20 febbraio 2020

Nord-Est

Nuovo Coronavirus, "al momento non c’è un rischio pandemico, ma lo potrebbe diventare"

L'intervista al virologo Giorgio Palù

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Nuovo Coronavirus,

In Cina i casi di persone contagiate da coronavirus aumentano e si avvicinano velocemente alle 6.000 mentre le persone decedute superano la soglia delle 130. Numeri impressionano perché il contagio ha superato nella Repubblica Popolare quello del 2002-2003 legato alla Sindrome respiratoria acuta grave (Sars), fermatosi a quota 5.327. Per i possibili effetti del cosiddetto coronavirus 2019-nCoV, partito dalla città cinese di Wuhan, la megalopoli da 11 milioni di abitanti, si sta mobilitando la ricerca a livello internazionale. Dall’Università di Padova segue le concitate operazioni il virologo di fama mondiale, il dottor Giorgio Palù, già direttore del Laboratorio regionale di Microbiologia di Padova, ed oggi specialista in oncologia e patologia generale presso la Casa di cura Villa Maria di Padova e Centro di medicina, network di strutture sanitarie private e convenzionate del Veneto.

 

Professor Palù, crede sarà possibile contare a breve su un nuovo vaccino?

Il periodo per produrre un vaccino è normalmente di dieci anni perché deve essere sperimentato nell’efficacia e deve anche essere innocuo. Anche se per alcune emergenze come quella dell’ebola dell’Africa occidentale sono stati utilizzati, per ragioni etiche, dei vaccini che comunque erano già stati testati in precedenza. In questo caso quindi non possiamo parlare ancora di vaccino ma di misure di controllo epidemico e di prevenzione igienico-sanitaria (misure di protezione, disinfezione, isolamento, quarantena) e sociali.

 

Al momento quindi come viene fermata la diffusione?

Non conosciamo le dimensioni dell’epidemia. Sappiamo che le autorità cinesi stanno mettendo in pratica una vecchissima procedura di igiene e sanità pubblica, la quarantena, introdotta per la prima volta all’epoca della Repubblica di Venezia per limitare la peste con la creazione dei lazzaretti. Attorno a questa ci sono già diverse polemiche ma non ci sono altre misure immediate.

 

Oltre alla Cina si parla anche di almeno altri 10 paesi nel mondo. Cosa la preoccupa di più?

Conosciamo la sequenza di 6/7 genomi che lo accomunano al virus della SARS e ancora di più al virus del pipistrello che nel 2002 le diede origine. Tuttavia, basandoci su quello che riportano le autorità cinesi, il rapporto tra infetti e deceduti indica che la mortalità è più bassa, mortalità del 2-3% contro il 10% della SARS. Un virus con queste caratteristiche rischia di diffondersi maggiormente perché sopravvivere insieme alla persona e quindi può vivere più a lungo, causando un forte impatto sulla vita lavorativa e sociale delle persone, oltre all’impatto su strutture sanitarie ed ospedali.

 

Quanti virus conosciamo ad oggi?

Sono 7 i virus che hanno infettato gli umani. 4 sono gli alfa corona virus che sono quelli del raffreddore; la SARS del 2002, la MERS del 2012 e tra 2019 e 2020 questo nuovo coronavirus. Le poche informazioni disponibili al momento sulla trasmissione all'uomo di questo virus rappresentano un altro elemento di preoccupazione. Ad esempio non conosciamo ancora l’animale che ha fatto da tramite tra il pipistrello e l’uomo. In sostanza manca l’identità dell’ospite intermedio, fondamentale per studiare il virus.

 

Cosa possiamo raccomandare ai nostri concittadini in questa fase allarmati dall’informazione generale?

Si tratta di una polmonite virale, un’infezione delle vie respiratorie profonde differente quindi dall’influenza che solitamente colpisce le prime vie respiratorie, quali faringe, laringe, trachea. Si accompagna a stati febbrili gravi e può avere un periodo di incubazione anche di dieci giorni. Il virus tuttavia non è libero nell’aria e per trasmettersi necessita di un vettore, come le goccioline di aerosol, il contagio delle mani, la vicinanza della persona contagiata. Pertanto è fondamentale attenersi alle più semplici ma efficaci misure igieniche per evitare l’infezione respiratoria. Lavarsi le mani e fare attenzione ai contatti. Se si sospettano i sintomi è fondamentale rivolgersi alle strutture sanitarie cittadine, al proprio medico. Anche qui a Villa Maria sono disponibili tutti gli strumenti per valutare la situazione ed indirizzare il paziente verso un’adeguata assistenza.

 

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