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06 dicembre 2022

Treviso

Occupazione, Treviso settima in Italia e prima in Veneto

L’occupazione della Marca Trevigiana ha retto bene all’urto della pandemia

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Occupazione, Treviso settima in Italia e prima in Veneto

TREVISO - L’occupazione della Marca Trevigiana ha retto bene all’urto della pandemia. Treviso ha la migliore performance in Veneto ed è settima a livello nazionale. Ma il prolungamento della guerra in Ucraina e l'amplificazione della crisi energetica potrebbero mettere a rischio il mercato del lavoro. «Siamo preoccupati per le attese sull’occupazione da parte delle imprese», fa sapere Oscar Bernardi, presidente di Confartigianato Imprese Marca Trevigiana.

 

«Il peggioramento è diffuso e più marcato nella manifattura e nei servizi di mercato, meno nelle costruzioni, mentre, in controtendenza, si registra un aumento delle aspettative sul numero degli occupati nel commercio al dettaglio. Purtroppo, le prospettive mettono a rischio lo sforzo fatto dalle imprese per superare lo choc della pandemia», sottolinea il presidente Bernardi. La “resilienza” dell’economia trevigiana è confermata dai dati elaborati dall’ufficio studi dell’Associazione sull’andamento occupazionale tra 2019 e 2021 nella fascia d’età tra i 15 e i 64 anni. Alla fine dell’anno scorso Treviso vantava 391.000 occupati, l’1,7% del totale degli occupati in Italia, dato che colloca la provincia al 10° posto, preceduta solo dalle grandi città e, a livello veneto, al pari con Vicenza e Padova e di poco sotto a Verona (1,8%). Il tasso di occupazione femminile nella Marca Trevigiana è di poco sopra la media nazionale, 43,3% contro 42,2. La forza dell’economia provinciale è confermata analizzando la variazione 2019-2021 del tasso di occupazione: Treviso è 7° in Italia, con un incremento degli occupati del 2,3%, contro una contrazione media nazionale del -0,8%.

 

A livello Veneto, la Marca Trevigiana è stata la migliore, l'unica provincia con segno positivo. La migliore performance si è registrata nell'occupazione femminile, che nel biennio a Treviso è aumentata del 2,9%, ponendo la provincia al 9° posto in Italia, mentre quella maschile ha avuto un incremento più contenuto dell’1,6%. Il tasso di disoccupazione, nel biennio della pandemia, a Treviso si è ridotto del 2,1%. A Treviso, nel biennio, è diminuito anche il tasso di inattività: meno 0,9%. Tutte le altre province veneto hanno, invece, visto aumentare gli inattivi. «Le MPI fino a 49 dipendenti danno il contributo maggiore alla domanda di lavoro», fa notare il presidente Oscar Bernardi.

 

«A fronte di una quota del 65,2% delle entrate, generano il 77,8% dell'aumento assoluto in un anno e risultano più dinamiche nel primo trimestre 2022, con un più 44,4% a fronte di + 32,4% delle restanti imprese con 50 dipendenti e oltre». I dati positivi dell’economia della Marca Trevigiana, tuttavia, non mettono al riparo le imprese dalle tensioni internazionali. «Nell’economia trevigiana pesano e preoccupano l’incertezza sulla durata e l’evoluzione del confitto», mette in guardia il presidente Bernardi, «unita allo schizzare dei costi dell’energia che trascina al rialzo l’inflazione, con pesanti ricadute anche sul potere di acquisto dei dipendenti oltre che delle imprese». Tra i fattori di rallentamento dell’economia, in particolare nella manifattura, sale al 6,1% la quota di imprese la cui produzione e ostacolata dalla scarsità di manodopera, dato mai così alto dal 2014 come e a livello massimo la quota di imprese che segnala di riscontrare ostacoli nella produzione (46,5%). Oltre alla scarsità di manodopera, a pesare è l’insufficienza della domanda, indicata dal 12,9% delle imprese manifatturiere, la carenza di impianti e materiali (17,4%), i vincoli finanziari (1,4%) e altri motivi (19,1%). OT

 


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