sindaco Marzio Favero dell’ordinanza che disciplina l’attività delle sale slot macchine e gli apparecchi di vincita è stato notificato al Comune di Montebelluna il ricorso al Tar presentato da una società che gestisce una sala giochi nel territorio montebellunese. Nel ricorso vengono citate anche l’Ulss 2 Marca Trevigiana e l’Associazione Comuni della Marca Trevigiana. 

 

Il ricorrente contesta la limitazione dell’orario di esercizio che con l’ordinanza da illimitato viene ora concesso nella fascia oraria che va dalle 8.00 alle 22.00. Tra le motivazioni il fatto che, trattandosi di un locale di svago, esso vien più comunemente frequentato nelle ore serali e notturne, ora interdette. Inoltre, la chiusura dalle 22 alle 8 comprime i ricavi della sala giochi e la costringe alla riduzione del personale che attualmente conta 4 dipendenti e alla riduzione dell’indotto relativo alla fornitura e manutenzione degli apparecchi da gioco e per la somministrazione di alimenti e bevande. 

Con il ricorso viene chiesto l’annullamento, previa sospensiva, dell’ordinanza pubblicata lo scorso 26 febbraio ed anche dello schema di Regolamento elaborato dall’Associazione Comuni della Marca Trevigiana approvato dal Comune lo scorso anno e della delibera del giugno 2017 relativa alla mozione del consigliere Carmine Bianco su “ludopatia ed informazione”.  

 

“Io non ritiro l’ordinanza e ci prepariamo a resistere in Tribunale - commenta il sindaco, Marzio Favero -. Sono troppi i segnali di sofferenza che mi vengono sia dai servizi sociali, sia dal territorio nelle famiglie che hanno persone che soffrono di ludopatia. La regolamentazione in questo tipo di attività ci deve essere. Il Consiglio comunale mi ha dato un mandato fondato su un Regolamento che è stato approvato e condiviso con altri comuni ed intendo onorarlo. Avevamo messo in preventivo anche questo tipo di scenario, cioè che qualche privato potesse ricorrere ma c’è una responsabilità verso gli interessi generali della comunità che il Comune è chiamato a tutelare. Il privato no. Ciò che spiace è che sia lo stesso Stato che promuove campagne contro le ludopatie ad autorizzare in via esclusiva questo tipo di attività scaricando ai Comuni il compito di cercare di regolamentare l’accesso alle sale giochi”. 

 

“Chi ha il dovere di amministrare, deve anteporre la salute dei cittadini a qualsiasi altra problematica - conclude il presidente della Commissione Regolamenti, Adalberto Bordin -. Per questo, pur essendo dispiaciuti per la situazione descritta, siamo determinati a resistere in sede di Tribunale amministrativo. Ricordo che il percorso per definire il regolamento di contrasto alle ludopatie è stato lungo e approfondito, ma soprattutto ampiamente condiviso da tutte le forze politiche presenti in Consiglio comunale perché la tematica ha ben poco di politico e molto, purtroppo, di drammatico”.

 

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