06 agosto 2020

Oderzo Motta

Oltre tre settimane di proteste: mottense a Sofia racconta il ” ‘48” bulgaro

| Gianandrea Rorato |

| Gianandrea Rorato |

Oltre tre settimane di proteste: mottense a Sofia racconta il ” ‘48” bulgaro

MOTTA DI LIVENZA - Ben 21 giorni di proteste ininterrotte per chiedere le dimissioni del primo ministro. Ieri sciopero generale culminato col blocco delle strade principali della capitale a partire dal primo pomeriggio. La Bulgaria insorge contro il Governo: bloccato in casa, un mottense sta seguendo gli eventi col cuore in gola. Luca Rossetti, 35 anni, corso di studi all’Università di Verona, esperto in e-commerce e scrittura per il web, ha girato un po’ tutta Europa. Per lavoro oggi vive in Bulgaria. Il Paese in queste tre settimane sta vivendo una crisi istituzionale inedita. Per 20 giorni, tutte le sere, migliaia di manifestanti si riuniscono nel centro di Sofia per chiedere le dimissioni del governo del primo ministro Boyko Borissov e quelle del procuratore della Repubblica Ivan Geshev. Il motivo per cui è iniziata la protesta sono state le perquisizioni da parte della procura nella sede della Presidenza della Repubblica per il coinvolgimento di due consiglieri del presidente Rumen Radev imputati in due processi. Il Capo di Stato l’11 luglio ha chiesto le dimissioni del primo ministro Borissov e del procuratore della Repubblica Geshev accusandoli di “deriva della mafia”.

 

Spiega Luca Rossetti: «Dopo mesi di lockdown e inviti a rimanere a casa, qui a Sofia gli ultimi giorni sono scanditi dal ritmo dei cori in piazza: "Ostavka! Ostavka!" ("A casa! A casa!"). Decine di migliaia di cittadini stanno manifestando da una settimana contro la corruzione e i continui scandali politici. Quarantamila voci che chiedono le dimissioni del Primo Ministro Boyko Borissov e del Procuratore Capo Ivan Geshev». E continua: «Sono ore concitate. Da giorni la gente, di ogni schieramento politico, si dà appuntamento dopo lavoro nella piazza antistante il Palazzo Presidenziale». E continua: «C'è chi ha un paio di cartelli: "Dimissioni" in uno e "Mafia" nell'altro. C'è chi è già finito all'ospedale per scontri con la polizia, ragazzi che studiano all'estero e rientrati in patria a causa delle restrizioni Covid-19 e portati negli ospedali della città con contusioni alla testa, senza che i loro genitori venissero avvisati. Le proteste del 2013 sono andate avanti 13 mesi prima che portassero alle dimissioni dell'esecutivo Oresharski. La settimana scorsa piccolo rimpasto di governo che non ha fatto che ulteriormente esacerbare gli animi. Presi di mira il direttore della televisione pubblica e i politici all'uscita dagli studi televisivi, sotto scorta nel mezzo della notte per sfuggire agli agguati». E ieri ulteriori proteste, culminate con migliaia di persone in marcia per tutta la notte. «In queste ore ho visto i primi accampamenti all'incrocio del Ponte delle Aquile, accesso strategico al centro della città. Finora nessun arresto tra i manifestanti ma a questo punto non è escluso nulla».

 



Gianandrea Rorato

Leggi altre notizie di Oderzo Motta
Leggi altre notizie di Oderzo Motta

Dello stesso argomento

vedi tutti i blog

Grazie per averci inviato la tua notizia

×